D'ora in poi d'ora in poi / lo vogliamo solo noi.
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21.1.11
3.8.10
Cose che non ti fanno dormire la notte
In momenti come questo, ci vorrebbe un netbook. Si dovrebbe scrivere stando semiseduti nel letto tra un par di cuscini. Ci vorrebbe, insomma, una postura intrinsecamente rassicurante, un po' fetale. In alternativa, ci vorrebbe una sigaretta, come un tizzone ardente da potere brandire alla bisogna.
Oggi alle 18 ho l'ultimatum-casa. E se non fosse cosa convulsa non starei qui a quest'ora dopo essermi rivoluzionato sul materasso per un'ora abbondante.
Anche perché ho fatto gli incubi. Me la sono un po' sognata. Lei. La suora mancata.
Mettiamola così: l'aspetto più inquetante della faccenda è questa storia che siccome lo scaldabagno è stravecchio allora s'accende due giorni la settimana perché sennò la bolletta schizza sopra i 200€ - e me lo dice bolletta alla mano. E la padrona non lo cambierà mai. L'altro aspetto terribilmente inquietante della faccenda è la foto della militaressa teutone popputissima e testa-alta petto-in-fuori che Lei tiene incorniciata in camera in una specie di collage di militari e militaresse. Un collage celebrativo, esteticamente all'incrocio tra un album di West Point, il monumento all'operaio e alla contadina de noartri e la foto-ritratto di un militare cinese. Roba da ictus al nervo ottico.
Poi ovviamente ci sono due madonnine, un crocifisso e il padrepio con immancabile ramoscello d'ulivo. E, ovviamente, il fatto che sia una messinese che si sforza con tutta se stessa di non avere alcun accento, con il risultato che ti sembra di parlare con la voce incarnata dell'annunciatrice ferroviaria di Messina Centrale.
Inoltre, mi ricorda mia cugina: una cattolica virgo tremens con la tendenza a confondere Bush e Bin Laden.
Infine, si muove come una tizia che vidi una mattina di ottomila anni fa su "A Sua immagine" e il cui sorriso faceva sembrare spontaneo quello di $ilvio. Ma in effetti non era proprio un sorriso, era più la smorfia di dolore che fai quando il mignolo del tuo piede incontra uno spigolo tagliente e non puoi assolutamente infrangere il silenzio del teatro in cui ti trovi, if you know what I mean. Quando la vidi, questa tizia, dicisi di infliggerne la visione ad un caro amico - era domenica mattina, ci stava bene. Ora, se esistesse una giustizia divina di tipo contributivo, ecco che mi sarebbe restituita la mia pena. Ma temo che, se dio, come pare, è democristiano, allora la giustizia divina è di tipo retributivo e pertanto negli anni devo avere maturato gli scatti di anzianità.
Inoltre, questa cattomilitarista che lavora a nero la mattina in un bar ha avuto il compito di scegliere anche gli altri futuri coinquilini, dei quali non è dato sapere nulla, a parte che sono ingegneri.
La cucina va rifatta ma non si sa quand'è che la vedremo rifatta.
Il bagno è nuovo.
La lavatrice è nuova.
C'è la verandina - da scartavetrare e riverniciare, ma c'è.
Con le piante. Effetto serra. Buono anche per l'inverno. A Lei le piante stanno un po' sul culo. Credo che sia perché danno l'impressione di sporcare.
La camera è circa 4x4. Ed è l'unica isolata, che non "confina" con le camere degli altri coinquilini. E non dà sulla strada. Il pavimento, però, è di graniglia bianca, nera e verde-dentifricio. Quello che ci stava prima - e che ora sposa l'altra ex-inquilina - ha comprato e costruito un'edizione a fascicoli della corazzata Bismarck. Ma tipo lunga un metro e quaranta.
La casa è vicino la stazione. Decisamente centrale, ottima per i miei percorsi-tipo.
Lei non cucina. Mai. Sfrutta il bar.
Lei vive soffrendo: docce anche fredde, sveglia presto da anni per un lavoro a nero, fratello viene a trovarla due giorni al mese - sarà lui il militare? Una psicologia elementare e crudele alla Genet vorrebbe Lei innamorata del fratello. E invidiosa dell'amica con la quale divideva l'appartamento perché s'è accaparrata l'inquilino maschio quando è arrivato (che era un sardo anche bruttino). Ma non credo alla psicologia crudele alla Alberoni. Fra l'altro, Lei fuma. Il che, ammettetelo, stona terribilmente. Fuma Camel gialle. Lei fa economia su tutto ma ha mandato in fumo due sigarette in un amen. Ne ha seccate due in quaranta minuti. E tratta il suo meccanico come fosse il suo leccapiedi. Inoltre, adora il fatto che io parli francese. Siccome credo nella psicologia spicciola e acida finocchia, è una lesbica intrappolata nella mente di Claudia Khol.
La settimana scorsa era ad Assisi. Tipo in pellegrinaggio. Adora la Provenza, ma secondo me l'ha vista di passaggio andando a Lourdes. Ha studiato tedesco. Ha sigillato l'intercapedine tra un pensile della cucina e la parete con dei giornali conficcati lì. Secondo me sono riviste pornografiche samizdat stampate a Cracovia per il progredito pubblico femminile dei paesi allora sovietici.
In effetti, tra i vantaggi della casa non è da escludere il fatto che ho un intero, immenso nuovo argomento per il blog. Che forse rischia di trascinarmi nella misoginia. Più due potenziali sorprese. Tre se includiamo la padrona, proprietaria di vari appartamenti e taccagna come un lucchese. Insomma, roba da TheDutchess.
Neomi, se stasera pronuncio il fatidico "sì" sei precettata a cena una sera verso metà settembre.
Oscar, il tuo suggerimento potrebbe rivelarsi profetico. Ma se mi vuoi anche solo un po' bene, mi aspetto alloggio a Roma tutte le prossime volte che capiterò da quelle parti.
Ce la posso fare. Avrò bisogno di tutto il vostro supporto mediatico.
28.6.10
Lettera aperta ai miei coinquilini
Care,
come forse avrete notato, mamma da qualche settimana ha un lavoro e trascorre moltissime ore fuori casa. Quando torna, inoltre, spesso è stanca.
Siccome oramai siete cresciute e presto, si spera, andrete a vivere da sole, è opportuno che vi ricordi alcune norme fondamentali non per essere delle brave casalinghe, ma per alleviare le terribili sofferenze alle quali comunque saranno sottopost_ quant_ decideranno di stare al vostro fianco in futuro.
Iniziamo da alcuni chiarimenti terminologici:
- "pulire la cucina" non significa riporre le stoviglie asciutte e togliere le briciole dal tavolo. Queste due azioni, separatamente, si chiamano "rassettare" e "spolverare". Aumentare il numero di superfici che spazzolate o spolverate, aggiungendo ripiani, mobili e i pomelli dei pensili, è sempre spolverare.
Avrete effettivamente pulito la cucina quando avrete spazzato in terra e poi passato il mocio.
Di solito per spazzare in terra è utile spostare le sedie. Inoltre, il carrello con i taglieri è dotato di ruote: portarlo in corridoio per far sì che si possa pulire anche accanto al secchio della monnezza non dovrebbe risultarvi eccessivamente faticoso.
Lo so, siete marxisti e amate la lotta. Siete anche antisviluppisti e anzi siete per la decrescita, quindi biologico quand'è possibile. Ma le orde di formiche e scarafaggi che si nutrono dei residui di cibo accumulati negli angoli non possono, in alcun modo, ve lo garantisco, essere rubricate alla voce "lotta biologica". Anche perché le muffe che poi ci crescono sopra prendono il sopravvento e ci egemonizzano. E quantunque il loro colore possa ricordare certe uniformi sovietiche, la tendenza delle muffe a sfruttare l'ospite fino all'osso indica chiaramente che il loro trionfo non coinciderebbe in alcun modo con il socialismo reale.
- Mi è assai chiaro che a voi i bicchieri stanno particolarmente antipatici. È infatti noto che qualsiasi recipiente per l'acqua più piccolo di una tazza da noi stenta a sopravviere, con difficoltà simili a quelle che incontrano i cristalli quando nei paraggi c'è il proverbiale pachiderma - e non sto in alcun modo facendo riferimento alle vostre forme aggraziate. Ma "sparecchiare" non è verbo che abbia in alcun modo nessi con la simpatia, chiaro? Quindi ad esempio le tazzine del caffè e i bicchieri del pranzo, benché io li possa anche gradire come prova del fatto che avete mangiato e non vi siete trascurate, sarebbe opportuno farli almeno arrivare al lavello {tanto poi restano lì e vi garantisco che apprezzo lo stesso}.
- Luca, tesoro, la TUA tazzina, quella che ci manderà tutti in bancarotta per quanto zucchero metti nel caffè, necessita terribilmente di essere messa nel lavello e magari inumidita un po'. Te l'ho ripetuto privatamente spesso, speriamo che in pubblico funzioni: LO ZUCCHERO NON EVAPORA, è inutile che ripeti l'esperimento tutte le mattine. Quel bastardo sta lì e solidifica in un crostone di zucchero misto a caffè. Verso le 19.55, quando voglio cucinare e devo prima lavare, la cosa è sommamente irritante - e se finora non ho mai provato a lavarla con il tuo sangue è perché so che ci devi avere tanto di quello zucchero in vena che le cose potrebbero solo peggiorare. Ma per sfinimento potrei fare comunque un tentativo.
- I sacchetti della spazzatura sono sacchetti della spazzatura. Non cornucopie. Inoltre, a differenza di una cornucopia, un sacchetto della monnezza traboccante non presagisce niente di buono.
- I cassonetti sono in via dell'aeroporto, oltre la banca e prima della gelateria*. NON accanto alla porta di casa.
*sì, li hanno spostati; lo so, non ve ne siete accorti.
- Lasciatevelo dire: il vostro interesse per il collezionismo maschera chiaramente una forma patologica di horror vacui. Se proprio non volete speraravi dai turaccioli del vino, dalle confezioni di lenti a contatto e, soprattutto, dagli onnipresenti pacchetti di sigarette iscariotamente vuoti, almeno provate a disporli elegantemente insieme. O comunque insieme - anche poco elegantemente. Al di là del dubbio gusto, infatti, collocarli in ogni interstizio vagamente idoneo, tipo lo spazio tra i vasetti di spezie o quell'angolo così inspiegabilmente attraente tra il barattolo dello yogurt e il microonde, è proprio una rottura di coglioni. Tanto oramai siete maggiorenni e vi posso dire la verità: l'uomo nero non esiste, e non cercherà di sbucare da lì dietro. Quindi è inutile che tappiate tutti gli spazi con quei minchia di pacchetti di sigarette!!!
- No, lasciarli sul tavolo non è la soluzione. L'uomo nero è dentro ai pacchetti di sigarette vuoti. E il modo migliore di liberarsene è schiacciarli e buttarli con la carta.
- Non mi è ancora ben chiaro che tipo di relazione intratteniate con la tovaglia. Non la usiamo mai, tranne che quando abbiamo ospiti. E dopo che la si usa resta lì, come se non potessimo sostenere la vista di un tavolo svestito. Poi improvvisamente scompaiono perché Gianlu deve soddisfare il bisogno irrefrenabile di sciogierle in candeggina. Vi prego di interrogarvi su questo tema e fornirmi qualche indizio affinché io capisca.
- E per concludere il quadro psichiatrico, vi inviterei a prendere seriamente in considerazione il disturbo estetico che vi porta a confondere i barattoli e le bottiglie. Mamma usa i barattoli per metterci dentro caponate, marmellate e preparazioni varie. Ma siccome non distillo liquori le bottiglie di vino è inutile che le conserviate. Il dramma è che quando inizio a fare conserve improvvisamente qualsiasi cosa di vetro viene immediatamente considerata riciclabile. Sì che sono ingrassato, ma non mi si può ancora scambiare per un'isola ecologica, diamine!
- Benché le recenti finanziarie possano avervi indotti a credere il contrario - la qual cosa mi stupirebbe comunque non poco, viste le vostre competenze in economia - le bollette non si pagano da sole. Né evaporano.
- Ma le tazze usate e poi schierate quotidianamente sul bordo del lavello sono messe lì in punizione? Se sì, la vostra è una forma animismo domestico? Giocate a fare la maestra severa con le tazze? Le mettete in riga perché volete fare gli ufficiali? Se no, quale disturbo vi impedisce di metterle dentro?
- Gianluca, tesoro, io apprezzo molto i tuoi sforzi e le tue capacità culinarie. Sono sinceramente soddisfatto, come madre, delle tue preparazioni. Mi si riempie il cuore di gioia quando addirittura riesci a lavare la cucina dopo avere cucinato. Il fatto che però il piatto o la teglia dove stava quello che hai cucinaro resti sudicio fino all'utilizzo successivo è un dispetto?
Ah, magari quando metti il sesamo, per favore, chiedi e ti si dà una mano: lo spargimento con tremarella dà esiti sorprendenti. E tutti gli esiti sorprendenti si stanno lentamente accumulando sotto la lavatrice.
- Sebbene io comprenda quanto la cosa possa apparire ai vostri occhi degradante e svilente, purtroppo il nostro bagno non si trova in una dépendace. Bensì è parte della casa. Quindi, dopo avere realizzato che quando ne varcate la soglia non vi state in realtà teletrasportando chissà dove ma, appunto, ne state solo varcando la soglia, potreste anche valutare l'ipotesi di lavarlo. A tale proposito, io capisco pienamente la finezza di questa mise en abyme, ma la vasca da bagno non è, a sua volta, un'extradimensionalità nell'extradimensionalità, quindi quando pulite i sanitari dovreste pulire anche quella.
Poscritto sulla vasca: non pretendo che puliate la tenda, per carità, non sia mai. Ma se ogni volta che finite di farvi la doccia raccogliete la tenda come se per uscire dalla vasca vi ci volessero tutti i due metri di spazio - cos'è, una disciplina olimpica? fate l'uscita carpiata con un avvitamento e mezzo? - e poi non la lavate mai, finisce che crescono le muffe anche lì. Che poi è esattamente il motivo per cui lo scrivente passa periodicamente a tendere la tenda. Perché, a differenza dello zucchero e delle bollette, l'acqua EVAPORA, quindi la tenda s'asciuga. E voi avete mai visto le muffe crescere all'asciutto?
(No Luca, quelli sono cactus)
- Ma i pacchi di pasta aperti in cima al pensile di Gianluca, dove le tarme stanno banchettando e moltiplicandosi come mormoni nello Utah, sono un ricordo di quando c'era la Virgi? Io li ho notati solo stasera, ma ho un terribile presentimento - e no, col cazzo che li tolgo: con il nugolo di bestiacce se la vede uno di voi, mamma ha da lavorare e si stanca a salire sin lassù.
- Per quanto tentiate, nessuna delle muffe che si sviluppano sui cibi abbandonati in frigo evolverà mai in uno psicanalista di fiducia col quale parlare nei momenti di solitudine. Il vostro esperimento è viziato all'origine: uno psicanalista, notoriamente, è qualche scalino evolutivo al di sotto di quello delle muffe. Quindi nessuna evoluzione può portare ad uno psicanalista. Quelli circolanti sono infatti veri e propri fossili viventi, tipo gli squali - in una parentela che si rende evidente nelle loro tariffe. Perciò non vi chiedo lo sforzo di buttare i vegetali in avanzato stadio di ammuffimento, ma vi incito a maggiore prigrizia affinché compriate meno.
- Luca, Elisa ha una lavatrice, noi no. Vedi tu dov'è che ha più senso sfogarsi lavando i piatti (e rompendo i bicchieri).
- Nel bagno basta entrarci. Non è necessario fare irruzione.
- E viceversa quando uscite.
- Perché quando io mi chiudo in bagno uso la chiave e voi invece sbarrate un chiavistello arrugginito? E, soprattutto, ma dove minchia è 'sto chiavistello?!
- La vostra passione per gli esperimenti si arresta inspiegabilmente davanti al fischio della manopola dell'acqua fredda del lavandino del bagno. Perché? Davvero, perché? Quanto tempo ci metterete ad accorgervi che quando parte quello stridore infernale non riuscirete a ridurlo chiudendo un po' il rubinetto? Infatti - vi svelo il segreto - quando chiudete un po', il rumore si fa solo più acuto, quindi più insopportabile. Basta invece che apriate di più, e poi chiudete. È facile, lo giuro. È bastato sperimentare un po'. O voi fate esperimenti solo con le muffe?
Infine, vorrei ricordare un caro estinto - per lo meno estinto nella vostra percezione. Quella cosa che calpestate quotidianamente quando entrate e uscite di casa e quando vi spostate da una stanza all'altra, meglio nota come corridoio, non ha meno dignità delle altre stanze solo perché non è teatro dei vostri amplessi. E anche lui, ogni tanto, vuole essere scopato.
Con affetto,
mamma
come forse avrete notato, mamma da qualche settimana ha un lavoro e trascorre moltissime ore fuori casa. Quando torna, inoltre, spesso è stanca.
Siccome oramai siete cresciute e presto, si spera, andrete a vivere da sole, è opportuno che vi ricordi alcune norme fondamentali non per essere delle brave casalinghe, ma per alleviare le terribili sofferenze alle quali comunque saranno sottopost_ quant_ decideranno di stare al vostro fianco in futuro.
Iniziamo da alcuni chiarimenti terminologici:
- "pulire la cucina" non significa riporre le stoviglie asciutte e togliere le briciole dal tavolo. Queste due azioni, separatamente, si chiamano "rassettare" e "spolverare". Aumentare il numero di superfici che spazzolate o spolverate, aggiungendo ripiani, mobili e i pomelli dei pensili, è sempre spolverare.
Avrete effettivamente pulito la cucina quando avrete spazzato in terra e poi passato il mocio.
Di solito per spazzare in terra è utile spostare le sedie. Inoltre, il carrello con i taglieri è dotato di ruote: portarlo in corridoio per far sì che si possa pulire anche accanto al secchio della monnezza non dovrebbe risultarvi eccessivamente faticoso.
Lo so, siete marxisti e amate la lotta. Siete anche antisviluppisti e anzi siete per la decrescita, quindi biologico quand'è possibile. Ma le orde di formiche e scarafaggi che si nutrono dei residui di cibo accumulati negli angoli non possono, in alcun modo, ve lo garantisco, essere rubricate alla voce "lotta biologica". Anche perché le muffe che poi ci crescono sopra prendono il sopravvento e ci egemonizzano. E quantunque il loro colore possa ricordare certe uniformi sovietiche, la tendenza delle muffe a sfruttare l'ospite fino all'osso indica chiaramente che il loro trionfo non coinciderebbe in alcun modo con il socialismo reale.
- Mi è assai chiaro che a voi i bicchieri stanno particolarmente antipatici. È infatti noto che qualsiasi recipiente per l'acqua più piccolo di una tazza da noi stenta a sopravviere, con difficoltà simili a quelle che incontrano i cristalli quando nei paraggi c'è il proverbiale pachiderma - e non sto in alcun modo facendo riferimento alle vostre forme aggraziate. Ma "sparecchiare" non è verbo che abbia in alcun modo nessi con la simpatia, chiaro? Quindi ad esempio le tazzine del caffè e i bicchieri del pranzo, benché io li possa anche gradire come prova del fatto che avete mangiato e non vi siete trascurate, sarebbe opportuno farli almeno arrivare al lavello {tanto poi restano lì e vi garantisco che apprezzo lo stesso}.
- Luca, tesoro, la TUA tazzina, quella che ci manderà tutti in bancarotta per quanto zucchero metti nel caffè, necessita terribilmente di essere messa nel lavello e magari inumidita un po'. Te l'ho ripetuto privatamente spesso, speriamo che in pubblico funzioni: LO ZUCCHERO NON EVAPORA, è inutile che ripeti l'esperimento tutte le mattine. Quel bastardo sta lì e solidifica in un crostone di zucchero misto a caffè. Verso le 19.55, quando voglio cucinare e devo prima lavare, la cosa è sommamente irritante - e se finora non ho mai provato a lavarla con il tuo sangue è perché so che ci devi avere tanto di quello zucchero in vena che le cose potrebbero solo peggiorare. Ma per sfinimento potrei fare comunque un tentativo.
- I sacchetti della spazzatura sono sacchetti della spazzatura. Non cornucopie. Inoltre, a differenza di una cornucopia, un sacchetto della monnezza traboccante non presagisce niente di buono.
- I cassonetti sono in via dell'aeroporto, oltre la banca e prima della gelateria*. NON accanto alla porta di casa.
*sì, li hanno spostati; lo so, non ve ne siete accorti.
- Lasciatevelo dire: il vostro interesse per il collezionismo maschera chiaramente una forma patologica di horror vacui. Se proprio non volete speraravi dai turaccioli del vino, dalle confezioni di lenti a contatto e, soprattutto, dagli onnipresenti pacchetti di sigarette iscariotamente vuoti, almeno provate a disporli elegantemente insieme. O comunque insieme - anche poco elegantemente. Al di là del dubbio gusto, infatti, collocarli in ogni interstizio vagamente idoneo, tipo lo spazio tra i vasetti di spezie o quell'angolo così inspiegabilmente attraente tra il barattolo dello yogurt e il microonde, è proprio una rottura di coglioni. Tanto oramai siete maggiorenni e vi posso dire la verità: l'uomo nero non esiste, e non cercherà di sbucare da lì dietro. Quindi è inutile che tappiate tutti gli spazi con quei minchia di pacchetti di sigarette!!!
- No, lasciarli sul tavolo non è la soluzione. L'uomo nero è dentro ai pacchetti di sigarette vuoti. E il modo migliore di liberarsene è schiacciarli e buttarli con la carta.
- Non mi è ancora ben chiaro che tipo di relazione intratteniate con la tovaglia. Non la usiamo mai, tranne che quando abbiamo ospiti. E dopo che la si usa resta lì, come se non potessimo sostenere la vista di un tavolo svestito. Poi improvvisamente scompaiono perché Gianlu deve soddisfare il bisogno irrefrenabile di sciogierle in candeggina. Vi prego di interrogarvi su questo tema e fornirmi qualche indizio affinché io capisca.
- E per concludere il quadro psichiatrico, vi inviterei a prendere seriamente in considerazione il disturbo estetico che vi porta a confondere i barattoli e le bottiglie. Mamma usa i barattoli per metterci dentro caponate, marmellate e preparazioni varie. Ma siccome non distillo liquori le bottiglie di vino è inutile che le conserviate. Il dramma è che quando inizio a fare conserve improvvisamente qualsiasi cosa di vetro viene immediatamente considerata riciclabile. Sì che sono ingrassato, ma non mi si può ancora scambiare per un'isola ecologica, diamine!
- Benché le recenti finanziarie possano avervi indotti a credere il contrario - la qual cosa mi stupirebbe comunque non poco, viste le vostre competenze in economia - le bollette non si pagano da sole. Né evaporano.
- Ma le tazze usate e poi schierate quotidianamente sul bordo del lavello sono messe lì in punizione? Se sì, la vostra è una forma animismo domestico? Giocate a fare la maestra severa con le tazze? Le mettete in riga perché volete fare gli ufficiali? Se no, quale disturbo vi impedisce di metterle dentro?
- Gianluca, tesoro, io apprezzo molto i tuoi sforzi e le tue capacità culinarie. Sono sinceramente soddisfatto, come madre, delle tue preparazioni. Mi si riempie il cuore di gioia quando addirittura riesci a lavare la cucina dopo avere cucinato. Il fatto che però il piatto o la teglia dove stava quello che hai cucinaro resti sudicio fino all'utilizzo successivo è un dispetto?
Ah, magari quando metti il sesamo, per favore, chiedi e ti si dà una mano: lo spargimento con tremarella dà esiti sorprendenti. E tutti gli esiti sorprendenti si stanno lentamente accumulando sotto la lavatrice.
- Sebbene io comprenda quanto la cosa possa apparire ai vostri occhi degradante e svilente, purtroppo il nostro bagno non si trova in una dépendace. Bensì è parte della casa. Quindi, dopo avere realizzato che quando ne varcate la soglia non vi state in realtà teletrasportando chissà dove ma, appunto, ne state solo varcando la soglia, potreste anche valutare l'ipotesi di lavarlo. A tale proposito, io capisco pienamente la finezza di questa mise en abyme, ma la vasca da bagno non è, a sua volta, un'extradimensionalità nell'extradimensionalità, quindi quando pulite i sanitari dovreste pulire anche quella.
Poscritto sulla vasca: non pretendo che puliate la tenda, per carità, non sia mai. Ma se ogni volta che finite di farvi la doccia raccogliete la tenda come se per uscire dalla vasca vi ci volessero tutti i due metri di spazio - cos'è, una disciplina olimpica? fate l'uscita carpiata con un avvitamento e mezzo? - e poi non la lavate mai, finisce che crescono le muffe anche lì. Che poi è esattamente il motivo per cui lo scrivente passa periodicamente a tendere la tenda. Perché, a differenza dello zucchero e delle bollette, l'acqua EVAPORA, quindi la tenda s'asciuga. E voi avete mai visto le muffe crescere all'asciutto?
(No Luca, quelli sono cactus)
- Ma i pacchi di pasta aperti in cima al pensile di Gianluca, dove le tarme stanno banchettando e moltiplicandosi come mormoni nello Utah, sono un ricordo di quando c'era la Virgi? Io li ho notati solo stasera, ma ho un terribile presentimento - e no, col cazzo che li tolgo: con il nugolo di bestiacce se la vede uno di voi, mamma ha da lavorare e si stanca a salire sin lassù.
- Per quanto tentiate, nessuna delle muffe che si sviluppano sui cibi abbandonati in frigo evolverà mai in uno psicanalista di fiducia col quale parlare nei momenti di solitudine. Il vostro esperimento è viziato all'origine: uno psicanalista, notoriamente, è qualche scalino evolutivo al di sotto di quello delle muffe. Quindi nessuna evoluzione può portare ad uno psicanalista. Quelli circolanti sono infatti veri e propri fossili viventi, tipo gli squali - in una parentela che si rende evidente nelle loro tariffe. Perciò non vi chiedo lo sforzo di buttare i vegetali in avanzato stadio di ammuffimento, ma vi incito a maggiore prigrizia affinché compriate meno.
- Luca, Elisa ha una lavatrice, noi no. Vedi tu dov'è che ha più senso sfogarsi lavando i piatti (e rompendo i bicchieri).
- Nel bagno basta entrarci. Non è necessario fare irruzione.
- E viceversa quando uscite.
- Perché quando io mi chiudo in bagno uso la chiave e voi invece sbarrate un chiavistello arrugginito? E, soprattutto, ma dove minchia è 'sto chiavistello?!
- La vostra passione per gli esperimenti si arresta inspiegabilmente davanti al fischio della manopola dell'acqua fredda del lavandino del bagno. Perché? Davvero, perché? Quanto tempo ci metterete ad accorgervi che quando parte quello stridore infernale non riuscirete a ridurlo chiudendo un po' il rubinetto? Infatti - vi svelo il segreto - quando chiudete un po', il rumore si fa solo più acuto, quindi più insopportabile. Basta invece che apriate di più, e poi chiudete. È facile, lo giuro. È bastato sperimentare un po'. O voi fate esperimenti solo con le muffe?
Infine, vorrei ricordare un caro estinto - per lo meno estinto nella vostra percezione. Quella cosa che calpestate quotidianamente quando entrate e uscite di casa e quando vi spostate da una stanza all'altra, meglio nota come corridoio, non ha meno dignità delle altre stanze solo perché non è teatro dei vostri amplessi. E anche lui, ogni tanto, vuole essere scopato.
Con affetto,
mamma
29.9.09
Chattatio benzodiazepiniensis ]hommage à L'Impero[
Da: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 22:59
Il: 29. Sep. 2009 - 22:59
vai all 'ikea' domani sera? P
io starò qui a pisa, mi dividerò tra il salvataggio di vite umane e lo scempio della pubblica morale :)
A: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:02
io starò qui a pisa, mi dividerò tra il salvataggio di vite umane e lo scempio della pubblica morale :)
A: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:02
direi che con l'inizio dei respingimenti oramai non c'è distinzione tra il salvataggio di vite umane e lo scempio della pubblica morale
(questa la puoi usare come headline, se vuoi)
Da: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:05
(questa la puoi usare come headline, se vuoi)
Da: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:05
nooo, che figata!! in effetti si, è la frase del mese, o dell anno forse . .
ma chi la capirà?
A: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:08
ma chi la capirà?
A: zy_pre_xa Nulla
Il: 29. Sep. 2009 - 23:08
vabbe', per non sprecarla pubblico questo scambio di battute sul blog, ok?
12.9.09
Un'illuminazione
Adesso ho capito esattamente cosa diavolo intende David Foster Wallace ogni volta che parla di "cinismo da East Coast".
E mi chiedo cos'ha fatto 'sta top manager di diverso da una Silvia Baraldini (a parte usare più soldi e con fini nettamente meno idealistici/ideologici).
Sarò banale, ma io basisco.NEW YORK - Per festeggiare l'anniversario del crac che fece tremare il mondo, la top manager della banca Wells Fargo, Cheronda Guyton, ha avuto un'idea originale. Ha organizzato un party sontuoso dentro una villa di Malibu da 12 milioni di dollari. Pignorata a un cliente rovinato dal truffatore Bernie Madoff. (da qui)
E mi chiedo cos'ha fatto 'sta top manager di diverso da una Silvia Baraldini (a parte usare più soldi e con fini nettamente meno idealistici/ideologici).
- anche se la Wells Fargo ha sede nella West Coast
13.8.09
-11 Post a vanvera (sei sempre a un link dalla solita lurida checca)
Prima o poi pubblicherò un libro di racconti per il solo gusto di intitolarlo "Il libro omonimo", così ogni volta che verrà citato il racconto, non so, "Giacomo Bonfiglio, musicista" diranno che è tratto dal libro omonimo, e la gente penserà che io abbia scritto tanti libri quanti racconti.
Lo so, l'hanno già fatto i Powerillusi con un CD, ma appparte che chi siano i Powerillusi lo sappiamo solo io e le Sorelle Bandiera, va detto che con i libri di racconti il trucco funziona meglio, perché i libri di racconti prendono spesso il titolo da uno dei racconti ivi contenuti.
Premessa questa impellente astrominchiata su cui meditavo sotto gli oleandri rosa che mi separano dalla coop (*), passiamo a un'altra.
Sempre per la serie frammenti di autoanalisi, oggi riflettiamo sul drammatico fallimento sociale dello scrivente e sulla sua drammatica e perversa repulsione per qualsiasi cosa abbia a che fare con la riconoscibilità, la tracciabilità, la ripercorribilità e in definitiva quell'ingrediente chiave del successo nel mondo capitalista che è l'autorialità.
Oggi, care le mie siculotte {scusate, Zero ha i sorcini, Scotti le letterine, anellidifumo gli anellidi, vorrei capire perché non posso avere delle fantastiche siculotte [madonna avrà i madonnari? no, perché i groupies di madonna si chiamano froce(***) under25inside™ (e anche outside giacché, come per la sacra sindrome, solo lo studio dei pollini fossili intrappolati tra le pieghe dei loro villi rettali potrà fornire indizi utili a collocarle nel tempo - sempre che altri indizi non rivelino che quando parlano della loro ex-amica Elisabeth intendono proprio Elisabetta Prima, "ex-" solo in quanto cadavere, perché loro non ci hanno mai litigato: non c'era msn!)]} oggi, dicevo... ma secondo voi, visto che ho così tante personalità, quando mi interrompo ho il diritto/dovere di arrabbiarmi con qualcuno?
Insomma siculotte mie, oggi si fa sociologia improvvisata da quattro soldi. In breve, la storia è che stavo esplorando il significato di questo messaggio inquietante che mi appare sulla bacheca di Blogger e che dice che ho un lettore fisso. Trattasi di Oscar. Navigo un po' gli altri blog di cui Oscar è un lettore fisso, e bon, morta lì.
Senonché poi leggo anche i commenti all'ultimo post di finOcchio e, a parte il solito larvotto, clicco su questo Gipris, e pare che sia un niuiorchese. Senonché clicco sul profilo sperando di vedere un po' meglio la foto di 'sto tizio che mi era parso discreto (frattento avevo scoperto che sta a Firenze) e ci trovo che ha due amici, di cui uno è uno dei blogger seguiti da Oscar, tale Marmoezucchero.
Il mondo è piccolo e le froce che si leggono a vicenda online sono sempre le stesse. You're just one click away from the closest queer. Non si scappa. All'epoca di TheDutchess mi trovai a scoprire il blog del fu nadir-motel, da cui poi esseri virtuali a cascata, in una struttura quasi chiusa che partendo da VanityHair e passando per senhal e insy_loan (che linka marmoezucchero) arriva a larvotto (che ha un trombi come goodasyou e che linka elfobruno, castellidirabbia, un cacciatore di orsi fiorentino che si chiama labinero e ha profili sconci in tutti i siti di profili sconci, e il solito marmoezucchero) e il fu alebino, tornando su anellidifumo, che poi è il blog preferito della bidella del forum di gay.tv. Praticamente tutti costoro linkano finOcchio, che li linka a sua volta. E goodasyou linka los tres novios che linka gattopesce che è linkato da VanityHair, che mi aveva intravisto in qualche commento a nadir_motel e aveva preso a commentarmi fisso ma con il quale ci siamo persi di vista quando ho dismesso i panni di TheDutchess - che, per chi se lo sta chiedendo cercando da qualche giorno cose come "dutchess vocabolario" e affini, è un'inesistente femminile di Dutch, termine inglese per gli Olandesi, che mi sembrava appropriato in quanto all'epoca stavo ad Amsterdam e inoltre si legge quasi come duchess, duchessa.
MA QUANTO CI PIACERA' A NOI FROCI LEGGERE I DIARI DI TUTTI GLI ALTRI FROCI?
Ora, a parte una necessaria riflessione sui nomi dei blogger - da qualche parte c'è anche blu di metilene, una specie di antiparassitario per itticoltura; attendiamo Permanganato di potassio, il blogger altrimenti noto come tetraossomanganato (VII) di potassio - direi che ci vorrebbero le seguenti cose:
- una bella mappa, così vediamo quanto siamo vicini vicini vicini
- un'analisi stilistica e delle ricorrenze, così scopriamo che, con una, stabile eccezione, scriviamo tutti le stesse cose (Madonna&popstar, abbigliamento, colloqui di lavoro, rapporti erotici e/o sessuali, politica gay rivendicazionista del mio non dico cosa ché sennò s'offende), con la stessa (falsissima) autoironia del menga, gareggiando a chi è che trova le frasi e gli accostamenti più sbellicosi
- la dimostrazione psicanalitica che oltre la metà dei commenti che circolano sono, in realtà, pompini
Cioè, minchiazza lurida, è un paesino popolato da cloni narcisisti o che?
Ok, okay, ora la smetto di tirare proterve secchiate di varechina. Però aveva ragione quella santa donna di Ol'ga Rozanova. O sarà che l'ho letta che ero troppo giovane e mi sono fatto definitivamente traviare. Fatemi finire di sfogare, dunque. Non pretendo che ciascun blog abbia una cifra. Non pretendo che ognuno faccia lo specialista di qualcosa, né che si finga di non essere, in ultima analisi, comunità. Ma mentre rivendico il mio diritto a non essere riconoscibile mi accorgo di stare su un satellite, di orbitare lontano da questa specie di pianetino dove tutti bene o male si conoscono e dal quale io mi ritraggo ma attorno al quale comunque orbito. Non voglio essere riconoscibile come "facente parte di...", perché poi scatterebbe l'adeguamento al canone, la normatività del dover fare le cose in un certo modo in quanto "facente parte di...". Né tantomeno voglio dipingere cento volte lo stesso quadro, dare sempre le stesse pennellate, allo stesso modo, con quello che è uno stile riconoscibile. Cercare di essere, semmai, riconoscibile per una tensione a cambiare il modo in cui faccio le cose sarebbe da complessati di superiorità? Sarebbe autoingannarsi e credere di superare i limiti?
(Cambiare pelle/blog in questi anni mi ha fatto andare in questa direzione?)
(*) All'andata; al ritorno pensavo che i servizi segreti cinesi devono essere fòrti assai e particolarmente segreti, visto che non so manco come si chiamano. Altro che KGB! Anche perché provate a ricordarvi Guojia Anquan Bu, abbreviato in Guoanbu. E poi provate a dire "Da Ouagadougou a Guoanbu www mi piaci tu(**)", etc...
(**) La prima parte riprende da Rimini a Ouagadougou, di Lu Colombo, che è quella di Maracaibo. La seconda è dei Gazosa, scoppiettante successo pop estivo succeduto al premiato singolo sanremese Stai con me (forever) - perché Sanremo è Sanremo? (adesso rileggete la frase sibilando come vipere)
(***) Ma secondo voi, se chiedo alla Crusca "Il femminile plurale di frocio è froce o frocie?", mi rispondono?
Lo so, l'hanno già fatto i Powerillusi con un CD, ma appparte che chi siano i Powerillusi lo sappiamo solo io e le Sorelle Bandiera, va detto che con i libri di racconti il trucco funziona meglio, perché i libri di racconti prendono spesso il titolo da uno dei racconti ivi contenuti.
Premessa questa impellente astrominchiata su cui meditavo sotto gli oleandri rosa che mi separano dalla coop (*), passiamo a un'altra.
Sempre per la serie frammenti di autoanalisi, oggi riflettiamo sul drammatico fallimento sociale dello scrivente e sulla sua drammatica e perversa repulsione per qualsiasi cosa abbia a che fare con la riconoscibilità, la tracciabilità, la ripercorribilità e in definitiva quell'ingrediente chiave del successo nel mondo capitalista che è l'autorialità.
Oggi, care le mie siculotte {scusate, Zero ha i sorcini, Scotti le letterine, anellidifumo gli anellidi, vorrei capire perché non posso avere delle fantastiche siculotte [madonna avrà i madonnari? no, perché i groupies di madonna si chiamano froce(***) under25inside™ (e anche outside giacché, come per la sacra sindrome, solo lo studio dei pollini fossili intrappolati tra le pieghe dei loro villi rettali potrà fornire indizi utili a collocarle nel tempo - sempre che altri indizi non rivelino che quando parlano della loro ex-amica Elisabeth intendono proprio Elisabetta Prima, "ex-" solo in quanto cadavere, perché loro non ci hanno mai litigato: non c'era msn!)]} oggi, dicevo... ma secondo voi, visto che ho così tante personalità, quando mi interrompo ho il diritto/dovere di arrabbiarmi con qualcuno?
Insomma siculotte mie, oggi si fa sociologia improvvisata da quattro soldi. In breve, la storia è che stavo esplorando il significato di questo messaggio inquietante che mi appare sulla bacheca di Blogger e che dice che ho un lettore fisso. Trattasi di Oscar. Navigo un po' gli altri blog di cui Oscar è un lettore fisso, e bon, morta lì.
Senonché poi leggo anche i commenti all'ultimo post di finOcchio e, a parte il solito larvotto, clicco su questo Gipris, e pare che sia un niuiorchese. Senonché clicco sul profilo sperando di vedere un po' meglio la foto di 'sto tizio che mi era parso discreto (frattento avevo scoperto che sta a Firenze) e ci trovo che ha due amici, di cui uno è uno dei blogger seguiti da Oscar, tale Marmoezucchero.
Il mondo è piccolo e le froce che si leggono a vicenda online sono sempre le stesse. You're just one click away from the closest queer. Non si scappa. All'epoca di TheDutchess mi trovai a scoprire il blog del fu nadir-motel, da cui poi esseri virtuali a cascata, in una struttura quasi chiusa che partendo da VanityHair e passando per senhal e insy_loan (che linka marmoezucchero) arriva a larvotto (che ha un trombi come goodasyou e che linka elfobruno, castellidirabbia, un cacciatore di orsi fiorentino che si chiama labinero e ha profili sconci in tutti i siti di profili sconci, e il solito marmoezucchero) e il fu alebino, tornando su anellidifumo, che poi è il blog preferito della bidella del forum di gay.tv. Praticamente tutti costoro linkano finOcchio, che li linka a sua volta. E goodasyou linka los tres novios che linka gattopesce che è linkato da VanityHair, che mi aveva intravisto in qualche commento a nadir_motel e aveva preso a commentarmi fisso ma con il quale ci siamo persi di vista quando ho dismesso i panni di TheDutchess - che, per chi se lo sta chiedendo cercando da qualche giorno cose come "dutchess vocabolario" e affini, è un'inesistente femminile di Dutch, termine inglese per gli Olandesi, che mi sembrava appropriato in quanto all'epoca stavo ad Amsterdam e inoltre si legge quasi come duchess, duchessa.
MA QUANTO CI PIACERA' A NOI FROCI LEGGERE I DIARI DI TUTTI GLI ALTRI FROCI?
Ci piacerebbe forse meno se leggere quello che fanno gli altri non fosse sinonimo di farsi i cazzi degli altri?
Ora, a parte una necessaria riflessione sui nomi dei blogger - da qualche parte c'è anche blu di metilene, una specie di antiparassitario per itticoltura; attendiamo Permanganato di potassio, il blogger altrimenti noto come tetraossomanganato (VII) di potassio - direi che ci vorrebbero le seguenti cose:
- una bella mappa, così vediamo quanto siamo vicini vicini vicini
- un'analisi stilistica e delle ricorrenze, così scopriamo che, con una, stabile eccezione, scriviamo tutti le stesse cose (Madonna&popstar, abbigliamento, colloqui di lavoro, rapporti erotici e/o sessuali, politica gay rivendicazionista del mio non dico cosa ché sennò s'offende), con la stessa (falsissima) autoironia del menga, gareggiando a chi è che trova le frasi e gli accostamenti più sbellicosi
- la dimostrazione psicanalitica che oltre la metà dei commenti che circolano sono, in realtà, pompini
Cioè, minchiazza lurida, è un paesino popolato da cloni narcisisti o che?
Ok, okay, ora la smetto di tirare proterve secchiate di varechina. Però aveva ragione quella santa donna di Ol'ga Rozanova. O sarà che l'ho letta che ero troppo giovane e mi sono fatto definitivamente traviare. Fatemi finire di sfogare, dunque. Non pretendo che ciascun blog abbia una cifra. Non pretendo che ognuno faccia lo specialista di qualcosa, né che si finga di non essere, in ultima analisi, comunità. Ma mentre rivendico il mio diritto a non essere riconoscibile mi accorgo di stare su un satellite, di orbitare lontano da questa specie di pianetino dove tutti bene o male si conoscono e dal quale io mi ritraggo ma attorno al quale comunque orbito. Non voglio essere riconoscibile come "facente parte di...", perché poi scatterebbe l'adeguamento al canone, la normatività del dover fare le cose in un certo modo in quanto "facente parte di...". Né tantomeno voglio dipingere cento volte lo stesso quadro, dare sempre le stesse pennellate, allo stesso modo, con quello che è uno stile riconoscibile. Cercare di essere, semmai, riconoscibile per una tensione a cambiare il modo in cui faccio le cose sarebbe da complessati di superiorità? Sarebbe autoingannarsi e credere di superare i limiti?
(Cambiare pelle/blog in questi anni mi ha fatto andare in questa direzione?)
(*) All'andata; al ritorno pensavo che i servizi segreti cinesi devono essere fòrti assai e particolarmente segreti, visto che non so manco come si chiamano. Altro che KGB! Anche perché provate a ricordarvi Guojia Anquan Bu, abbreviato in Guoanbu. E poi provate a dire "Da Ouagadougou a Guoanbu www mi piaci tu(**)", etc...
(**) La prima parte riprende da Rimini a Ouagadougou, di Lu Colombo, che è quella di Maracaibo. La seconda è dei Gazosa, scoppiettante successo pop estivo succeduto al premiato singolo sanremese Stai con me (forever) - perché Sanremo è Sanremo? (adesso rileggete la frase sibilando come vipere)
(***) Ma secondo voi, se chiedo alla Crusca "Il femminile plurale di frocio è froce o frocie?", mi rispondono?
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