3.8.10
Cose che non ti fanno dormire la notte
28.6.10
Lettera aperta ai miei coinquilini
come forse avrete notato, mamma da qualche settimana ha un lavoro e trascorre moltissime ore fuori casa. Quando torna, inoltre, spesso è stanca.
Siccome oramai siete cresciute e presto, si spera, andrete a vivere da sole, è opportuno che vi ricordi alcune norme fondamentali non per essere delle brave casalinghe, ma per alleviare le terribili sofferenze alle quali comunque saranno sottopost_ quant_ decideranno di stare al vostro fianco in futuro.
Iniziamo da alcuni chiarimenti terminologici:
- "pulire la cucina" non significa riporre le stoviglie asciutte e togliere le briciole dal tavolo. Queste due azioni, separatamente, si chiamano "rassettare" e "spolverare". Aumentare il numero di superfici che spazzolate o spolverate, aggiungendo ripiani, mobili e i pomelli dei pensili, è sempre spolverare.
Avrete effettivamente pulito la cucina quando avrete spazzato in terra e poi passato il mocio.
Di solito per spazzare in terra è utile spostare le sedie. Inoltre, il carrello con i taglieri è dotato di ruote: portarlo in corridoio per far sì che si possa pulire anche accanto al secchio della monnezza non dovrebbe risultarvi eccessivamente faticoso.
Lo so, siete marxisti e amate la lotta. Siete anche antisviluppisti e anzi siete per la decrescita, quindi biologico quand'è possibile. Ma le orde di formiche e scarafaggi che si nutrono dei residui di cibo accumulati negli angoli non possono, in alcun modo, ve lo garantisco, essere rubricate alla voce "lotta biologica". Anche perché le muffe che poi ci crescono sopra prendono il sopravvento e ci egemonizzano. E quantunque il loro colore possa ricordare certe uniformi sovietiche, la tendenza delle muffe a sfruttare l'ospite fino all'osso indica chiaramente che il loro trionfo non coinciderebbe in alcun modo con il socialismo reale.
- Mi è assai chiaro che a voi i bicchieri stanno particolarmente antipatici. È infatti noto che qualsiasi recipiente per l'acqua più piccolo di una tazza da noi stenta a sopravviere, con difficoltà simili a quelle che incontrano i cristalli quando nei paraggi c'è il proverbiale pachiderma - e non sto in alcun modo facendo riferimento alle vostre forme aggraziate. Ma "sparecchiare" non è verbo che abbia in alcun modo nessi con la simpatia, chiaro? Quindi ad esempio le tazzine del caffè e i bicchieri del pranzo, benché io li possa anche gradire come prova del fatto che avete mangiato e non vi siete trascurate, sarebbe opportuno farli almeno arrivare al lavello {tanto poi restano lì e vi garantisco che apprezzo lo stesso}.
- Luca, tesoro, la TUA tazzina, quella che ci manderà tutti in bancarotta per quanto zucchero metti nel caffè, necessita terribilmente di essere messa nel lavello e magari inumidita un po'. Te l'ho ripetuto privatamente spesso, speriamo che in pubblico funzioni: LO ZUCCHERO NON EVAPORA, è inutile che ripeti l'esperimento tutte le mattine. Quel bastardo sta lì e solidifica in un crostone di zucchero misto a caffè. Verso le 19.55, quando voglio cucinare e devo prima lavare, la cosa è sommamente irritante - e se finora non ho mai provato a lavarla con il tuo sangue è perché so che ci devi avere tanto di quello zucchero in vena che le cose potrebbero solo peggiorare. Ma per sfinimento potrei fare comunque un tentativo.
- I sacchetti della spazzatura sono sacchetti della spazzatura. Non cornucopie. Inoltre, a differenza di una cornucopia, un sacchetto della monnezza traboccante non presagisce niente di buono.
- I cassonetti sono in via dell'aeroporto, oltre la banca e prima della gelateria*. NON accanto alla porta di casa.
*sì, li hanno spostati; lo so, non ve ne siete accorti.
- Lasciatevelo dire: il vostro interesse per il collezionismo maschera chiaramente una forma patologica di horror vacui. Se proprio non volete speraravi dai turaccioli del vino, dalle confezioni di lenti a contatto e, soprattutto, dagli onnipresenti pacchetti di sigarette iscariotamente vuoti, almeno provate a disporli elegantemente insieme. O comunque insieme - anche poco elegantemente. Al di là del dubbio gusto, infatti, collocarli in ogni interstizio vagamente idoneo, tipo lo spazio tra i vasetti di spezie o quell'angolo così inspiegabilmente attraente tra il barattolo dello yogurt e il microonde, è proprio una rottura di coglioni. Tanto oramai siete maggiorenni e vi posso dire la verità: l'uomo nero non esiste, e non cercherà di sbucare da lì dietro. Quindi è inutile che tappiate tutti gli spazi con quei minchia di pacchetti di sigarette!!!
- No, lasciarli sul tavolo non è la soluzione. L'uomo nero è dentro ai pacchetti di sigarette vuoti. E il modo migliore di liberarsene è schiacciarli e buttarli con la carta.
- Non mi è ancora ben chiaro che tipo di relazione intratteniate con la tovaglia. Non la usiamo mai, tranne che quando abbiamo ospiti. E dopo che la si usa resta lì, come se non potessimo sostenere la vista di un tavolo svestito. Poi improvvisamente scompaiono perché Gianlu deve soddisfare il bisogno irrefrenabile di sciogierle in candeggina. Vi prego di interrogarvi su questo tema e fornirmi qualche indizio affinché io capisca.
- E per concludere il quadro psichiatrico, vi inviterei a prendere seriamente in considerazione il disturbo estetico che vi porta a confondere i barattoli e le bottiglie. Mamma usa i barattoli per metterci dentro caponate, marmellate e preparazioni varie. Ma siccome non distillo liquori le bottiglie di vino è inutile che le conserviate. Il dramma è che quando inizio a fare conserve improvvisamente qualsiasi cosa di vetro viene immediatamente considerata riciclabile. Sì che sono ingrassato, ma non mi si può ancora scambiare per un'isola ecologica, diamine!
- Benché le recenti finanziarie possano avervi indotti a credere il contrario - la qual cosa mi stupirebbe comunque non poco, viste le vostre competenze in economia - le bollette non si pagano da sole. Né evaporano.
- Ma le tazze usate e poi schierate quotidianamente sul bordo del lavello sono messe lì in punizione? Se sì, la vostra è una forma animismo domestico? Giocate a fare la maestra severa con le tazze? Le mettete in riga perché volete fare gli ufficiali? Se no, quale disturbo vi impedisce di metterle dentro?
- Gianluca, tesoro, io apprezzo molto i tuoi sforzi e le tue capacità culinarie. Sono sinceramente soddisfatto, come madre, delle tue preparazioni. Mi si riempie il cuore di gioia quando addirittura riesci a lavare la cucina dopo avere cucinato. Il fatto che però il piatto o la teglia dove stava quello che hai cucinaro resti sudicio fino all'utilizzo successivo è un dispetto?
Ah, magari quando metti il sesamo, per favore, chiedi e ti si dà una mano: lo spargimento con tremarella dà esiti sorprendenti. E tutti gli esiti sorprendenti si stanno lentamente accumulando sotto la lavatrice.
- Sebbene io comprenda quanto la cosa possa apparire ai vostri occhi degradante e svilente, purtroppo il nostro bagno non si trova in una dépendace. Bensì è parte della casa. Quindi, dopo avere realizzato che quando ne varcate la soglia non vi state in realtà teletrasportando chissà dove ma, appunto, ne state solo varcando la soglia, potreste anche valutare l'ipotesi di lavarlo. A tale proposito, io capisco pienamente la finezza di questa mise en abyme, ma la vasca da bagno non è, a sua volta, un'extradimensionalità nell'extradimensionalità, quindi quando pulite i sanitari dovreste pulire anche quella.
Poscritto sulla vasca: non pretendo che puliate la tenda, per carità, non sia mai. Ma se ogni volta che finite di farvi la doccia raccogliete la tenda come se per uscire dalla vasca vi ci volessero tutti i due metri di spazio - cos'è, una disciplina olimpica? fate l'uscita carpiata con un avvitamento e mezzo? - e poi non la lavate mai, finisce che crescono le muffe anche lì. Che poi è esattamente il motivo per cui lo scrivente passa periodicamente a tendere la tenda. Perché, a differenza dello zucchero e delle bollette, l'acqua EVAPORA, quindi la tenda s'asciuga. E voi avete mai visto le muffe crescere all'asciutto?
(No Luca, quelli sono cactus)
- Ma i pacchi di pasta aperti in cima al pensile di Gianluca, dove le tarme stanno banchettando e moltiplicandosi come mormoni nello Utah, sono un ricordo di quando c'era la Virgi? Io li ho notati solo stasera, ma ho un terribile presentimento - e no, col cazzo che li tolgo: con il nugolo di bestiacce se la vede uno di voi, mamma ha da lavorare e si stanca a salire sin lassù.
- Per quanto tentiate, nessuna delle muffe che si sviluppano sui cibi abbandonati in frigo evolverà mai in uno psicanalista di fiducia col quale parlare nei momenti di solitudine. Il vostro esperimento è viziato all'origine: uno psicanalista, notoriamente, è qualche scalino evolutivo al di sotto di quello delle muffe. Quindi nessuna evoluzione può portare ad uno psicanalista. Quelli circolanti sono infatti veri e propri fossili viventi, tipo gli squali - in una parentela che si rende evidente nelle loro tariffe. Perciò non vi chiedo lo sforzo di buttare i vegetali in avanzato stadio di ammuffimento, ma vi incito a maggiore prigrizia affinché compriate meno.
- Luca, Elisa ha una lavatrice, noi no. Vedi tu dov'è che ha più senso sfogarsi lavando i piatti (e rompendo i bicchieri).
- Nel bagno basta entrarci. Non è necessario fare irruzione.
- E viceversa quando uscite.
- Perché quando io mi chiudo in bagno uso la chiave e voi invece sbarrate un chiavistello arrugginito? E, soprattutto, ma dove minchia è 'sto chiavistello?!
- La vostra passione per gli esperimenti si arresta inspiegabilmente davanti al fischio della manopola dell'acqua fredda del lavandino del bagno. Perché? Davvero, perché? Quanto tempo ci metterete ad accorgervi che quando parte quello stridore infernale non riuscirete a ridurlo chiudendo un po' il rubinetto? Infatti - vi svelo il segreto - quando chiudete un po', il rumore si fa solo più acuto, quindi più insopportabile. Basta invece che apriate di più, e poi chiudete. È facile, lo giuro. È bastato sperimentare un po'. O voi fate esperimenti solo con le muffe?
Infine, vorrei ricordare un caro estinto - per lo meno estinto nella vostra percezione. Quella cosa che calpestate quotidianamente quando entrate e uscite di casa e quando vi spostate da una stanza all'altra, meglio nota come corridoio, non ha meno dignità delle altre stanze solo perché non è teatro dei vostri amplessi. E anche lui, ogni tanto, vuole essere scopato.
Con affetto,
mamma
14.4.10
Le relazioni pericolose
{che poi il dubbio resta: Ok, il celibato non c'entra [leggi: sacrificare fiche sull'altare per difendere bambini abbiamo capito che non serve, funzionavano solo le tredicenni thailandesi] ma se i preti pedofili sono finocchi, perché non trombano tra di loro? La risposta è che siccome i pedofili non fanno sesso tra di loro, è evidente che i pedofili non sono omosessuali.}
C4: Alcuni omosessuali si mascherano tra le fila del clero e si fingono pedofili per screditarci.
C5: Le denunce vengono tutte da baby-terroristi islamici infiltrati.
17.2.10
spiegato con i disegnini
su segnalazione e ad integrazione della già esauriente disamina di femminismo a sud,ma dal punto di vista del comunismo, così lo capisce anche ferrero
22.10.09
-8 Library!®
il lato oscuro dello scaffale compatto
In un labirinto di logica e corridoi neoclassici, tra seminterrati proibiti e micidiali schedari, gli utenti sono alla ricerca dell’Opera, da agguantare prima degli altri in un’affannosa corsa contro il tempo, dove tutti giocano contro tutti. Orari impossibili e uffici folli, sotto la cappa soffocante di un’inflessibile burocrazia stalinista.
Ambientato nella cupa Firenze del XXI secolo, Library! è un gioco di ruolo basato sulla paranoia, denso di emozioni forti, adatto solo a giocatori esperti e dotati di nervi d'acciaio.
Una piazza desolata.
Una cancellata imperiale.
La facciata, di un'ocra incombente.
E dietro a tutto questo, l'incontro fatale con la plastificatrice. Se accetterai la sua sfida non potrai più sottrarti al soffocante abbraccio di Library!
Library! è un intrigo culturale in cui chiunque può provare a impersonare l'Utente. L'Utente affronterà enigmi e pericoli di ogni sorta per arrivare al suo unico obiettivo: l'Opera. Mostri e violenze si celano dietro ogni angolo, sicari assoldati dalla potente Burocrazia Culturale, che come un'eminenza grigia muove le pedine di un gioco che ha per posta la stessa salute mentale dell'Utente.
come pasuord le metto unoduetrequattro va bene? poi va su uorduemilasei e se la cambia
ritiri pure la schedina dalla plastificatrice, quando esce è pronta
è uscita, non vede? guardi, lì, quella linguetta trasparente, l'afferri
no, no, prima vada lì e posi la borsa nell'armadietto, poi ripassi da qui, ma non passi dentro il metal-detector, da lì ci deve passare quando esce, non quando entra, però prima venga qui perché dobbiamo segnalare che lei entra già con altri libri, poi strisci il codice a barre finché non viene il verde
Mi raccomando, torni con questo qui che le do, perché ci va questo nello scaffale dove prendiamo il libro, ha capito?
Firenze, XXI secolo dell'era volgare. E nessuna guerra atomica si è ancora scatenata.
14.10.09
Strabismo
Ieri hanno bocciato la proposta di legge per istituire l'aggravante di omofobia sollevando una pregiudiziale di incostituzionalità. Pare, infatti, che la proposta violasse il principio di uguaglianza dell'art. 3 della Costituzione.
Sempre secondo lo stesso Parlamento, invece, il lodo Alfano rispettava questo articolo.
E poi dicono che il relativismo è una cosa da comunisti...
27.9.09
-9 Va tutto bene, va tutto molto bene
“A seguito delle prese di posizione di esponenti Pd della comunita’ Gblt a favore di Cattolibera relative all’estromissione di quest’ultima dalla fiaccolata contro le intolleranze, e conseguentemente ai contatti avuti con gli stessi nel corso degli ultimi mesi, Cattolibera Italia indice un tavolo propositivo di confronto atto alla formulazione di un documento comune che tracci linee guida per una proposta concreta in merito ai diritti civili di tutti i cittadini senza distinzione di sesso e status sociale, cosi’ come proposto e formulato nel suo programma”. Lo comunica in una nota ufficiale Cattolibera Italia.
”Tale tavolo di confronto – sottolinea l’associazione – e’ una risposta a quanti dei diritti civili si riempiono la bocca senza fare alcunche’ di concreto per affrontare la questione, e al contrario mettono in atto tutta una serie d’iniziative di facciata per mascherare con un velo d’ipocrisia l’atteggiamento intollerante ed indifferente nei confronti delle tematiche per le quali spendono fiumi di parole senza alcun seguito di fatti concreti”.
“Cattolibera Italia – continua la nota -, che ha come fondamento l’azione e la concretezza, invita pertanto al tavolo propositivo di confronto, quanti nella comunita’ Gblt sono scevri da ogni forma d’intolleranza e di sfruttamento della causa dei diritti civili per meri fini elettoralistici e d’interesse personale. Questo – conclude la nota – per mettere definitivamente una pietra tombale sulle parole e sull’incapacita’ di chi si limita a sventolare bandiere, di qualunque colore, senza averne diritto, competenza e soprattutto dignita’ morale ed etica”.
Devo fare una premessa importante: non ho capito perché c'è stata una fiaccolata a Roma. O meglio, mi fa molto piacere che a Roma finalmente migliaia di gay siano scesi in piazza contro il razzismo, ma mi manca il nesso con gli episodi di bracconaggio anti-gay. E con ciò non voglio sollevare perplessità sul fatto che l'omofobia sia stata rimossa dai motivi per cui s'è fatta la della fiaccolata. Ovviamente, non voglio sostenere che la scelta simbolica ed estetica della fiaccolata è una scelta vittimista, né voglio dimostrare che la retorica della vittima è connivente con quella del maschio protettore - nei molteplici sensi del termine "protettore".“Spente le fiaccole, resta la nebbia fumosa dell’ambiguita’ e dell’ipocrisia dei finti tolleranti. Alla luce del sole, invece, la proposta di Cattolibera Italia di un tavolo di confronto propositivo, al quale invitiamo Paola Concia, unico politico che in materia alle chiacchiere ha preferito i fatti”. Lo afferma in una nota Massimo Carletti, di Cattolibera Italia.
In particolare, l’associazione presieduta da Gianluca Iannone invita la relatrice della legge contro gli atti persecutori e contro la discriminazione e la violenza determinate dall’orientamento sessuale o dall’identita’ di genere a partecipare al tavolo che "vedra’ la luce presso Cattolibera mercoledi’ 30 settembre”. Un invito, prosegue Carletti, ”esteso a tutte quelle componenti che attivamente s’impegnano nella lotta per i diritti civili, senza alcuna pregiudiziale di carattere politico ed ideologico”.
”Nel confronto, Cattolibera Italia illustrera’ le sue posizioni, cosi’ come esplicate nel programma ben visibile da tempo sul sito ufficiale dell’associazione. Ci aspettiamo – conclude Carletti – una partecipazione fattiva e propositiva di quanti, nel mondo GLBT stanchi di parole senza seguito e falsa solidarieta’ di facciata, vogliano lanciare un segnale di discontinuita’ con l’inconcludenza della solidarieta’ a gettone”.
Invito, invece, a fare un'operazione semiotica di vecchissimo stampo: togliete "Cattolibera" e mettete "Casapound". Perché, care siculotte, i comunicati stampa sono reali, e sono stati diffusi da Casapound.
Ditemi, avevate già riconsiderato tutte le vostre opinioni sui cattolici? E, adesso, non riconsiderate forse quelle sui fascisti?
Sul rapporto tra (neo)fascismo e gay si potrebbero dire molte cose e sollevare molte obiezioni. Ma non rievocherò Svastichella, né domanderò come sia possibile distinguere fascisti buoni e fascisti meno buoni. Potrei dirvi di andare a leggere la pagina di wikipedia dedicata a Casapound, ma non ho intenzione di intavolare una lezione di storia che spieghi cos'è Cinghiamattanza e come i fasci gareggino dandosi cinghiate anziché schiaffi del soldato. E non mi sogno neppure di fare il pelo al senso di coerenza del PD rilevando che è un po' strambo protestare per il regime di censura stampa e andare ai tavoli con quelli che fanno irruzione negli studi di RaiTre perché ce l'hanno con Federica Sciarelli.
Però, guardate piuttosto com'è scritto bene quel comunicato, come sono misurati i toni e condivisibili i contenuti. Vorrei analizzarlo, mentre cambia pelle e passa da vittima estromessa ad additatore d'intolleranza a giudice pacificatore. Quanto ci convince? Sì, basta con le parole!, basta con la solidarietà a gettoni! Vogliamo dei fatti! E se Cattolibera promette fatti, intavoleremo tavoli con Cattolibera. O Federcasalinghe. O Casapound.
Che differenza c'è tra Federcasalinghe e Casapound, se entrambi nel loro programma sostengono di volere difendere i diritti civili di ciascun cittadino e di essere contro ogni discriminazione?
Già, che differenza c'è? Non è forse vero che entrambi richiedono più tempo libero retribuito per le donne lavoratrici di modo che possano stare a casa a badare ai figli? Be', non del tutto. Questa è una proposta che forse la Federcasalinghe non sottoscriverebbe. Il PD però sì.
No, non sto giocando al gioco di fare assomigliare il PD a Casapound, davvero. Ma voglio sinceramente chiedere com'è possibile che Casapound sia un interlocutore così importante per il mondo LGBT e per Paola Concia. Mettiamo che facciamo il tavolo con Casapound, e che Casapound dice che è d'accordo con i matrimoni, la sanità, l'eredità e tutto il resto. Poi il PD si allea con Casapound alle prossime elezioni? Evidentemente no, perché Casapound in termini di voti non conta un cazzo. Poi l'Arcigay stende tappeti rossi ai fascisti? Evidentemente no, perché l'ha già fatto - facendoci anche una grossa figura di merda, perché i tappeti erano sporchi di tutte le sborrate di quelli che sulle foto di modelli in uniformi delle SS si erano fatti un sacco di seghe, ma questa sarebbe una digressione lunghissima e rimando nuovamente al buon Fastidio.
Allora, Paola, in che termini Casapound conta? Cosa ci dobbiamo far perdonare dai fascisti? Che bisogno c'è di saltellare attorno a Casapound? Il punto è che siamo intolleranti, che non tolleriamo i fascisti, e che siccome chiediamo tolleranza ci sembra di essere in contraddizione quando diciamo che con i fascisti noi non ci vogliamo avere niente a che fare. Chiaro che quando dicono le cose che dici tu, e le dicono meglio, ti mettono un po' in difficoltà.
Ohhh! I fascisti dicono che non si devono discriminare i froci? Ohhh....!Tanto per cominciare, sarebbe interessante uscire da questa fase di stupore inebetito. Dopo quindici anni passati a smentire Berlusconi, uno dovrebbe essere abituato a smentire le chiacchiere di chicchessia. O alla LuridaChecca-Under25Inside(TM) manca un Travaglio che si occupi di fascisti? [La risposta, purtroppo, è che "Sì, manca, e non solo alla LuridaChecca"]
Poi bisognerebbe, differenze alla mano, capire esattamente cos'è che volevamo dire noi. E cosa vorrebbero dire loro. I due comunicati riescono a omettere un particolare cruciale, di quelli riservati ad abili solutori. Casapound non appoggia niente.
Ora, nel linguaggio politico novecentesco i termini andavano misurati con cautela. (Per questo ci sono nei comunicati tutti quei grassetti aggiunti da me). Persino appoggiare una cosa non era proprio lo stesso che condividerla. Ma qui siamo ben oltre: illustrare le proprie posizioni o il proprio programma è ben altra cosa che discuterlo. E ancora, non è forse vero che un tavolo è l'ennesimo momento di discussione e chiacchiericcio? l'ennesima manifestazione di interessamento a gettoni? cos'è che mi dovrebbe convincere del fatto che i fini di Casapound non siano elettoralistici e propagandistici quanto quelli dei vari... gay e lesbiche che non sono scevri da pregiudizi? per quale motivo Casapound vuole discutere le proposte di Paola Concia anziché assumerle e promuoverle? E perché sarebbe meglio parlarne con Iannone anziché con me?
Il passaggio sullo "scevri da intolleranza e sfruttamento della causa" è rivelatore. Riscritto in italiano da fruttivendolo, suona così:
Ehi, io non sono gay, ma ti difendo perché hai ragione. Non come quel gay che dice che è dalla tua parte solo perché è gay. Io non ho interesse a essere gay. Io non faccio carriera perché sono gay. Io sono dove sono perché sono bravo, non perché sono gay. Quindi di me ti puoi fidare.
Se pensate che questo discorso sia sensato, allora scagioniamo subito Wanna Marchi. Se invece siete d'accordo con questo discorso, è bene che facciate i conti con il vostro risentimento. Perché solo il livore più nero può convincervi che gli errori politici dei maggiorenti del mondo gay siano stati dettati esclusivamente dal carrierismo più becero - o, peggio, che solo mantenendo i gay in uno stato di necessità perpetua avrebbero tenuto il loro posto.
Ora scusatemi, ma dovrei un momento alzarmi dalla sedia e andare ad uccidere tutti quei disgraziati che dalla minchiata colossale del disinteresse e delle cose fatte gratuitamente e dei doni politici e degli scambi felici ci hanno portati fino a qui.
17.9.09
Quesito
26.8.09
-10 "Stasera quasi quasi mi faccio del male" (work in progress)
"visto che si parla tanto di comunità gay e bla bla bla io e sottolineo io quando vado in giro (per di piu ho un aspetto molto femmineo e attiro parecchio)ho imparato non solo a rispondere mAle ma anche ad uscie di casa con coltelli in borsa non per offendere ma solo per difendermi........quano mi fermeranno e mi diranno cosa cifai con il cutter in borsa diro che mi serve al lavoro mase permettete la vita e mia e m la gestiso io come mi pare e piace e vado in giro come dico io nn come vuole la gente.la gente?la gente e un ammasso di cretini che di giorno fan tanto i perbenisti poi pero quando cala l sera vedete voi come si avvicinano e ci provano pur d avere una scopata o solamente un pompino........che dire nn esiste la comunita gay ognuno se la deve sbrigare da solo e solo cosi ti rendi conto di quanto e "massacrante la vita di un gay"......."
È spuntato che noi froci ultimamente saremmo vittime di ripetute violenze, dei generi più svariati.
Errata corrige:
Va di moda [nei quotidiani rimasti a corto di cronaca&morale e nei siti gay che avevano esaurito gli argomenti "fighi", "moda" e "coming out nello sport"] censire(*n1lc) le vittime (in persone e beni) della violenza omofobica.
La replica della Lurida Checca (d'ora in poi lc) oscilla tra il "ammazziamoli anche noi" e il "perché non emigriamo in massa", passando per un "dobbiamo fare lobby".
Dunque, sarò analitico e palloso: per favore, non chiamiamola "violenza omofobica". Non di fobia si tratta. Sono pestaggi, odio, crudeltà, marginalizzazione, emarginazione, sbudellamenti, squartamenti, sventramenti, calci, pugni, massacri, intimidazioni. Sono certo che possiamo trovare un termine più evocativo per indicare la cosa. Tipo "terrorismo eterosessuale" o... non so, ma trovatemi una cosa meno soft, meno medica, meno asettica, meno giuridica, più di pancia, più sanguinolenta. Tipo Frociogeddon. Ma forse anche solo "violenza anti-gay" andrebbe bene: il magazziniere della coop dovrebbe capirlo.
Così, di primo acchito, vien voglia di aggirarsi nella notte con dei tacchi a spillo di 12cm in acciaio inox spazzolato, lucenti, adatti ad essere conficcati con foga in mezzo agli occhi di un maschio bianco eterosessuale possib. borghese di passaggio. E vedere l'effetto che fa. Per gradi successivi di moderazione posso anche capire, quindi, le varie reazioni che balenano nella mente della lc.
Bellezze, è da più di un anno che la situazione è... diciamo mutata sfavorevolmente?
Un anno fa su suggerimento di Lazzaro/2 (*n1) s'è fatto (io e lui, più lui che io) una serie di immagini a tema, in occasione del pride di Bologna. Sarà il caso di farsi balenare in mente qualche altra reazione?
L'impressione complessiva che ho dalla frequentazione di siti e blog a tema è che:
- la gente ignora le regole elementari della lingua e, darling, anche se ti capisco lo stesso, vorrei impiegarci qualche nanosecondo in meno, specie perché non sei Hegel e quindi, anche se credi come lui di avere la verità in tasca, ti mancano quantomeno i suoi ottimi motivi per crederlo.
- la quantità di moralismo circolante tra i gay rende progressista anche il Levitico (*n2lc). Ergo il moralismo di Santa Romana Chiesa non può stupire.
- non esiste memoria a lungo, medio o breve termine nella comunità; non si ha idea di cosa si sia fatto e cosa abbia fallito, di quali politiche e strategie il movimento gay abbia adottato in passato e del come e/o perché non abbiano funzionato.
- se sei effeminato (o, misteriosamente, effemminato) sei, in ordine sparso
(a) da compatire, poverino
(b) un bersaglio, perché ti si vede lontano un miglio quindi ti si picchia e/o ti si offende
(c) una vergogna perché poi gli etero pensano che i froci sono tutti donne mancate
(d) orgoglioso di mostrarti per come sei
(e) la vittima del modello eterosessista, ché siccome i froci sono per gli etero donne mancate allora l'effeminato incarna questo stereotipo perché non è riuscito a liberarsene, al punto che è ostacolo egli stesso alla liberazione degli altri [e qui sopprimo il saggio su Teorie pseudoaccademiche e stereotipi dell'omosessualità, che fondamentalmente sarebbe un saggio sulle lc plurilaureate che difendono Oriana Fallaci e ne assumono su di sé le tesi]
- se hai un sano sfogo sull'immobilismo del movimento LGBT ti si risponde che però il titolo che hai scelto per l'intervento avrebbe dovuto essere un altro; che gente, ho capito che la forma è importante, però talvolta - tipo quando stai morendo pestato a sangue - si potrebbe anche soprassedere
- il maschilismo più retrivo è onnipresente, ma più che nella forma - necessariamente censurata - della misoginia, si esprime nella ripetizione ininterrotta della superiorità del corpo maschile su qualsiasi altra cosa. E "qualsiasi" non è un'iperbole (*n3lc).
Orbene, la fantascienza prima e il cyberpunk poi ci avevano istruito circa il fatto che la società contemporanea sarebbe stata sessuocentrica. L'immagine di persone che "di giorno fan tanto i perbenisti poi pero quando cala l sera vedete voi come si avvicinano e ci provano pur d avere una scopata o solamente un pompino" (*n2) non è quindi affatto un'immagine nuova. Fermarsi a questo non è solo deludente, è una sconfitta. Nel 2009 sarebbe interessante tipo interrogarsi sulle ragioni che spingono certe persone ad adottare questo comportamento, provare a darsi delle spiegazioni, capire in che modo questo comportamento può, per alcuni, essere razionale. Bollarli come "perbenisti" e fermarsi qui dovrebbe essere un po' demodé, invece è un'evergreen (*n3).
Proviamo a fare un esercizio, immaginiamo che in una cittadina relativamente tranquilla, magari festosa sopra la media, per bene ma non perbenista, diciamo un posto come Rimini, sì, immaginiamo che a Rimini avvenga un'aggressione anti-gay. Ora, la spiegazione corrente è che gli aggressori sono omofobi. Ipotizziamo anche che ci sia una legislazione che dice che l'omofobia nei casi di violenza sia un'aggravante. Di per sé il fatto che la vittima sia un gay non dimostra affatto che la violenza sia una violenza omofobica: se, ad esempio, non so che sei gay e ti uccido è solo omicidio, mica omicidio omofobico. Quindi avremmo questa scena in tribunale, in cui le vittime devono dimostrare che sono state aggredite in quanto gay - l'implicazione è che se fossero stati tipo rom non sarebbero stati aggrediti. Ma, nel caso ipotetico, gli abitanti del quartiere che hanno assistito all'aggressione solidarizzano con l'aggressore dicendo che lui ha solo difeso il decoro del palazzo, che non li ha certo aggrediti perché erano gay, ma solo perché erano impresentabili, fastidiosi, brutti, indecorosi. Insomma, monnezza. Ma monnezza a prescindere da quello che fanno a letto. La coppia praticamente imbrattava il palazzo con la sua sola presenza. Esattamente come una ragazza dai molti amanti, una donna che ha abortito, dei neGri, dei rom, un cameriere rumeno, una colf polacca coi fianchi larghi, una infermiera filippina con la faccia butterata e via discriminando...
"Siccome fanno tutti schifo uguale, mica c'era omofobia! E' gente che non si è integrata. Conosco un sacco di gay, Signor Giudice davvero, ma non fanno come loro; loro provocano."
La volete ancora più chiara e più semplificata o basta così? E' necessario proprio spiegare fin nei minimi dettagli dov'è che ci ha portati l'ideologia del decoro? Devo spiegare cos'è?
Sì, lo spiego. Diciamolo, chiamiamolo per nome, 'sto decoro. Lasciate che provi a fissarlo, sennò ci resta evanescente.
Il decoro è la morale per cui se mi fai male agli occhi quando ti vedo allora devi essere punito. E se mi fai male all'immaginazione quando so cosa stai facendo anche se non ti vedo allora devi essere punito, ma per sicurezza ci metto anche una telecamera. Se è illuminato, lindo, profumato allora il posto è decoroso, anche se è deserto e freddo come un parcheggio e ci fanno gli stupri perché non passa mai nessuno. Se ti accoltello nel vicolo buio e umido dove stai pomiciando è perché sei nascosto e indecoroso e dunque stai facendo qualcosa che non può essere fatto alla luce del sole e dunque ho ragione. Se invece stai pomiciando sotto un lampione ti dico che devi andare da un'altra parte perché i bambini potrebbero vederti. Anzi, ti dovresti trovare un luogo magari appartato. Così ti posso accoltellare. O posso dire che ti droghi e farci mettere i lampioni e le telecamere così non ci vai più, sennò ti vedono i bambini (*n4)
etc...
chiarimenti? domande? proposte? obiezioni? sono tutt'orecchie
(*nota 1 per la lurida checca): censire, non censurare né recensire. Usa il deMauro online.
(*n1) Non c'è mai il link perché sono incontri o conversazioni telefoniche. Ovviamente spero che il mio cellulare sia intercettato, così un dì potrò recuperare le registrazioni e trascrivere cotanta scienza.
(*n2lc) il Levitico è uno dei libri che compongono la Bibbia. Per la precisione è il terzo dopo Genesi ed Esodo. In particolare nel Levitico stanno concentrati tutti i divieti e i precetti, tipo tonnellate di divieti e precetti, peraltro assai fantasiosi. Un testo paragonabile al Levitico è il regolamento della polizia municipale di Firenze (che a pensarci bene dev'essere una traduzione non ufficiale o qualcosa di simile). Siccome siamo un paese impregnato di cultura cattolica immagino che tutti si sappia cos'è il Levitico e cosa c'è scritto. In caso di lacune, si consiglia di rimediare.
(*n3lc) Alcune parole hanno più significati. L'iperbole, come la parabola, è una figura geometrica facente parte delle coniche. Allo stesso tempo con "parabola" s'intende la narrazione di un aneddoto religioso edificante, mentre la "iperbole" è una figura retorica. Wikipedia può illustrarti significato e uso del termine "iperbole" in letteratura.
(*n2) Non capisco questa gerarchia degli atti sessuali. Perché "solamente" un pompino? Cos'è questo declassamento del sesso orale?
(*n3) Ci sta un tizio che interrogandosi sul perché gli operai di fabbrica si comportavano come si comportavano - anziché, come i contemporanei, limitarsi a bollarli come buzzurri o, più elegantemente, "meno dotati" - ci ha scritto su un libro... capitale. Non dico di fare lo stesso, ma lo spunto è promettente.
(*n4) Minchia, bambini ovunque, in ogni angolo, a tutte le ore del giorno e della notte, sempre bambini i cui occhi vanno tutelati. Meno male siamo un paese a crescita zero... Ma non possiamo mettere tutti i bambini in dei posti dove stanno solo loro? Non so, magari degli asili per l'infanzia. Cosa? Non ci sono i soldi? Ah, già... Mandiamoli a scuola, no? Uh, non c'è più il tempo prolungato così il pomeriggio dormono dai nonni - perché non potete pagare la babysitter, si capisce - e la sera ve li portate dietro perché non hanno sonno... capisco... be', mandateli a giocare al parco! Ah, non c'è più il parco? ... ci hanno fatto un palazzo... capisco. Cazzo, allora non fatene più. Non fatene più. Non fatene più.
24.8.09
Gente massacrata e altre amenità
P.P.S.: E, per carità del cielo, stendiamo un velo pietoso sul pestaggio di Rimini. No, perché sul decoro di cose da dire ce ne sarebbero svariate... stramaledetti gaylib
4.8.09
Indefessamente -13 La Chiave/4
Il secondo elemento propostovi ieri l'altro ci porta direttamente sul terreno della comunicazione politica. A tal proposito, uno potrebbe, robecchianamente, darsi alla satira. Meno robecchianamente, si potrebbe levare un grido di replica e supportarlo con dei dati precisi ma, soprattutto, chiari.
Lasciate che apra una parentesi: sto adorando Maria Marchese. Esiste un modo fin troppo liberista di fare i conti con il problema, e poi esiste Maria. Forse non avrà la palla di vetro, forse non sa tutte le risposte a tutte le domande, ma di sicuro tira fuori il numero giusto al momento giusto. Insomma, non giocate mai a tombola con Maria. E, ancora più insomma, Maria4Presidenta! @>----
Chiusa la dovuta parentesi, andiamo a vedere le reazioni all'annuncio dei 4 miliardi improvvisamente destinati alla Sicilia (con scorno, ovvio, delle altre 19 regioni destinatarie dei FAS) e alla lettura del post di Maria.
Io: Be', alla fine, sul piano dell'immagine, tutti ci hanno fatto una bella figura; Lombardo è quello che difende gli interessi della Sicilia, Berlusconi ha creato ex nihilo una barca di danari, Bossi e la Lega sono i magnanimi che pur di far sì che le regioni del Sud si possano rendere finalmente autonome [il resto lo censuriamo per sopravvenuta noia]
Me medesima: Che stronzi dimmmerda! Fanno le loro porcate solo perché nessuno sa niente. Io queste cose le farei studiare alle elementari. Adesso vado dalla vicina e le spiego tutto per filo e per segno.
La piccola dama inglese con un cappellino fiorito che è in me: Ohibò! Guavdie, avvestateli e tagliate lovo la testa. Oggi fondiamo un'associazione di beneficenza cavcevavia che pvomuovevà l'espianto d'ovgani da cviminali pevicolosi e ivvedenti e li donevà a pavgoli bisognosi. Solo la mente puva di una bambina può vedimeve il cuove oscuvo di un ladvo
Il maschio del profondo sud italico che sta cercando di uscire da me: Ma chi, vèro mi dici? 'Sti curnuti. C'arrumpissi l'ossa a cavuci 'nto culu. [=Cotali bovini. Palla farei dei lor cul e polvere le bianche ossa, ndt]
Bree van de Kamp: Dunque il viadotto dell'autostrada dovrebbe passare proprio qui sopra? e conficchereste il pilastro più o meno... all'altezza della mia aiuola di genziane, giusto? Mentre per fare l'altro avete pensato di spostare la tomba di mia madre. Sono certa che il mio avvocato sarà entusiasta della cosa.
Narciso: [vabbe', di che volete che si accorga Narciso? Quello oramai si è dato alla pornografia; da protagonista, s'intende]
Tina Lagostena Bassi: [in via di sviluppo, si sta ancora ambientando]
Ora, vi rendete conto quant'è difficile mettere d'accordo tutta 'sta gente? È o no giustificabile poi rifugiarsi nel compiacimento prevalente di Io? Ma stavolta s'è fatto il miracolo: rodevo dalla voglia di sparare a quelli di noisefromamerika tutti i dati snocciolati da Maria, perché lo sospettavo, sì che lo sospettavo che in quel post c'erano delle idiozie, perché lo so che quelli quando vedono denari che si muovono non capiscono più niente e gridano subito "al ladro! al ladro!" tipo turisti americani in un film italiano degli anni '70. E però mi sono fermato. No bellezza, mi sono detto, col cavolo che si va da 'sti professoroni a sciorinargli i dati: sono professoroni, i dati ce l'hanno, li conoscono bene, e anche loro li stanno usando come preferiscono. Me lo sono chiesto Io da dove vengono questi dati, vuoi che non se lo siano chiesto anche loro?
E qui arriviamo al terzo punto, un po' patologico: frequentare compulsivamente blog e forum online, passando due terzi del tempo a sforzarmi di non replicare e di non entrare in diatribe allucinanti pensando di avere in tasca una verità migliore di quella che altri stanno snocciolando.
Ma questa cosa di Lombardo che sembra incassare denari DOVUTI come se se li fosse conquistati sul campo mi manda in bestia. Questa cosa che $ilvio passa ancora una volta per la divinità che risolve problemi con uno schiocco di dita mi manda in bestia. E mi manda ancor più in bestia il fatto che per dipanare i fili e dissipare le nebbie ci voglia uno sforzo espositivo e una volontà di concentrazione enormi. La massaia sicula vuole un'affermazione netta, inequivocabile, breve e semplice. Lei sa bene che ogni secondo passato a chiarire i dettagli del problema è un secondo in meno per agire, e quelli nel frattempo chissà che combinano.
Tina avrà un bel daffare a mettere d'accordo lei e Io, per non dire di quel terrorista in germe del maschio del profondo sud italico...
Basta, per oggi la chiudiamo qui, ché vi ho stancate sin troppo - le mie dodici lettrici.
Vi si lascia con un giochino: chi l'ha detta e parlando di cosa?
«[La certa cosa che dovete indovinare] serve culturalmente proprio a questo: a garantire l'ideologia asettica e anestetica di una vita che si costruisce nel disprezzo di un'altra vita, nell'idea di un godimento libertino, devastante, del piacere sessuale scardinato da qualunque amore, da qualunque libertà e responsabilità»
P.P.S.: caro instancabile cercatore di "zia fa pompino al nipote", a te che mi perseguiti più o meno da quando è iniziata la mia carriera di blogger vorrei porre, in tutta laicità e sincerità, una domanda che mi attanaglia le meningi, una di quelle che me le sogno la notte, che penso che me la faranno all'esame di laurea, a quello della patente e anche nei colloqui di lavoro. Ora, io ti garantisco che le relazioni di parentela per me non hanno più segreti. So tutto sui sistemi Crow e su quelli Omaha, le prescrizioni matrimoniali tra cugini patrilaterali incrociati le calcolo a colpo d'occhio, le combinazioni esogamiche tra metà ordinate sono bazzecole e anche il mistero dell'endogamia patrilineare è sciolto. Ma tu MI SPIEGHI COME MINCHIA FAI A CAPIRE NELLA FOTO CHE QUELLA È SUA ZIA E QUELL'ALTRO È IL NIPOTE??? Si somigliano? te l'hanno detto a te che sono imparentati? C'è un modo particolare in cui le zie succhiano l'uccello dei nipoti? COME FAI?? COME CAAAAZZO FAI? Ti prego, SVELACI QUESTO ARCANO E RIVOLUZIONA LA SEMIOTICA VISIVA!!!!!!!
9.4.09
-16 Comunicazione non interna
| Oggetto: | [networkgiovanipisa] Lunga parentesi di sfogo |
|---|---|
| Data: | Thu, 09 Apr 2009 23:40:12 +0200 |
| Da: | si.culo |
| Rispondi-a: | networkgiovanipisa@googlegroups.com |
| A: | networkgiovanipisa@googlegroups.com |
Non vi turbate per l'oggetto: non ce l'ho con voi.
E' che io studio cose che mi fanno arrabbiare e, ogni tanto, ho anche bisogno di sfogarmi.
Quando riprendo in mano le conferenze politiche di Bourdieu poi, divento una furia.
Infine, come sapete, è stata una settimana dura (e siamo solo a giovedì!).
Leggevo or ora qualche mail arretrata che mi ero appuntata come "importante", e in particolare i comunicati di Rebeldìa e Rifondazione - su quello dei Collettivi non dico, ché il loro senatore ha commesso un "errore infelice" e tanto mi basta - sul nuovo Regolamento universitario che definisce i criteri per l'accesso agli spazi.
Spazi, già, quelli che ci hanno incasinato la settimana, fatto rinviare la pubblicizzazione a dopo Pasqua, impegnato varie ore e tolto la serenità per svariati giorni (almeno a me e, penso, a vonTrotta).
Spazi.
Ma quali spazi?
No, dico, perché semplicemente non ce ne sono.
Ora, qui stanno tutti a sommergere la rete e i giornali di comunicati stampa sugli spazi, ma mi pare che sia andato smarrito il tema che sta a monte degli spazi, e cioè piano edilizio e, evidentemente, piano didattico (leggi: proliferazione di corsi).
La cosa che mi fa tristezza non è il comunicato gioioso di Sinistra per...: loro hanno sempre difeso un'idea di legalità ben precisa, si sono fatti forti, da sempre, di regolamenti e norme, al limite di un'inutile legalitarismo. No, la cosa che mi fa tristezza sono gli argomenti di Sinistra per... e gli argomenti di quelli che contestano la posizione di Sinistra per..., cioè mi fa tristezza la qualità del "dibattito".
Io, si sa, sono materialista e venale. Ma mi sforzerò di immaginare, senza nessun riferimento alla realtà (...), l'applicazione di questo regolamento.
Perché, ladies&gentlemen, l'approvazione del regolamento è cosa dell'altro giorno, dunque penso che qualcosa dobbiamo dire: dopotutto la nostra è la prima richiesta dall'approvazione. Tacere non si può.
Immaginiamo, dunque, che uno voglia fare che so... un convegno. Un convengo, per giunta, sull'università (poffardicinbacco e arcipuffolina, che argomento iperuranico!).
Facciamo una necessaria precisazione: all'università non si parla di università. Oramai è assodato. L'università non è oggetto del sapere universitario. All'università si sintetizzano farmaci, si compongono fratture, si ingessano lavagne, si impartiscono codici, si classificano batteri, si glossano tomi, si calcolano infiniti ma non si fa università. In effetti, il posto più sensato per fare un convegno sull'università, oggi come oggi, è la sede di un quotidiano. Resta, è il minimo, la libertà di chi organizza di chiedere di poter svolgere all'università un dibattito sull'università. Dopotutto i libri si presentano nelle librerie o nelle biblioteche, non presso le tipografie - e questo è vero anche per i libri sulla storia della stampa.
In questo scenario ipotetico, poniamo che cinque persone si mettano alacremente al lavoro e, programma alla mano, inoltrino richiesta per ottenere uno spazio.
Lasciamo stare, per amor di formalità, le promesse informali. Atteniamoci ai fatti.
Tu chiedi uno spazio. Fai la tua bella letterina, lecchi tutto quel che c'è da leccare, metti in calce anche i nomi di qualche amico per "fare massa" e protocolli. Cioè, prima parli con ottantamila persone, poi loro ti prendono la lettera e te la portano all'ufficio protocollo, che dice che tu hai richiesto uno spazio [l'ufficio protocollo è una genialata della burocrazia: serve a sapere esattamente cos'è che è andato smarrito; io, nel 2009, vorrei consegnare una richiesta in portineria e vedermi dato in cambio, da chiunque, un numerino, se necessario, che dice ce l'ho consegnata, senza ufficio: diamine, se la perdono me ne accorgerò!].
Tu chiedi uno spazio, dunque. E' ufficiale: è protocollato!
E loro non te lo danno. Ma questo è un po' meno ufficiale.
Ma non perché siano cattivi - cioè, non solo. Loro non te lo danno perché lo spazio non c'è.
Apriamo una riflessione semantica: come direbbe Kant, lo spazio non può non esserci. In effetti, loro vorrebbero dire che "non ci sono spazi liberi" ovvero che "tutti gli spazi sono occupati". Bello. Cioè, se tutti gli spazi fossero occupati sarebbe anche una sciccheria. In realtà - a parte che se li occupi ti sgomberano - gli spazi sono impegnati. Ora non so voi, ma io quando l'Ateneo non sa usare la terminologia mi preoccupo. Vuol dire che c'è bisogno di umanist_!
Apriamo una parentesi subordinata nella riflessione semantica: impegnati è termine veramente nefasto; con il bilancio corrente, presto gli spazi universitari saranno impegnati presso qualche banca, probabilmente. D'altra parte, non si sono mai sentiti spazi impiegati, mentre sarebbe ancora più lugubre dire che sono già destinati. Si dice forse, cari uffici amministrativi, adoperati, cioè messi in opera? Mah, questo farebbe di Carmignani un soggetto lirico... Insomma, degli spazi universitari, come dell'essere - qui si chiudono entrambe le riflessioni - legetai pollakos [=si dice in molti modi; Aristotele, Metafisica VII, 1028a, 10], tutti imprecisi.
Ironicamente, è proprio nel momento in cui si sa che tutti gli spazi sono impegnati che si inizia ad andare per il sottile. Solo quelli in gestione all'ateneo lo sono; gli altri, che dipendono dalle facoltà, boh.
In questo frangente, infatti, il prezioso ufficio patrimonio ti informa che esistono altri spazi [teoria delle superstringhe applicata] e che si può provare lì. Per fortuna, il gentile personale degli uffici amministrativi, che ben conosce le distinzioni tra ufficiale e ufficioso, ti dice chiaro e tondo che si possono chiedere, per un convegno, le aule magne delle facoltà ma che, tolta Ingegneria che sta più o meno dove ha perso le scarpe il signore (poi di fare un convegno sui saperi umanistici a ingegeria... ok l'ironia, ma il paradosso no!), praticamente l'unico posto che si può chiedere è la sala di Scienze. Il resto è piccolo, o ci sono le lauree, o è peggio che andar di notte, o fanno corsi anche lì. Quindi di' al tuo preside di facoltà di chiamare l'altro preside di facoltà per avere Scienze.
I beg you pardon? La mi scusi? Parliamone: la posso chiedere o è un favore?
No, no, la puoi chiedere, ma se la chiedi sono 200 euro.
Ahhh...
Sorvoliamo, per decenza, sulla prontezza burocratica del mio preside di facoltà.
In sintesi: lo spazio c'è, ma è come se non ci fosse [primo mistero fenomenologico]. Perché il virtuale divenga reale bisogna passare per una forma di dono, cioè per il riconoscimento dell'onnipotenza del mio preside di facoltà, che se un'aula nella facoltà da lui presieduta non è riuscito a trovarla allora poi tanto onnipontente non è [prima aporia politica].
Il convegno, poi, lo famo in Domus Mazziniana, ché per far risorgere l'università ci vuole un sito risorgimentale - e per averla abbiamo mosso mari di lacrime e monti di preghiere.
Resta il laboratorio di preparazione al Convegno.
E' una questione di principio: io il laboratorio pubblico con gli studenti lo voglio fare all'università.
Riparte l'iter.
Per evitare il delirio di protocollare ogni singola richiesta per ognuno degli spazi, uno fa una richiesta per uno spazio in particolare "o per qualche altro spazio disponibile nei dintorni delle facoltà di Lettere e Lingue", che già è una formulazione surreale.
Siccome poi, nel frattempo, è stato approvato il regolamento, la gentile responsabile dell'ufficio ti chiede: "ma voi siete un'associazione riconosciuta?"
"Ehm... no, veramente siamo una banda di sfigati"
[risata] "Così però è più difficile, ci vorrebbe un rappresentante o quindici firme di studenti, voi quanti siete?"
"No, scusi, tra di noi gli studenti sono pochi. Cioè, facciamo venire uno da Stanford e poi mi servono quindici studenti o un rappresentante? Guardi, vedo di trovare la firma di un rappresentante."
"Sì, sennò vai all'uscita della mensa e raccogli quindici firme. Passi e ti do il modulo."
Io, manco a dirlo, vado a mensa, recupero un rappresentante, lo faccio firmare - "ma la mia firma va bene? non ci vuole uno di lingue?" "Eccheccazzo, l'avete fatto voi il regolamento e lo chiedi a me?" - e consegno religiosamente la richiesta, con la firma degli organizzatori più quella del rappresentante, ma la sua in rosso.
Facciamo, in due battute, la morale della favola, ovvero traiamo le logiche conseguenze.
a) Tutti quelli che non hanno duemila euro per chiedere il Carmignani devono solo trovare il tempo di andare a mensa e raccattare 15 firme. Possibilmente di studenti a loro noti. [primo assioma fenomenologico]
b) Se non hai tutto questo tempo, puoi minacciare di morte la madre di un rappresentante e farti firmare da lui la richiesta. Per sovrappiù, digli anche che se lui da solo vale quanto 15 studenti allora ha 14 gemelli morti. Non si riesce proprio a capire perché un rappresentante valga di più [seconda aporia politica].
c) Sinistra per... ha ottenuto quello che voleva perché è riuscita a trascinare tutti sul terreno tecnico, trasformado una questione tecnica aggirabile in un problema politico insormontabile e facendo passare in secondo piano la questione dell'edilizia universitaria. Se, infatti, uno non ha spazio per organizzare un convegno sull'università all'università nei giorni in cui la stessa è aperta, allora l'edilizia *è* la questione in ballo. Sinistra per... ha imposto il proprio ordine di priorità, {rimescolando le priorità reali [secondo mistero fenomenologico] a proprio vantaggio politico} {primo assioma pseudopolitico}.
d) Dopo ottocentomila occupazioni, tutto mi aspettavo dai Collettivi e da Rebeldìa fuorché la politicizzazione di una questione tecnica manifestatasi, quest'ultima, in un regolamento-colabrodo che rende tutto solo più cavilloso. [questo classificatelo da voi, oramai dovreste aver imparato]
e) Cari Collettivi, dio consumista!, va bene che l'Onda ha esteso pratiche di riappropriazione dal basso per l'accesso agli spazi generando conflitto al livello dei rapporti di forza (ahù-ahù-ahù: qualsiasi cosa ciò significhi, non si capisce granché, ndr), ma se siamo cinque sfigati e proprio non possiamo occupare Palazzo Alla Giornata per farci un convegno (che non è che è poco serio, è che non sai se poi i relatori si accollano l'occupazione, ad esempio... e, se sei in cinque, la portinaia di schiocca du' labbrate e ti lascia gemente sull'asfalto del lungarno) esattamente come straminchia facciamo ad accedere a 'sti spazi? [e nota che la risposta "chiedetelo a noi" non vale, perché pone un problema simile a quello di cui sopra con il mio preside di facoltà]
f) Cara Sinistra per..., da dove comincio?
1 - "il regolamento [...] costituisce la base su cui si può ispirare la concessione degli "spazi di facoltà"". Mi state prendendo per il culo. Ci sono abituato. Anche il vostro Senatore. [Anche se ci tengo a precisare pubblicamente che non ci siamo mai presi per il culo a vicenda, se dio vuole] Quindi non mi stupisco ne m'offendo. Però a Scienze vogliono 200 euro. Cos'è "la base a cui si può ispirare..."??? O fate un regolamento che vincola in questo senso anche le facoltà, o dite che le facoltà sono autonome. O fate regolamenti, o vi date all'arte e all'ispirazione. Le cazzate, con tutto il bene che potrei dire io dei cazzi, le cazzate NO. Chiaro?
2 - Esattamente, come dobbiamo farvi capire che esistono in questa città gruppi organizzati di persone che, siccome l'università è tra i principali proprietari di immobili capaci di ospitare iniziative pubbliche, non possono non rivolgersi all'Ateneo e che tali gruppi NON HANNO IL BECCO DI UN QUATTRINO? Per favore, non mi dite che vi serve la lezione sull'accesso democratico agli spazi, ché nel comunicato sembrate avere fin troppa dimestichezza con il concetto.
3 - vedasi la seconda aporia politica
4 - tanto la fattura per tenere aperta Sant'Eufrasia arriva al vostro rappresentante, che ha gentilmente firmato perché, per fortuna, abbiamo rapporti con molti rappresentanti (io, fra l'altro, probabilmente avevo un aspetto e un'incazzatura che avrei fatto fuggire di paura anche i quattro cavalieri dell'apocalisse). Il regolamento voi ve lo siete votato, voi ve lo fate rispettare. Io la portineria non la pago. Sono 17 euro. Per me li potete rimediare anche con un pompino a Migliarino, e ve n'avanzano.
Ah, no, sarebbe una forma di finanziamento a nero...
5 - Non ho capito: devo fare un corso per diventare portiere e pompiere? quanti crediti ci vogliono? devo prendere il ramo professionalizzante del percorso a Y? ma i prof, che fanno lezione, sanno spegnere gli incendi? e, soprattutto, ma secondo voi io mi faccio mandare in vacca un'iniziativa perché due balordi fanno danni? Io vigilo, minchia se vigilo, ma anche se faccio il corso finisce che se due balordi vogliono spaccare un cesso lo spaccano, mica posso reggerglielo quando pisciano! [direbbe un amico: ah, liquidi sprecati! più golden shower e meno scazzottate!]
6 - grazie, avevamo bisogno di un modulo, in effetti, per fare una domanda. Così, quando qualcuno dovrà fare una cosa non presente nel modulo dovremo convocare una commissione spazi che avanzerà una proposta che sarà discussa dal senato accademico per stabilire se quelle modalità e quei termini si configurano come tipologia a sé o possono rientrare in uno dei moduli esistenti... madonna cornuta (siamo tutti figli di dio...) ma possibile che nessuno sappia scrivere una richiesta chiara?
Evidentemente no. Anche perché voi addirittura rivendicate le convinzioni. Che, francamente, con tutto quello che si può rivendicare... cioè, nessuno ve lo nega, che abbiate la vostra convinzione, né nessuno - il cielo ce ne guardi! - ha intenzione di impossessarsene indebitamente, né v'è, nella convinzione, alcuna azione che possa essere rivendicata. L'unica che in questo Paese, con buona pace di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, dell'Accademia della Crusca, di De Mauro e del collettivo Zanichelli, rivendica le proprie convinzioni è Daniela Santanché... capisco, ora, che vi ci vuole un modulo per fare la richiesta. Ancor di più capisco l'urgenza di un convegno che parli di saperi umanistici, dio merda!
ISTRUTTIVA POSTILLA SULLA GIPSOTECA
Una gipsoteca è un posto dove si espongono i gessi. Nel nostro caso, copie in gesso (a varie scale) di opere più o meno note, tavolta calchi di calchi (di calchi...). I gessi di cui parliamo sono quelli oggi esposti presso San Paolo all'Orto (che Orto, mi son sempre chiesto, se lì c'è un parcheggio? Sarà il caso la ribattezzino San Paolo in SUV).
Chi scrive quei gessi li conosce bene, e li ha odiati a lungo. Ammuffivano, inaccessibili, in quella che solo di recente è diventata l'aula studio della mia facoltà. Ricordo discussioni infinite e continui rinvii per il trasloco. Adesso eccoli esposti, ecco l'aula liberata per gli studenti.
La gipsoteca dipende, ufficialmente, dal Rettorato. Come si può vedere sul sito, vi si svolgono incontri regolarmente. Di fatto, la gipsoteca è concessa solo previo parere vincolante del Dipartimento di Archeologia - che possa crollare seppellendo tutte le cariatidi che ivi si conservano. La nostra prima richiesta, protocollata, è stata su quello spazio, perché ci sembrava simbolicamente assai significativo, nonostante le muffe da laboratorio di biologia. Ma no, non è adatto ad attività studentesche, tante volte si rompesse qualche prezioso calco in gesso... (o, forse, tante volte si disturbasse l'habitat delle muffe).
Non abbiamo mai ricevuto un diniego protocollato. Solo una risposta telefonica. Gentile, cordiale, quasi contrita, ma non protocollata. Non sappiamo se il Regolamento, non disponibile online, regolamenti anche la gipsoteca. Parrebbe di sì, eppure ci è stata negata.
In che altro modo far capire che, dove l'ufficiale e l'ufficioso si confondono, ogni regolamento è piegato dal più forte a far valere sempre il proprio privilegio?
16.3.09
Telecom Italia e il Diritto
Invece no, scrivo una cosa sul mio piccolo, sul mio piccolissimo, dal mio microcosmo.
Il post precedente di questo blog rimandava ad un incipit scritto per partecipare a un concorso e pubblicato su un altro blog creato appositamente.
Già le modalità di partecipazione e di voto potevano sollevare dei dubbi e delle perplessità: la lunga trafila di registrazione, l'inserimento dei dati (peraltro facilmente falsificabili), la creazione di pagine e profili erano chiaramente volti a gonfiare artificialmente il numero di utenti di Virgilio, con le ricadute statistiche, e quindi di peso relativo sul mercato web italiano, che tutt_ potete immaginare.
Il 5 marzo si chiudono i voti. Il 6 abbiamo saputo quali racconti sono stati selezionati e passano alla fase successiva. In attesa di commenti e suggerimenti da parte della "e-guide" (tale Linda di ScuolaHolden), oggi lunedì 16 marzo mi arriva un'e-mail in cui mi si chiede di firmare una liberatoria.
È normale, credo, in qualsiasi concorso, che si accettino termini generali di un contratto. È altrettanto normale che l'opera vincitrice, premiata in denaro, sia contestualmente obbligata alla cessione dei diritti agli organizzatori: per un esordiente spesso un premio è più di quanto si otterrebbe con la vendita o dei contratti editoriali. Fin qui, pur restando tutte le critiche alle politiche del diritto d'autore, lo scambio mantiene una parvenza di equità.
Ma andiamo a noi. In teoria io entro il 15 aprile dovrei consegnare il resto del testo. A oggi non ho ricevuto una riga di "suggerimenti" dalla "e-guide". Leggo la liberatoria. Anzi, potete leggerla tutta qui, ma io riporto gli elementi salienti:
1) di cedere sin d'ora a Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura con sede in Roma, via dei Magazzini Generali 20/A e a Telecom Italia S.pA., con sede in Piazza degli Affari, 2.20123, Milano (di seguito "i Promotori"), per tutto il mondo e senza limitazioni temporali, in via esclusiva, ogni e qualunque diritto di sfruttamento, in qualsiasi forma e con qualunque mezzo, presente e futuro, ed in particolare: di riproduzione, adattamento, pubblicazione, diffusione, esecuzione e rappresentazione in pubblico, comunicazione al pubblico, messa a disposizione del pubblico, distribuzione, traduzione,
Il punto è duplice, un'endiadi concettuale: IO non posso più riprodurre, diffondere, adattare, elaborare. SOLO TELECOM può farlo. E questo da adesso, cioè indipendentemente dall'esito e relativamente a 25 opere (per 4 sezioni di concorso, fa 100 opere).
Penso che si chiami "lavorare gratis".
Io se lavoro gratis lavoro per la collettività, non per il privato.
Il privato paga. È il mercato, bellezza.
O no?
Nota - gratuita - per il ramo marketing della Telecom: siete i soliti provincialotti e sperate, come sempre, di aggirare l'utente con lo spaventoso giuridichese. Così funzionerete sempre meno bene della concorrenza: cose come YouTube o xTube funzionano - remunerazione o meno - perché il narcisismo dell'utente che diventa produttore di contenuto è completamente soddisfatto. La gioia di essere in vetrina fa il paio con la tutela della proprietà, ovvero la consapevolezza che posso rimuovere, modificare, riprendere, copincollare, smontare e rimontare quello che ho messo su un sito. Se decidete di impossessarvene a priori la struttura inizia a scricchiolare. Mettere questi contenuti sotto chiave, poi, è una pratica di senso inverso e opposto a quello in cui marcia la Rete. La Rete è anche diffusione senza controllo, è possibilità di citare all'infinito, di diffondere sorgenti, link, file. È godimento nell'esibizione di sé. Persino da quest'ottica impolitica, dunque, la possibilità di non vincere e per ciò stesso veder finire il proprio lavoro in qualche archivio telecom sotterraneo, sotto chiave e inaccessibile a me stesso, me autore, me creatore, me superegoico generatore dell'Opera, è il più terribile degli spettri. Se non vi siete accorti di questo, evitate di fare i concorsi a tema "una generazione avanti". Risultate ottocenteschi.
19.11.08
-18 Le spine senza le rose
Ora io mi chiedo, e chiedo a te, ma le spine dove stanno?
Già.
La rosa senza spine e le spine senza rose.
Mah.
Mi prende la perplessità. Insomma, voglio dire: bisogna controllare, tante volte uno sulle spine ci cascasse. Sai che male? Alla fine mi son messo a cercare, ché dal dubbio non dormivo. Finché una sera, furtivo, aggiro il prestigiatore e quatto quatto nel retro m'infilo.
Stupore!
Delle spine non c'è traccia.
Ohibò, penso, e Alla faccia!
questo è proprio uno stregone,
altro che prestigiatore!
Così però mi prende il timore che lo stregone m'abbia visto coi poteri, gli occhi dietro la testa o quelli di un topo amico tra le pieghe del tendone. Vabbe', mi dico, tanto fuori fanno festa e il danno è fatto: tanto vale pedalare, continuare a rischiare, indagare, spiare e magari riuscire a copiare 'sta magia della rosa senza spine.
È tutto un caos di pozioni e flaconi, fusti e bidoni, casse e cassoni. Ma spine niente. Non una in terra, dietro un fiasco, su di un alambicco, nel pestello. Né però trovo le rose. Magari un petaluzzo, una fogliolina, stami, pollini o boccioli. Niente.
Ma allora ditelo no? è un prodigio! non c'è trucco e non c'è inganno! Signore e signori, lui dal nulla crea le rose senza spine! Due dosi d'ingredienti et voilà, una rosa apparirà.
Ma che usa che usa che userà mai questo stregone? E mi metto lì a rovistare tra i volumi, ci saranno pagine di incantesimi, ricette di magia, apritisesami e abracadabre. Trovo elisir di gioia e fiaschette di godimento, mantelli dello splendore e stoffa delle tasche piene, c'è il minimarket delle meraviglie - per chi se le può permettere, beninteso.
Ma io voglio gl'ingredienti!
Eccola lì, la cassa di ferro vellultato con scritto INGREDIENTI spalancata davanti ai miei occhi mentre lui è fuori a fare i suoi prodigi e intascar quattrini. Piena di barattoli, con le componenti base della magia davanti a me. Li tiro fuori uno dopo l'altro, incredulo, sempre più stupito.
E poi nel secondo, a grana fine, polvere di contratto, biancastra e fragile.
Il terzo è grosso e pesante, sembra petrolio ma vibra come un fischietto. Leggo:
distillato di paura nel buio urbano desolato
Col cuore in gola continuo, un barattolo che ronza e fischia e trema sembra vuoto, l'apro. È eco di grida domestiche. Ho i brividi al cuore.
Ci sono fumi di speranze infrante. Nella scatola di legno trovo cuore di mamma, a pezzettini. Ecco brandelli del morto bianco. Stillicidio del degente. Succo di cervello in cattività. Raccolti su uno schermo trovo gli occhi di bambina incantata. E questa lunga striscia, che non capisco che sia... sessanta centimetri di vita.
Ceneri d'accampamento.
Ultima esalazione di pensionato strozzato.
Vapori di risparmi.
Essenza di affetti stroncati.
Eccoli gli ingredienti della gioia dello stregone.
Quante spine per un trucco da prestigiatore.