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13.6.10

-6 Sport estremi - Caponata acrobatica

Innanzi tutto la prima regola della caponata acrobatica è quella di alzarsi alle sei e mezza circa. Le sei e quaranta vanno ancora bene, ma più vi avvicinate alle sette, peggio viene.
Dopo che vi siete svegliat_, fatevi un caffè. Mettete i pantaloncini della tuta, una t-shirt di cotone, le scarpe da tennis e il lettorino mp3 con una playlist di electro-swing à la Caravan Palace, elettronica mainstream alla Chemical Brothers e jodel ultrafinocchi à la Mary Schneider (ringrazio armstrong per la dritta).
Quindi, inforcare la bici e recarsi presso la più distante pista in terra battuta e radici affioranti. Scoprirete a questo punto che correre sulle note di chiusura dell'ouverture del Guglielmo Tell non è salutare. E anche il can can non è, in effetti, la scelta migliore che potevate fare.
Rientrat_ che sarete in casa un'ora dopo, docciatevi - va da sé - e reinforcate la bici.
Lavorare, dalle 9 alle 13. Poi ancora dalle 14 alle 18. Poi tornare a casa.
Ripetere il procedimento per cinque giorni, con l'accompagnamento di un Camerini o Gogol Bordello della situazione, tanto per alleggerire il ritmo della corsetta. In realtà scoprirete presto che tutti quei contraccolpi laterali sulle radici affioranti vi costringono a camminare come un genovese che si sforza di non consumare il parquet (questa, riadattata, è di Grillo, ndr). Ma quel presto sarà comunque troppo tardi.
Venerdì, rientrare a casa, prendere un treno per Lucca senza neppure farsi la doccia e, per celebrare degnamente la fine della prima settimana di lavoro full-time, consumare un aperitivo con l'amica italoamericana rintronata del vostro amante lucchese, l'amica stakhanovista che fa tre lavori e un dottorato di ricerca della fidanzata del vostro coinquilino nonché del vostro amante lucchese, altri soggetti a piacimento.
Trascinare l'aperitivo fino alle 23 circa. Possibilmente a base di negroni con angostura e quattrobianchi (se non l'hanno messo fuori legge).


Avere, durante le ore seguenti, 3+/-1 rapporti sessuali di cui almeno uno deve comprendere una doccia (no, la golden shower non conta), ma in modo tale che per le otto e trenta possiate essere al mercato generale dell'ortofrutta, sempre a Lucca.
Qui, contrattare sul prezzo degli ultimi 3,6Kg di melanzane lunghe d'aspetto non ottimo [io le ho prese a 1€/Kg]. Fatto ciò, preparare dei panini e andare al mare a Torre del Lago. Restarvi fino alle 18h30 o fino a scottarsi un po' le gambe, quindi affrontare la coda e rincasare. Andare alla coop, comprare 1,5 kg di sedano, 1kg di cipolle rosse, due lattine di olive nere cacerena snocciolate, mezzo litro di aceto rosso e due litri di olio per friggere. Al rientro a casa, farsi una doccia. Lavare le verdure possibilmente a parte. Cospargersi di crema idratante.
Procurarsi una ciotola grande, molto grande. Proprio grossa. Tipo l'insalatiera del pranzo di Natale, quella normalmente destinata ad accogliere scarola e radicchio per diciotto mucche svizzere e per la quale non è ancora stato progettato un frigo che l'accolga - frigo pur necessario visto che l'insalata natalizia resta puntualmente intonsa (e a ragion veduta, datosi che sotto Natale l'insalata sa di cartone pressato).


Tolti testa e culo alle melanzane, tagliatele a metà nel senso della lunghezza, e poi nuovamente a metà. Quindi a fette di circa 1,5cm. Quando ne avrete affettate circa metà, versate tutto l'olio in una casseruola o in una pentola per friggere che sia capiente almeno 5l.
Accendete il computer e sparate a tutto volume cose come Maracaibo e Robert De Niro's waiting. Indossate un grembiule da cucina. Si consiglia di restare in mutande bianche, maglietta e crema idratante, con sopra il solo grembiule da cucina.
Affettate la restante metà di melanzane. Quando avrete finito l'olio sarà alla temperatura ideale di 220°C. Controllate la temperatura dell'olio gettandovi dentro un tocchetto di melanzana. Schizzerà dell'olio. I decibel dell'urlo che tirerete quando lo schizzo vi ustionerà la mano indicheranno con precisione a quanti gradi è l'olio. Se la vicina chiama la polizia, l'olio è troppo caldo e dovrete abbassare la fiamma con la mano che vi resta.


Quando l'olio è alla temperatura desiderata, spalancate le finestre di tutte le camere, fate partire la ventola del bagno se non c'è una finestra, accendete la cappa, il ventilatore e anche l'aspirapolvere, quindi sigillate la porta della cucina: adesso siete pront_ per friggere. Prendete una schiumarola. Mettete un pugno di melanzane circa sulla schiumarola e immergetele nell'olio. Poi rifatelo rapidamente con un secondo pugno di melanzane. Lasciate che friggano. Considerate che, a 200gr per volta, sarà necessario ripetere quest'operazione per circa 16 volte. Le melanzane, che ogni tanto vanno mescolate, friggono in circa 15 minuti. Se avete iniziato alle 20, per le 24 avrete finito.
Nel frattempo, tra un lancio di melanzane e l'altro, mentre leggete i messaggi che vi lasciano su uno o due dei social network ai quali siete iscritti, cercando di non dimenarvi eccessivamente al rimo di 0303456 con la schiumarola in mano ché schizzereste olio per ogni dove, mondare il sedano.
Prima di mondare i sedani, approntate due ciotole la cui capacità, sommata, sia di almeno 1/5 superiore alla capacità dell'insalatiera gigante: vi disporrete, con abuso criminale di carta assorbente, le melanzane fritte. Un'eccellente alternativa è una scatola di scarpe, che assorbe l'olio abbestia e dà al fritto quel certo non so che che, dopo, si potrebbe rivelare il vero segreto dello chef per preparare l'agrodolce. Disposte strategicamente le due ciotole o scatole di scarpe o i tampax (manonlihoprovati quindinongarantisco) e i rotoli di carta assorbente, potrete mondare il sedano.


Il sedano si monda nel modo seguente: tagliatene il piede, separate tutte le coste, lavatele, per ciascuna costa tagliate le foglie e la cima sottile e callosa, poi fatele a fettine di circa 1cm, gradualmente più sottili man mano che la costa si fa più larga, al limite tagliate la costa in due o in tre per il senso della lunghezza, e fate bene attenzione ad eliminare i punti della costa da cui si dipartono i rametti secondari, ché son fibrosi da far schifo. Quindi questo chilo e mezzo di sedano va sbollentato. Si può sbollentarlo in due modi: a) lo mettete in casseruola e lo ricoprite di acqua, lo salate e portate a ebollizione lasciando che buona parte dell'acqua evapori, mescolando frequentemente perché non s'attacchi e bruci; b) lo mettete in una ciotola, salate, versate mezzo bicchiere d'acqua, coprite e infilate nel microonde per 4 minuti a 650W.
Poi, sempre tra un lancio di melanzane e l'altro, affettate le cipolle.


Per affettare le cipolle rosse è di estrema importanza che abbiate preso le opportune precauzioni oculari. Innanzi tutto, siate miopi, astigmatici o ipermetropi. Se siete presbiti non va bene. Quindi, trascorrete una giornata a mare con le lenti a contatto. E' importante che le indossiate prima delle 9 di modo che alle 19, al rientro, siano passate almeno dieci ore. Dopo dieci ore e una giornata al mare, i vostri occhi gridano vendetta al cielo, alla ionosfera e anche al vuoto interplanetario (dove nessuno sente il loro grido di vendetta ma solo il rombo dei motori a curvatura, i clacson di una intera carreggiata di autovetture laziali tuttora data per dispersa e intasatasi nell'indimenticabile ingorgo formatosi sotto la famosa nevicata dell'85 sul Grande Raccordo Anulare e, ma solo le domeniche verso le sette e quaranta, l'arrotino). A questo punto, per la buona riuscita di una caponata acrobatica, è cruciale accorgersi solo dopo avere acquistato tutti gli ingredienti e avere lasciato i 3,6Kg di melanzane a soffrire nel portabagagli di un'auto nera parcheggiata in spiaggia tutto il giorno in modo tale da averne anticipato la data di scadenza alla mezzanotte del giorno stesso, di avere dimenticato la custodia degli occhiali - e quindi, va da sé, gli occhiali medesimi - sulla mensola del bagno dell'amante lucchese. Alle 22, i vostri occhi assomigliano più o meno a due chicchi di uva passa. Dopo che un pipistrello dagli occhiali [chi altri? (qui per approfondire)] li ha mangiati e ricacati.
Da qui in poi il numero è solo per professionist_ assoluti_, ore e ore di scuola circense per corrispondenza e almeno venticinque anni d'esperienza nel settore della frittura, del tipo che sapete anche la ricetta per preparare l'aria fritta.
Siete a metà della frittura di melanzane e dovete, contemporanamente, seguire la frittura, prestare orecchio ai sedani che si sbollentano, trattenere la sudorazione che rischia di fare condensa sotto le tre dita di crema idratante che vi siete dati sulle gambe ustionate, ancheggiare a ritmo della macarena e affettare 1Kg di cipolle rosse in striscioline sottili sottili mentre piangete come Audrey Hepburn perché il mix di vapori di cipolla, lenti saldate alle cornee e nube di olio fritto vi sta facendo fumare gli occhi come se vi stessero esorcizzando nonostante abbiate cercato di evitare i fumi urticanti girando la testa come Linda Blair e facciate esattamente le sue stesse smorfie superandola però  largamente in sconcezze e blasfemia.
Perché una scuola circense per corrispondenza? Perché se avete seguito il corso alla scuola radio elettra molto probabilmente morirete tentando di affettare cipolle - e il vostro cadavere non verrà mai trovato, poiché rapidamente dissoltosi sotto l'effetto combinato dell'olio bruciato e della cipolla stessa, non resterà che un vago odore di sedano arrosto (dopotutto il mancato ritrovamento del cadavere in caso di morte è un ingrediente fondamentale di qualsiasi sport estremo meritevole di tale aggettivo). Come mai? Il motivo, ovviamente, è che l'esatta tecnica circense per portare a termine questo compito a fronte della triplice interruzione (per mescolare le melanzane, mescolare il sedano e passare al successivo giro di melanzane da friggere) va sempre in onda mentre siete in galleria.
Ora che ho scritto un paragrafo del cazzo per motivare la didattica epistolare possiamo proseguire.
Prendete la pentola da 10l. Se non avete una pentola da 10l vuol dire che le vostre doti culinarie sono insufficienti per realizzare una caponata acrobatica. Inoltre, se stavate già cercando di fare la caponata acrobatica e scoprite solo adesso che vi serve una pentola così grande e non l'avete, allora meritate di morire per il solo fatto di esservi ritenut_ così al di sopra del resto dell'umanità da potere svolgere le istruzioni senza averle lette prima fino in fondo - cosa che è: a) un errore per il quale avrebbero dovuto bocciarvi all'esame di seconda elementare; b) un modo implicito per darmi dell'Ikea supponendo che una caponata acrobatica sia come un qualsiasi vaktørpul componibile; c) un peccato di hybris per il quale ogni religione che si rispetti commina la pena capitale. Metteteci dentro tutte le cipolle così faticosamente affettate e tipo mezzo bicchiere d'olio d'oliva. Soffriggete. Con tipo un bicchiere di vino bianco.


Mentre cambiate le melanzane all'olio, mescolate i sedani, rosolate le cipolle, ballate il twist e trattenete la sudorazione, dovete anche aprire quelle lattine di olive, sgocciolarle e non dico tagliarle a rondelle ma almeno a metà - sorridendo. Che per 450gr di olive fa un casino di tagli da fare. Per favore, niente caponata al sangue, grazie.
Già che ci siete, mettete a sgocciolare i capperi.
Poi unite il sedano alle cipolle, aggiungete le olive e i capperi, prendete un'altra pentola, versateci dell'acqua calda, un pugno di sale grosso, dell'amuchina e fateci bollire i vasetti che non avete avuto il tempo di sterilizzare nel corso della settimana. Ricordatevi che vanno sterilizzati anche i tappi. Per sicurezza, quando avete finito asciugate il tutto nel microonde. Se qualcosa sopravvive, si tratta di qualcosa che vi avrebbe uccis_ comunque e che, in ogni caso, stermineebbe l'umanità pochi giorni dopo la vostra morte, quindi non ha senso preoccuparsene.
- ok, potrebbe farvi soffrire atroci dolori senza poi avere la pietà di uccidervi e invece ridurvi come Renzo Bossi, ma per uno stipendio da migliaia di euro al mese chi non è disposto a soffrire un po'?

A questo punto, è circa mezzanotte. Prendete l'aceto. Lo so, la tentazione è quella di suicidarsi bevendolo tutto alla goccia, ma resistete, vi prego, e mettete su Chick Habit. Fate sciogliere nell'aceto cinque cucchiai colmi di zucchero. Tanto è quattro ore che mescolate roba, mescolate anche quello. Tra una mescolata e l'altra dovreste aver finito di friggere tutte le melanzane. La carta unta d'olio somiglia più o meno alle foreste costiere del delta del Mississipi unte di petrolio. Diluite il senso di colpa pensando che la batteria del vostro cellulare è molto peggio e, alla fine, non si mangia. Ma poi non avete mica il tempo di perdervi un cazzate. Adesso dovete prendere il tubetto di concentrato di pomodoro che avete in dispensa e metterne un cucchiaio colmo con le cipolle, i sedani e tutto il resto. Se non avete del concentrato di pomodoro prendete 250ml di salsa di pomodoro e concentratela. Per i motivi di cui alla pentola da 10l, non starò né a dire che non potete non avere del concentrato di pomodoro né che non potete non sapere come si fa.
Perché il concentrato? Perché i sedani e le cipolle sono pieni d'acqua. Il pomodoro ci serve solo per il colore (cazzo volete che faccia un cucchiaio di concentrato in 6 Kg di roba?). Se mettete la salsa, finite con l'aggiungere ancora dell'acqua, con il risultato che poi le melanzane vi si ammosciano - e allora che cazzo le abbiamo fritte a fare in 16 micropassaggi perché la temperatura dell'olio non scendesse troppo al momento dell'immersione? - e poi, quando mescolerete, si spappoleranno. Al contrario, il concentrato assorbe acqua. E meno acqua c'è meglio è.
Salate. Salate tenendo a mente che le melanzane, che costituiscono oltre il 50% del totale, non sono state salate.
Se avete fritto facendo cose come salare l'olio... mio dio non ci voglio neppure pensare. E poi, come notate dal crescente numero di cazzi seminati per le frasi, inizio anche ad essere stanchino.
Unite tutto. Cioè prendete tutte le melanzane fritte e mettetele nella pentola.(*) Mescolate, assaggiate di sale, correggete se è il caso. Sciacquatevi la bocca e assaggiate l'agrodolce di zucchero e aceto. Se dopo che l'aceto v'ha strizzato tutto dalla punta della lingua ai lobi delle orecchie capita che il vago retrogusto dolce vi suggerisce la pericolosissima idea di prendere un altro cucchiaio di questa mistura, allora vuol dire che l'agrodolce è venuto a puntino. Non bevetene, ovviamente, o fate la fine del moscerino(**). Se vi fa schifo e basta dovete mettere altro zucchero. Se ne berreste come fosse negroni allora manca l'aceto.
Mescolate con delicatezza. Assaggiate per correggere di sale, zucchero o aceto. Avete cinque minuti. Dopo cinque minuti è evaporato troppo aceto e lo zucchero ha iniziato a caramellare e tutto è perduto.
Prima che si perda, spegnete il fuoco e mettete nei vasetti. Colmate ogni vasetto, tappate e mettete sottosopra. Poi potete anche concedervi di andare a dormire senza farvi una doccia.
Tanto domani, quando il vicinato imporrà lo sfratto perché avete appestato un condominio il sabato notte aggirandovi per casa in mutande con la musica a tutto volume, l'odore pungente che emetterete provocherà quelle espressioni di disgusto presso la tizia antipatica della porta accanto che saranno l'ultima soddisfazione che vi potrete togliere.

Poi fatemi sapere com'è andata a finire.
sempre vostro,
si-culo

(*) Le melanzane e i sedani, puliti, fanno circa 4,5Kg. Con le cipolle e le olive si arriva quasi a 6. Poi l'olio, l'aceto, lo zucchero... si sta sui 7 Kg. Questa informazione era deducibile dall'inizio. 7Kg di cose fatte per lo più di acqua (le verdure lo sono, queste verdure in particolare, olive a parte) occupano circa... lo spazio di 7l (sono equivalenze da terza elementare). Che con le necessità di rimescolamento e il volume extra dell'aria intrappolata nelle verdure stesse fa sì che ci serva, appunto, una pentola da 10l. Solo se l'avevate già calcolato e, quindi, eseguendo la ricetta passo-passo in lettura non siete stati colti in contropiede, solo e soltanto in questo caso potete concedervi moderate manifestazioni di hybris.
(**) Lo zucchero attira il moscerino, l'aceto l'ammazza. Se in una bottiglia, funziona per vari parassiti degli alberi da frutta.

Particolari di possibile effetto comico lasciati da parte per sopravvenuto tunnel carpale:
- vantarsi per avere scritto finalmente un post più lungo della sidebar;
- rilevare che il numero medio di parole per frase e la struttura della subordinazione rendono questo pezzo, a un'analisi puramente quantitativa del testo, la cosa più simile alla Critica della ragion pura dopo La Certosa di Parma e i comizi di Vendola;
- compiacersi della presenza di una frase che condensa il maggior numero possibile di negazioni in rapporto al numero totale di parole;
- prostituirsi presso chi legge rilevando come l'indice di leggibilità di Word indichi probabilmente in 32 il numero di anni di studio necessari a comprendere questo testo, cosa che farà sentire chiunque intelligentissimo;
- ironizzare su come sia possibile mescolare dolcemente chili e chili di roba fritta e stufata;
- ribadire con frequenza da tormentone che tutto questo si svolge il sabato sera, un caldo sabato sera di giugno, altro che saturday night fever, che è l'ultima frontiera del sabato alternativo o l'unico modo per essere completamente ubriachi e passare l'alcol-test, etc...;
- fare la tirata d'orecchi preventiva al prevedibile saccente che obietterà come non si possa gioire affatto della diminuzione di acqua quando si aggiunge il concentrato di pomodoro perché la quantità di acqua resta sempre la stessa gridandogli nelle orecchie fino a fargli icrinare il martelletto che si parla della quantità relativa e non di quella assoluta di acqua, ovviamente, e osservando che la sua è una testa rubata alla metallurgia, sottintendendo neanche troppo velatamente che la si può usare come incudine;
- vv.ee.

21.4.10

Buone notizie {ritratto dell'artista da eroina}

Ogni tanto anche i leghisti possono rasserenarti la giornata.
Ad esempio, oggi, su Vanity Fair, quando gli chiedono se abbia mai provato delle droghe, Renzo Bossi risponde - lo sapete già -
"Nella vita penso si debba provare tutto, tranne due cose: i culattoni e la droga".

Che, se ci pensate, dà sollievo sapere che mai sarò provato da Bossi jr.
Né in quanto culattone né in quanto droga.

poscritto lubranesco
Renzo Bossi ha quindi intenzione di provare gli eterosessuali?

6.4.10

spammare subito! (lotto per mille)



(camauri d'ermellino estone, anelli d'oro a cassettate)

(su segnalazione di muflone)

update del 21 aprile per i cercatori di camauri: il camauro è il berretto papale. come tutti gli accessori moda dei potenti, è di velluto rosso e bordato di qualche pelo pregiato, tipicamente ermellino bianco. come molti mustelidi del genere mustela (la donnola, il furetto, la puzzola), l'ermellino (mustela erminea) potpotta.
siccome in estonia l'inverno dura assai, il pelo dell'ermellino in estonia è bianco per più tempo, quindi suppongo che convenga allevare e massacrare ermellini in estonia e non, che so, a bollate

22.10.09

-8 Library!®

L'avevamo annunciato qualche tempo fa, in uscita,

Pazienza, tenacia, aggressività, brutale violenza, menomazioni gratuite, handicap fisici, insensatezza, follia e morti misteriose si celano dietro a...

Library!®
il lato oscuro dello scaffale compatto
Sei pronto ad affrontare la calca della Distribuzione?

In un labirinto di logica e corridoi neoclassici, tra seminterrati proibiti e micidiali schedari, gli utenti sono alla ricerca dell’Opera, da agguantare prima degli altri in un’affannosa corsa contro il tempo, dove tutti giocano contro tutti. Orari impossibili e uffici folli, sotto la cappa soffocante di un’inflessibile burocrazia stalinista.

Ambientato nella cupa Firenze del XXI secolo, Library! è un gioco di ruolo basato sulla paranoia, denso di emozioni forti, adatto solo a giocatori esperti e dotati di nervi d'acciaio.
Una piazza desolata.
Una cancellata imperiale.
La facciata, di un'ocra incombente.
E dietro a tutto questo, l'incontro fatale con la plastificatrice. Se accetterai la sua sfida non potrai più sottrarti al soffocante abbraccio di Library!
Library! è un intrigo culturale in cui chiunque può provare a impersonare l'Utente. L'Utente affronterà enigmi e pericoli di ogni sorta per arrivare al suo unico obiettivo: l'Opera. Mostri e violenze si celano dietro ogni angolo, sicari assoldati dalla potente Burocrazia Culturale, che come un'eminenza grigia muove le pedine di un gioco che ha per posta la stessa salute mentale dell'Utente.

come pasuord le metto unoduetrequattro va bene? poi va su uorduemilasei e se la cambia
Tutte le informazioni di gioco sono contenute nella tessera del personaggio. L'uso della tessera ti consentirà di passare di livello in livello, ma sappi che se proverai ad entrare in livelli proibiti sarai costretto a vagare senza requie per i corridoi gelidi della Biblioteca.

come pasuord le metto unoduetrequattro va bene? poi va su uorduemilasei e se la cambia

ritiri pure la schedina dalla plastificatrice, quando esce è pronta
I primi indizi sono nel Catalogo - il cartaceo, dove i pollini-mummia sono pronti a maledirti e trasformarti per sempre in un burattino starnutino, e l'elettronico, per consultare il quale dovrai vincere ripetuti scontri corpo-a-corpo con l'instancabile trackball incollata.

è uscita, non vede? guardi, lì, quella linguetta trasparente, l'afferri

Ma il cuore di Library! si schiuderà solo davanti all'Enigma della Richiesta. Leggi tutti i tuoi diritti! Clicca al posto giusto! Compila il modulo cartaceo! Sbaglia un solo passaggio e sarai costretto a ricominciare daccapo.

no, no, prima vada lì e posi la borsa nell'armadietto, poi ripassi da qui, ma non passi dentro il metal-detector, da lì ci deve passare quando esce, non quando entra, però prima venga qui perché dobbiamo segnalare che lei entra già con altri libri, poi strisci il codice a barre finché non viene il verde

Dalle porte asettiche e ospedaliere del Catalogo, attraverso l'Enigma della Richiesta, sarai condotto al Moratorium della Distribuzione. Qui, gli Utenti giunti prima di te vivono in uno stato di animazione sospesa e alienazione. Sono pericolosi pazienti psichiatrici sedati. Sono accaniti giocatori del lotto in attesa della prossima estrazione. Sono devoti supplichevoli inspiegabilmente funestati dall'ira divina.

no, guardi, se lei ha chiesto l'opera in lettura, non può prendere poi l'opera in prestito. Intanto, è iscritto al prestito? No? Allora alle 11 si iscrive al prestito, se glielo fanno fare, sa, chieda se i libri che vuole sono in prestito, se lei li può prendere, poi, tra mezz'ora, prenda i libri in lettura, e domani o un altro giorno ripassa per prenderli in prestito.
Eppure sono come te. Sono quello che tu diventerai per la prossima mezz'ora, per un'ora, per centoventi minuti o fino a quando, allo scoccare del bip, anche il tuo CUF apparirà sullo schermo come una chiamata celeste e liberatoria. Sarai eletto al banco. Avrai accesso, finalmente, all'Opera... che resta dov'è se non fornisci all'ufficio Prestito dei motivi burocraticamente validi per prendere il libro in prestito, e comunque puoi ripassare domani, perché noi si deve levare il cartellino che dice che il libro è in consultazione e metterci quello che dice che il libro è in prestito.

Mi raccomando, torni con questo qui che le do, perché ci va questo nello scaffale dove prendiamo il libro, ha capito?

Firenze, XXI secolo dell'era volgare. E nessuna guerra atomica si è ancora scatenata.

26.8.09

-10 "Stasera quasi quasi mi faccio del male" (work in progress)

Ecco di cosa ci informa cordialmente DEHORR commentando una lettera giunta a gay.tv:
"visto che si parla tanto di comunità gay e bla bla bla io e sottolineo io quando vado in giro (per di piu ho un aspetto molto femmineo e attiro parecchio)ho imparato non solo a rispondere mAle ma anche ad uscie di casa con coltelli in borsa non per offendere ma solo per difendermi........quano mi fermeranno e mi diranno cosa cifai con il cutter in borsa diro che mi serve al lavoro mase permettete la vita e mia e m la gestiso io come mi pare e piace e vado in giro come dico io nn come vuole la gente.la gente?la gente e un ammasso di cretini che di giorno fan tanto i perbenisti poi pero quando cala l sera vedete voi come si avvicinano e ci provano pur d avere una scopata o solamente un pompino........che dire nn esiste la comunita gay ognuno se la deve sbrigare da solo e solo cosi ti rendi conto di quanto e "massacrante la vita di un gay"......."
Vi prego di apprezzare lo sforzo che sto facendo: praticamente tra questo e altri commenti c'è un si-culo sottoposto al supplizio tantalico di non fare un meta-commento quando tutto si offre così candidamente allo scopo.

Vi invito caldamente a leggere e rileggere l'ultimo post di femminismo-a-sud. Difficile da sintetizzare: l'elenco di motivatissimi improperii anti-gay non si può riassumere.
È spuntato che noi froci ultimamente saremmo vittime di ripetute violenze, dei generi più svariati.
Errata corrige:
Va di moda [nei quotidiani rimasti a corto di cronaca&morale e nei siti gay che avevano esaurito gli argomenti "fighi", "moda" e "coming out nello sport"] censire(*n1lc) le vittime (in persone e beni) della violenza omofobica.
La replica della Lurida Checca (d'ora in poi lc) oscilla tra il "ammazziamoli anche noi" e il "perché non emigriamo in massa", passando per un "dobbiamo fare lobby".
Dunque, sarò analitico e palloso: per favore, non chiamiamola "violenza omofobica". Non di fobia si tratta. Sono pestaggi, odio, crudeltà, marginalizzazione, emarginazione, sbudellamenti, squartamenti, sventramenti, calci, pugni, massacri, intimidazioni. Sono certo che possiamo trovare un termine più evocativo per indicare la cosa. Tipo "terrorismo eterosessuale" o... non so, ma trovatemi una cosa meno soft, meno medica, meno asettica, meno giuridica, più di pancia, più sanguinolenta. Tipo Frociogeddon. Ma forse anche solo "violenza anti-gay" andrebbe bene: il magazziniere della coop dovrebbe capirlo.
Così, di primo acchito, vien voglia di aggirarsi nella notte con dei tacchi a spillo di 12cm in acciaio inox spazzolato, lucenti, adatti ad essere conficcati con foga in mezzo agli occhi di un maschio bianco eterosessuale possib. borghese di passaggio. E vedere l'effetto che fa. Per gradi successivi di moderazione posso anche capire, quindi, le varie reazioni che balenano nella mente della lc.
Bellezze, è da più di un anno che la situazione è... diciamo mutata sfavorevolmente?
Un anno fa su suggerimento di Lazzaro/2 (*n1) s'è fatto (io e lui, più lui che io) una serie di immagini a tema, in occasione del pride di Bologna. Sarà il caso di farsi balenare in mente qualche altra reazione?
L'impressione complessiva che ho dalla frequentazione di siti e blog a tema è che:
- la gente ignora le regole elementari della lingua e, darling, anche se ti capisco lo stesso, vorrei impiegarci qualche nanosecondo in meno, specie perché non sei Hegel e quindi, anche se credi come lui di avere la verità in tasca, ti mancano quantomeno i suoi ottimi motivi per crederlo.
- la quantità di moralismo circolante tra i gay rende progressista anche il Levitico (*n2lc). Ergo il moralismo di Santa Romana Chiesa non può stupire.
- non esiste memoria a lungo, medio o breve termine nella comunità; non si ha idea di cosa si sia fatto e cosa abbia fallito, di quali politiche e strategie il movimento gay abbia adottato in passato e del come e/o perché non abbiano funzionato.
- se sei effeminato (o, misteriosamente, effemminato) sei, in ordine sparso
(a) da compatire, poverino
(b) un bersaglio, perché ti si vede lontano un miglio quindi ti si picchia e/o ti si offende
(c) una vergogna perché poi gli etero pensano che i froci sono tutti donne mancate
(d) orgoglioso di mostrarti per come sei
(e) la vittima del modello eterosessista, ché siccome i froci sono per gli etero donne mancate allora l'effeminato incarna questo stereotipo perché non è riuscito a liberarsene, al punto che è ostacolo egli stesso alla liberazione degli altri [e qui sopprimo il saggio su Teorie pseudoaccademiche e stereotipi dell'omosessualità, che fondamentalmente sarebbe un saggio sulle lc plurilaureate che difendono Oriana Fallaci e ne assumono su di sé le tesi]
- se hai un sano sfogo sull'immobilismo del movimento LGBT ti si risponde che però il titolo che hai scelto per l'intervento avrebbe dovuto essere un altro; che gente, ho capito che la forma è importante, però talvolta - tipo quando stai morendo pestato a sangue - si potrebbe anche soprassedere
- il maschilismo più retrivo è onnipresente, ma più che nella forma - necessariamente censurata - della misoginia, si esprime nella ripetizione ininterrotta della superiorità del corpo maschile su qualsiasi altra cosa. E "qualsiasi" non è un'iperbole (*n3lc).

Orbene, la fantascienza prima e il cyberpunk poi ci avevano istruito circa il fatto che la società contemporanea sarebbe stata sessuocentrica. L'immagine di persone che "di giorno fan tanto i perbenisti poi pero quando cala l sera vedete voi come si avvicinano e ci provano pur d avere una scopata o solamente un pompino" (*n2) non è quindi affatto un'immagine nuova. Fermarsi a questo non è solo deludente, è una sconfitta. Nel 2009 sarebbe interessante tipo interrogarsi sulle ragioni che spingono certe persone ad adottare questo comportamento, provare a darsi delle spiegazioni, capire in che modo questo comportamento può, per alcuni, essere razionale. Bollarli come "perbenisti" e fermarsi qui dovrebbe essere un po' demodé, invece è un'evergreen (*n3).
Proviamo a fare un esercizio, immaginiamo che in una cittadina relativamente tranquilla, magari festosa sopra la media, per bene ma non perbenista, diciamo un posto come Rimini, sì, immaginiamo che a Rimini avvenga un'aggressione anti-gay. Ora, la spiegazione corrente è che gli aggressori sono omofobi. Ipotizziamo anche che ci sia una legislazione che dice che l'omofobia nei casi di violenza sia un'aggravante. Di per sé il fatto che la vittima sia un gay non dimostra affatto che la violenza sia una violenza omofobica: se, ad esempio, non so che sei gay e ti uccido è solo omicidio, mica omicidio omofobico. Quindi avremmo questa scena in tribunale, in cui le vittime devono dimostrare che sono state aggredite in quanto gay - l'implicazione è che se fossero stati tipo rom non sarebbero stati aggrediti. Ma, nel caso ipotetico, gli abitanti del quartiere che hanno assistito all'aggressione solidarizzano con l'aggressore dicendo che lui ha solo difeso il decoro del palazzo, che non li ha certo aggrediti perché erano gay, ma solo perché erano impresentabili, fastidiosi, brutti, indecorosi. Insomma, monnezza. Ma monnezza a prescindere da quello che fanno a letto. La coppia praticamente imbrattava il palazzo con la sua sola presenza. Esattamente come una ragazza dai molti amanti, una donna che ha abortito, dei neGri, dei rom, un cameriere rumeno, una colf polacca coi fianchi larghi, una infermiera filippina con la faccia butterata e via discriminando...
"Siccome fanno tutti schifo uguale, mica c'era omofobia! E' gente che non si è integrata. Conosco un sacco di gay, Signor Giudice davvero, ma non fanno come loro; loro provocano."
La volete ancora più chiara e più semplificata o basta così? E' necessario proprio spiegare fin nei minimi dettagli dov'è che ci ha portati l'ideologia del decoro? Devo spiegare cos'è?
Sì, lo spiego. Diciamolo, chiamiamolo per nome, 'sto decoro. Lasciate che provi a fissarlo, sennò ci resta evanescente.
Il decoro è la morale per cui se mi fai male agli occhi quando ti vedo allora devi essere punito. E se mi fai male all'immaginazione quando so cosa stai facendo anche se non ti vedo allora devi essere punito, ma per sicurezza ci metto anche una telecamera. Se è illuminato, lindo, profumato allora il posto è decoroso, anche se è deserto e freddo come un parcheggio e ci fanno gli stupri perché non passa mai nessuno. Se ti accoltello nel vicolo buio e umido dove stai pomiciando è perché sei nascosto e indecoroso e dunque stai facendo qualcosa che non può essere fatto alla luce del sole e dunque ho ragione. Se invece stai pomiciando sotto un lampione ti dico che devi andare da un'altra parte perché i bambini potrebbero vederti. Anzi, ti dovresti trovare un luogo magari appartato. Così ti posso accoltellare. O posso dire che ti droghi e farci mettere i lampioni e le telecamere così non ci vai più, sennò ti vedono i bambini (*n4)
etc...

chiarimenti? domande? proposte? obiezioni? sono tutt'orecchie

(*nota 1 per la lurida checca): censire, non censurare né recensire. Usa il deMauro online.
(*n1) Non c'è mai il link perché sono incontri o conversazioni telefoniche. Ovviamente spero che il mio cellulare sia intercettato, così un dì potrò recuperare le registrazioni e trascrivere cotanta scienza.
(*n2lc) il Levitico è uno dei libri che compongono la Bibbia. Per la precisione è il terzo dopo Genesi ed Esodo. In particolare nel Levitico stanno concentrati tutti i divieti e i precetti, tipo tonnellate di divieti e precetti, peraltro assai fantasiosi. Un testo paragonabile al Levitico è il regolamento della polizia municipale di Firenze (che a pensarci bene dev'essere una traduzione non ufficiale o qualcosa di simile). Siccome siamo un paese impregnato di cultura cattolica immagino che tutti si sappia cos'è il Levitico e cosa c'è scritto. In caso di lacune, si consiglia di rimediare.
(*n3lc) Alcune parole hanno più significati. L'iperbole, come la parabola, è una figura geometrica facente parte delle coniche. Allo stesso tempo con "parabola" s'intende la narrazione di un aneddoto religioso edificante, mentre la "iperbole" è una figura retorica. Wikipedia può illustrarti significato e uso del termine "iperbole" in letteratura.
(*n2) Non capisco questa gerarchia degli atti sessuali. Perché "solamente" un pompino? Cos'è questo declassamento del sesso orale?
(*n3) Ci sta un tizio che interrogandosi sul perché gli operai di fabbrica si comportavano come si comportavano - anziché, come i contemporanei, limitarsi a bollarli come buzzurri o, più elegantemente, "meno dotati" - ci ha scritto su un libro... capitale. Non dico di fare lo stesso, ma lo spunto è promettente.
(*n4) Minchia, bambini ovunque, in ogni angolo, a tutte le ore del giorno e della notte, sempre bambini i cui occhi vanno tutelati. Meno male siamo un paese a crescita zero... Ma non possiamo mettere tutti i bambini in dei posti dove stanno solo loro? Non so, magari degli asili per l'infanzia. Cosa? Non ci sono i soldi? Ah, già... Mandiamoli a scuola, no? Uh, non c'è più il tempo prolungato così il pomeriggio dormono dai nonni - perché non potete pagare la babysitter, si capisce - e la sera ve li portate dietro perché non hanno sonno... capisco... be', mandateli a giocare al parco! Ah, non c'è più il parco? ... ci hanno fatto un palazzo... capisco. Cazzo, allora non fatene più. Non fatene più. Non fatene più.

9.4.09

-16 Comunicazione non interna

-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [networkgiovanipisa] Lunga parentesi di sfogo
Data: Thu, 09 Apr 2009 23:40:12 +0200
Da: si.culo
Rispondi-a: networkgiovanipisa@googlegroups.com
A: networkgiovanipisa@googlegroups.com


Non vi turbate per l'oggetto: non ce l'ho con voi.
E' che io studio cose che mi fanno arrabbiare e, ogni tanto, ho anche bisogno di sfogarmi.
Quando riprendo in mano le conferenze politiche di Bourdieu poi, divento una furia.
Infine, come sapete, è stata una settimana dura (e siamo solo a giovedì!).

Leggevo or ora qualche mail arretrata che mi ero appuntata come "importante", e in particolare i comunicati di Rebeldìa e Rifondazione - su quello dei Collettivi non dico, ché il loro senatore ha commesso un "errore infelice" e tanto mi basta - sul nuovo Regolamento universitario che definisce i criteri per l'accesso agli spazi.
Spazi, già, quelli che ci hanno incasinato la settimana, fatto rinviare la pubblicizzazione a dopo Pasqua, impegnato varie ore e tolto la serenità per svariati giorni (almeno a me e, penso, a vonTrotta).

Spazi.
Ma quali spazi?
No, dico, perché semplicemente non ce ne sono.
Ora, qui stanno tutti a sommergere la rete e i giornali di comunicati stampa sugli spazi, ma mi pare che sia andato smarrito il tema che sta a monte degli spazi, e cioè piano edilizio e, evidentemente, piano didattico (leggi: proliferazione di corsi).
La cosa che mi fa tristezza non è il comunicato gioioso di Sinistra per...: loro hanno sempre difeso un'idea di legalità ben precisa, si sono fatti forti, da sempre, di regolamenti e norme, al limite di un'inutile legalitarismo. No, la cosa che mi fa tristezza sono gli argomenti di Sinistra per... e gli argomenti di quelli che contestano la posizione di Sinistra per..., cioè mi fa tristezza la qualità del "dibattito".
Io, si sa, sono materialista e venale. Ma mi sforzerò di immaginare, senza nessun riferimento alla realtà (...), l'applicazione di questo regolamento.
Perché, ladies&gentlemen, l'approvazione del regolamento è cosa dell'altro giorno, dunque penso che qualcosa dobbiamo dire: dopotutto la nostra è la prima richiesta dall'approvazione. Tacere non si può.
Immaginiamo, dunque, che uno voglia fare che so... un convegno. Un convengo, per giunta, sull'università (poffardicinbacco e arcipuffolina, che argomento iperuranico!).
Facciamo una necessaria precisazione: all'università non si parla di università. Oramai è assodato. L'università non è oggetto del sapere universitario. All'università si sintetizzano farmaci, si compongono fratture, si ingessano lavagne, si impartiscono codici, si classificano batteri, si glossano tomi, si calcolano infiniti ma non si fa università. In effetti, il posto più sensato per fare un convegno sull'università, oggi come oggi, è la sede di un quotidiano. Resta, è il minimo, la libertà di chi organizza di chiedere di poter svolgere all'università un dibattito sull'università. Dopotutto i libri si presentano nelle librerie o nelle biblioteche, non presso le tipografie - e questo è vero anche per i libri sulla storia della stampa.
In questo scenario ipotetico, poniamo che cinque persone si mettano alacremente al lavoro e, programma alla mano, inoltrino richiesta per ottenere uno spazio.
Lasciamo stare, per amor di formalità, le promesse informali. Atteniamoci ai fatti.
Tu chiedi uno spazio. Fai la tua bella letterina, lecchi tutto quel che c'è da leccare, metti in calce anche i nomi di qualche amico per "fare massa" e protocolli. Cioè, prima parli con ottantamila persone, poi loro ti prendono la lettera e te la portano all'ufficio protocollo, che dice che tu hai richiesto uno spazio [l'ufficio protocollo è una genialata della burocrazia: serve a sapere esattamente cos'è che è andato smarrito; io, nel 2009, vorrei consegnare una richiesta in portineria e vedermi dato in cambio, da chiunque, un numerino, se necessario, che dice ce l'ho consegnata, senza ufficio: diamine, se la perdono me ne accorgerò!].
Tu chiedi uno spazio, dunque. E' ufficiale: è protocollato!
E loro non te lo danno. Ma questo è un po' meno ufficiale.
Ma non perché siano cattivi - cioè, non solo. Loro non te lo danno perché lo spazio non c'è.
Apriamo una riflessione semantica: come direbbe Kant, lo spazio non può non esserci. In effetti, loro vorrebbero dire che "non ci sono spazi liberi" ovvero che "tutti gli spazi sono occupati". Bello. Cioè, se tutti gli spazi fossero occupati sarebbe anche una sciccheria. In realtà - a parte che se li occupi ti sgomberano - gli spazi sono impegnati. Ora non so voi, ma io quando l'Ateneo non sa usare la terminologia mi preoccupo. Vuol dire che c'è bisogno di umanist_!
Apriamo una parentesi subordinata nella riflessione semantica: impegnati è termine veramente nefasto; con il bilancio corrente, presto gli spazi universitari saranno impegnati presso qualche banca, probabilmente. D'altra parte, non si sono mai sentiti spazi impiegati, mentre sarebbe ancora più lugubre dire che sono già destinati. Si dice forse, cari uffici amministrativi, adoperati, cioè messi in opera? Mah, questo farebbe di Carmignani un soggetto lirico... Insomma, degli spazi universitari, come dell'essere - qui si chiudono entrambe le riflessioni - legetai pollakos [=si dice in molti modi; Aristotele, Metafisica VII, 1028a, 10], tutti imprecisi.
Ironicamente, è proprio nel momento in cui si sa che tutti gli spazi sono impegnati che si inizia ad andare per il sottile. Solo quelli in gestione all'ateneo lo sono; gli altri, che dipendono dalle facoltà, boh.
In questo frangente, infatti, il prezioso ufficio patrimonio ti informa che esistono altri spazi [teoria delle superstringhe applicata] e che si può provare lì. Per fortuna, il gentile personale degli uffici amministrativi, che ben conosce le distinzioni tra ufficiale e ufficioso, ti dice chiaro e tondo che si possono chiedere, per un convegno, le aule magne delle facoltà ma che, tolta Ingegneria che sta più o meno dove ha perso le scarpe il signore (poi di fare un convegno sui saperi umanistici a ingegeria... ok l'ironia, ma il paradosso no!), praticamente l'unico posto che si può chiedere è la sala di Scienze. Il resto è piccolo, o ci sono le lauree, o è peggio che andar di notte, o fanno corsi anche lì. Quindi di' al tuo preside di facoltà di chiamare l'altro preside di facoltà per avere Scienze.
I beg you pardon? La mi scusi? Parliamone: la posso chiedere o è un favore?
No, no, la puoi chiedere, ma se la chiedi sono 200 euro.
Ahhh...
Sorvoliamo, per decenza, sulla prontezza burocratica del mio preside di facoltà.
In sintesi: lo spazio c'è, ma è come se non ci fosse [primo mistero fenomenologico]. Perché il virtuale divenga reale bisogna passare per una forma di dono, cioè per il riconoscimento dell'onnipotenza del mio preside di facoltà, che se un'aula nella facoltà da lui presieduta non è riuscito a trovarla allora poi tanto onnipontente non è [prima aporia politica].
Il convegno, poi, lo famo in Domus Mazziniana, ché per far risorgere l'università ci vuole un sito risorgimentale - e per averla abbiamo mosso mari di lacrime e monti di preghiere.
Resta il laboratorio di preparazione al Convegno.
E' una questione di principio: io il laboratorio pubblico con gli studenti lo voglio fare all'università.
Riparte l'iter.
Per evitare il delirio di protocollare ogni singola richiesta per ognuno degli spazi, uno fa una richiesta per uno spazio in particolare "o per qualche altro spazio disponibile nei dintorni delle facoltà di Lettere e Lingue", che già è una formulazione surreale.
Siccome poi, nel frattempo, è stato approvato il regolamento, la gentile responsabile dell'ufficio ti chiede: "ma voi siete un'associazione riconosciuta?"
"Ehm... no, veramente siamo una banda di sfigati"
[risata] "Così però è più difficile, ci vorrebbe un rappresentante o quindici firme di studenti, voi quanti siete?"
"No, scusi, tra di noi gli studenti sono pochi. Cioè, facciamo venire uno da Stanford e poi mi servono quindici studenti o un rappresentante? Guardi, vedo di trovare la firma di un rappresentante."
"Sì, sennò vai all'uscita della mensa e raccogli quindici firme. Passi e ti do il modulo."
Io, manco a dirlo, vado a mensa, recupero un rappresentante, lo faccio firmare - "ma la mia firma va bene? non ci vuole uno di lingue?" "Eccheccazzo, l'avete fatto voi il regolamento e lo chiedi a me?" - e consegno religiosamente la richiesta, con la firma degli organizzatori più quella del rappresentante, ma la sua in rosso.

Facciamo, in due battute, la morale della favola, ovvero traiamo le logiche conseguenze.
a) Tutti quelli che non hanno duemila euro per chiedere il Carmignani devono solo trovare il tempo di andare a mensa e raccattare 15 firme. Possibilmente di studenti a loro noti. [primo assioma fenomenologico]
b) Se non hai tutto questo tempo, puoi minacciare di morte la madre di un rappresentante e farti firmare da lui la richiesta. Per sovrappiù, digli anche che se lui da solo vale quanto 15 studenti allora ha 14 gemelli morti. Non si riesce proprio a capire perché un rappresentante valga di più [seconda aporia politica].
c) Sinistra per... ha ottenuto quello che voleva perché è riuscita a trascinare tutti sul terreno tecnico, trasformado una questione tecnica aggirabile in un problema politico insormontabile e facendo passare in secondo piano la questione dell'edilizia universitaria. Se, infatti, uno non ha spazio per organizzare un convegno sull'università all'università nei giorni in cui la stessa è aperta, allora l'edilizia *è* la questione in ballo. Sinistra per... ha imposto il proprio ordine di priorità, {rimescolando le priorità reali [secondo mistero fenomenologico] a proprio vantaggio politico} {primo assioma pseudopolitico}.
d) Dopo ottocentomila occupazioni, tutto mi aspettavo dai Collettivi e da Rebeldìa fuorché la politicizzazione di una questione tecnica manifestatasi, quest'ultima, in un regolamento-colabrodo che rende tutto solo più cavilloso. [questo classificatelo da voi, oramai dovreste aver imparato]
e) Cari Collettivi, dio consumista!, va bene che l'Onda ha esteso pratiche di riappropriazione dal basso per l'accesso agli spazi generando conflitto al livello dei rapporti di forza (ahù-ahù-ahù: qualsiasi cosa ciò significhi, non si capisce granché, ndr), ma se siamo cinque sfigati e proprio non possiamo occupare Palazzo Alla Giornata per farci un convegno (che non è che è poco serio, è che non sai se poi i relatori si accollano l'occupazione, ad esempio... e, se sei in cinque, la portinaia di schiocca du' labbrate e ti lascia gemente sull'asfalto del lungarno) esattamente come straminchia facciamo ad accedere a 'sti spazi? [e nota che la risposta "chiedetelo a noi" non vale, perché pone un problema simile a quello di cui sopra con il mio preside di facoltà]
f) Cara Sinistra per..., da dove comincio?
1 - "il regolamento [...] costituisce la base su cui si può ispirare la concessione degli "spazi di facoltà"". Mi state prendendo per il culo. Ci sono abituato. Anche il vostro Senatore. [Anche se ci tengo a precisare pubblicamente che non ci siamo mai presi per il culo a vicenda, se dio vuole] Quindi non mi stupisco ne m'offendo. Però a Scienze vogliono 200 euro. Cos'è "la base a cui si può ispirare..."??? O fate un regolamento che vincola in questo senso anche le facoltà, o dite che le facoltà sono autonome. O fate regolamenti, o vi date all'arte e all'ispirazione. Le cazzate, con tutto il bene che potrei dire io dei cazzi, le cazzate NO. Chiaro?
2 - Esattamente, come dobbiamo farvi capire che esistono in questa città gruppi organizzati di persone che, siccome l'università è tra i principali proprietari di immobili capaci di ospitare iniziative pubbliche, non possono non rivolgersi all'Ateneo e che tali gruppi NON HANNO IL BECCO DI UN QUATTRINO? Per favore, non mi dite che vi serve la lezione sull'accesso democratico agli spazi, ché nel comunicato sembrate avere fin troppa dimestichezza con il concetto.
3 - vedasi la seconda aporia politica
4 - tanto la fattura per tenere aperta Sant'Eufrasia arriva al vostro rappresentante, che ha gentilmente firmato perché, per fortuna, abbiamo rapporti con molti rappresentanti (io, fra l'altro, probabilmente avevo un aspetto e un'incazzatura che avrei fatto fuggire di paura anche i quattro cavalieri dell'apocalisse). Il regolamento voi ve lo siete votato, voi ve lo fate rispettare. Io la portineria non la pago. Sono 17 euro. Per me li potete rimediare anche con un pompino a Migliarino, e ve n'avanzano.
Ah, no, sarebbe una forma di finanziamento a nero...
5 - Non ho capito: devo fare un corso per diventare portiere e pompiere? quanti crediti ci vogliono? devo prendere il ramo professionalizzante del percorso a Y? ma i prof, che fanno lezione, sanno spegnere gli incendi? e, soprattutto, ma secondo voi io mi faccio mandare in vacca un'iniziativa perché due balordi fanno danni? Io vigilo, minchia se vigilo, ma anche se faccio il corso finisce che se due balordi vogliono spaccare un cesso lo spaccano, mica posso reggerglielo quando pisciano! [direbbe un amico: ah, liquidi sprecati! più golden shower e meno scazzottate!]
6 - grazie, avevamo bisogno di un modulo, in effetti, per fare una domanda. Così, quando qualcuno dovrà fare una cosa non presente nel modulo dovremo convocare una commissione spazi che avanzerà una proposta che sarà discussa dal senato accademico per stabilire se quelle modalità e quei termini si configurano come tipologia a sé o possono rientrare in uno dei moduli esistenti... madonna cornuta (siamo tutti figli di dio...) ma possibile che nessuno sappia scrivere una richiesta chiara?
Evidentemente no. Anche perché voi addirittura rivendicate le convinzioni. Che, francamente, con tutto quello che si può rivendicare... cioè, nessuno ve lo nega, che abbiate la vostra convinzione, né nessuno - il cielo ce ne guardi! - ha intenzione di impossessarsene indebitamente, né v'è, nella convinzione, alcuna azione che possa essere rivendicata. L'unica che in questo Paese, con buona pace di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, dell'Accademia della Crusca, di De Mauro e del collettivo Zanichelli, rivendica le proprie convinzioni è Daniela Santanché... capisco, ora, che vi ci vuole un modulo per fare la richiesta. Ancor di più capisco l'urgenza di un convegno che parli di saperi umanistici, dio merda!


ISTRUTTIVA POSTILLA SULLA GIPSOTECA
Una gipsoteca è un posto dove si espongono i gessi. Nel nostro caso, copie in gesso (a varie scale) di opere più o meno note, tavolta calchi di calchi (di calchi...). I gessi di cui parliamo sono quelli oggi esposti presso San Paolo all'Orto (che Orto, mi son sempre chiesto, se lì c'è un parcheggio? Sarà il caso la ribattezzino San Paolo in SUV).
Chi scrive quei gessi li conosce bene, e li ha odiati a lungo. Ammuffivano, inaccessibili, in quella che solo di recente è diventata l'aula studio della mia facoltà. Ricordo discussioni infinite e continui rinvii per il trasloco. Adesso eccoli esposti, ecco l'aula liberata per gli studenti.
La gipsoteca dipende, ufficialmente, dal Rettorato. Come si può vedere sul sito, vi si svolgono incontri regolarmente. Di fatto, la gipsoteca è concessa solo previo parere vincolante del Dipartimento di Archeologia - che possa crollare seppellendo tutte le cariatidi che ivi si conservano. La nostra prima richiesta, protocollata, è stata su quello spazio, perché ci sembrava simbolicamente assai significativo, nonostante le muffe da laboratorio di biologia. Ma no, non è adatto ad attività studentesche, tante volte si rompesse qualche prezioso calco in gesso... (o, forse, tante volte si disturbasse l'habitat delle muffe).
Non abbiamo mai ricevuto un diniego protocollato. Solo una risposta telefonica. Gentile, cordiale, quasi contrita, ma non protocollata. Non sappiamo se il Regolamento, non disponibile online, regolamenti anche la gipsoteca. Parrebbe di sì, eppure ci è stata negata.
In che altro modo far capire che, dove l'ufficiale e l'ufficioso si confondono, ogni regolamento è piegato dal più forte a far valere sempre il proprio privilegio?

19.3.09

-17 Emile Durkheim, Carolina Lussana e il canguro

Lo so, state già cercando di incastrare i tre elementi del titolo per capire che diavolo di senso hanno. Metteteci che il sottotitolo di questo post è:
uno studio sulle contraddizioni del Partito Democratico
e il caos è fatto.
Rinunciateci: questo non è un post con del senso. Questo è un tema sul quale ci vuole almeno fastidio per avere una trattazione che possa apparire un po' sensata.
Io vorrei solo dare alcuni suggerimenti, neanche troppo colti, per provare ad interpretare il momento. Sarà prima d'obbligo istruirvi sulla triade.
Emile Durkheim è il padre, universalmente riconosciuto, della sociologia. Alcuni, i più esistenzialisti, lo ricorderanno per Il Suicidio (1897), testo che mi sento di suggerire a tutti gli emo ado-depressi così, forse, scoprono quanto sono schifosamente condizionati, la smettono di frignare e si redimono. Ad ogni modo, l'Opera di Durkheim è Le forme elementari della vita religiosa (1912). Un libro ambientato in Australia. E qui eccovi una mezza idea su cosa ci porti dalla sociologia ai canguri. Questi ultimi, infatti, sono animali totemici ricorrenti nella cosmologia australiana, e quindi immancabili in uno studio sulla religione totemica. Va detto, per amor d'esattezza, che il succoso bruco witchetty è molto più frequente. E il bruco witchetty non ha nessuna relazione con Carolina Lussana.
La trentasettenne parlamentare bergamasca - che milita, manco a dirlo, nella Lega Nord - è nota per le sue battaglie pro-life, sempre a sostegno della Famiglia e della tutela del corpo delle donne, nonché per l'esercizio della prostituzione in quelle che, a tutti gli effetti, tratteggia come case chiuse. Una strana, ma non inedita, commistione di pseudofemminismo autoritario e legalitarismo.
Cosa lega Carolina Lussana, il canguro e Durkheim?
La risposta potrebbe essere tra le vostre gambe.
Si tratta del pene.
No, il legame non è aritmetico: non è che Carolina Lussana non ne ha, Durkheim ne ha uno e il canguro due. No.
Ah, sì, il canguro ne ha due. Cioè, è uno ma è bifido. Sì, be', visti i precedenti era inevitabile che in questo blog a un certo punto si parlasse di cazzi. Fra l'altro la fisiologia dei marsupiali è molto interessante. Per esempio le cangure (e tutte le marsupiali) hanno due vagine e due uteri, però con un solo ingresso. Sorprendentemente, fanno solo un pupo alla volta. L'altro lo congelano così se il primo schiatta c'è già il sostituto pronto senza la necessità di un altro accoppiamento. Insomma, sono più o meno in regola con la Legge 40: poco sesso, tanta prole. Alla domanda: come fa pipì un canguro con due peni? la risposta è: ha la cloaca come gli uccelli. Si apre il portellone e via tutto, cacche e pipì.
(però salta e non vola)

E tanto mi basta per dire che gli antropologi che sostengono che gli aborigeni si subincidono per imitare i canguri sostengono una vaccata col botto: gli aborigeni, infatti, non fanno cacca e pipì insieme saltellando sulle alture di Canberra.
Ed eccoci arrivati. All'anello mancante, intendo.
Roba per stomaci forti.
Chi tra voi sta pensando, per via della vaccata col botto, che l'anello mancante sia connesso a qualche americano deficiente che riempie palloncini di scorregge di vacca e poi gli dà fuoco facendoli esplodere ha visto troppi film di Bondi&DeSica.
No, dolcezza, la parola chiave, l'anello mancante, è la subincisione.
Ora, in condizioni normali farei tipo un link dov'è spiegato di che si tratta, ma la faccenda è hard, molto hard. Pertanto sarà il caso di procedere per gradi e garantirvi il giusto distacco.
Torniamo, quindi, a Carolina Lussana. Costei ha proposto, lo scorso 30 aprile 2008 (cioè appena insediata, ndr) ben tre disegni di legge. Quella che ci interessa è la proposta di legge 666. No, non è uno scherzo, si tratta davvero del numero della Bestia, e non avrebbe potuto essere più appropriato, da un certo punto di vista.
Il titolo è: "Modifiche al codice penale concernenti la disciplina dei reati di violenza sessuale nell'ambito dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale". L'articolo 13 comma 1 introdurrebbe nel codice penale il "trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, previa valutazione da parte del giudice della pericolosità sociale e della personalità del reo, nonché dei suoi rapporti con la vittima del reato", che per noi comuni mortali sarebbe la castrazione chimica. Che per noi maschietti fa abbastanza 666. La questione è tornata alla ribalta recentemente, in particolare nel dibattito sul pacchetto sicurezza e relativi emendamenti. Bocciato, l'emendamento della Lega verrà riproposto nel ddl sui reati di violenza sessuale. Ma, come potete leggere nell'articolo della Stampa appena linkato, con un'interessante variante: salvo i casi di obbligatorietà di cui al comma 2 (recidiva e pedofilia), non starà alla discrezionalità del giudice stabilire la castrazione chimica, bensì alla volontà del condannato che, in buona sostanza, potrà commutare parte della pena detentiva in pena corporale.
E qui torniamo alla subincisione. La pratica, che Durkheim non esita a definire a più riprese "dolorosa", può oggi andare sotto il nome tecnico e pulitamente greco di meatotomia, ovvero l'incisione del meato urinario. Ma la subincisione è, appunto, sub- e non semplice -tomia. E qui l'immaginazione ha delle difficoltà: se piscio dal buco in cima, capisco che per farmi tipo uscire un enorme calcolo magari fanno una meatotomia, ma la subincisione dove la fanno? dentro? Sotto? Ma sotto cosa? Ulteriori ricerche (segnatamente l'apposito dizionario di antropologia Fabietti-Remotti) parlano di "incisione del pene dallo scroto al meato uretrale", e uno, immediatamente, pensa a un buco. Perché far percorrere alla pipì tutta la strada su per il pene quando uno può farsela sui piedi praticando un comodo forellino alla base? (magari da decorare con una perlina/tappo o sonasègaìo). Ok, pacifico che i popoli del mondo hanno abitudini assurde (tipo portare a spasso i cani o indossare scarpe con tacchi di 15 cm), ma questa proprio non mi tornava. Così, visto che continuavo a non visualizzare la subincisione, ho tentato un approccio meno teorico e più "sul campo". E visto che nel Queensland non c'è il WiMax, mi sono rivolto ai neotribali, comunità - online e non - di gente dedita a pratiche come il tatuaggio, il piercing e il branding. Ero certo che avrei trovato dei rilievi fotografici della cosa, e infatti finalmente scopro in che consiste, in pratica, 'sta benedetta subincisione.
Non era la definizione del dizionario ad essere poco chiara, è che la pratica ha davvero dell'incredibile.
Un pene parzialmente subinciso risulta così:

Poiché la pratica è graduale e il sangue genitale, presso gli aborigeni, ha un valore particolarmente sacro, nel lungo periodo il pene si trasforma.



Fino alla completa bisezione.
selfdone with lust - jack6

Ma se la trattazione che ne dà BMEzine (Body Modification Ezine) nel suo wiki mantiene il tono piano di uno strumento comunque enciclopedico, i riscontri neotribali sono assai più interessanti. Nel numero 15 del PFIQ (Piercing Fans International Quarterly, il trimestrale internazionale dei fan del piercing) Carl Carrol, scriveva:
My decision to surgically remodel my genitals was deliberate, of deep satisfaction to me, highly exciting, sexually adventurous, and erotically exhilarating...Full erections are still maintained as previously, but now in two complete, separate halves. The erotic zones of my penis are still the same, with orgasms and ejaculations functioning perfectly. Entry into the vagina requires a little extra effort for insertion, but once my penis is inside, its opened effect on the vagina's inner lining is more pronounced, giving better, female orgasmic feelings.

[La mia decisione di rimodellare chirurgicamente i miei genitali fu deliberata, di grande soddisfazione, altamente eccitante, sessualmente avventurosa ed eroticamente esilarante... Si conservano delle piene erezioni, come in precedenza, ma adesso in due metà separate e
complete. Le zone erotiche del mio pene sono sempre le stesse, con orgasmi ed eiaculazioni che funzionano perfettamente. L'ingresso nella vagine richiede un certo supplemento d'impegno per l'inserimento, ma una volta che il mio pene è all'interno, il suo effetto aperto sui tessuti interni della vagina è più accentuato, dando migliori sensazioni orgasmiche femminili]

Il suo pene nel 1982 appariva - pubblicamente - così:

Per Carrol, dunque, si tratta di una pratica che potremmo definire edonistica. Diversa, invece, la posizione di jack6. Per intenderci, si tratta dell'uomo che ha pubblicato la foto del proprio pene completamente bisecato (e il coltello), intitolandola Selfdone with lust. Jack, secondo la sua bio, è un uomo tedesco sposato, di 60 anni, con 4 figli. In una discussione sulla glandectomia, alla domanda "perché lo fate?", risponde:
Penso che vi siano poche ragioni. Per quanto mi riguarda ho il desiderio di modificare e tagliare i miei attrezzi sessuali. Da ragazzino ho staccato pezzi del mio lungo prepuzio e la cosa era molto hot ed eccitante. Sempre, nella mia vita, era meraviglioso pungere con degli aghi la pelle del sesso, il cazzo e le palle. Era contemporaneamente meraviglioso e rilassante. Ma io l'ho soltanto tagliato in due metà. Rimuoverne pezzi - ne ho paura, ma sento che il desiderio esiste. Talvolta lo sogno, che mia moglie tagli via le mie palle durante l'atto sessuale. L'immagine è molto hot e folle per me!!! E un cazzo senza ghianda è molto eccitante per me e credo anche per altri. Così hanno il desiderio di sessioni di rimozione finché la loro regione pubica non è liscia come quella di una donna, penso. Un'altra ragione potrebbe essere, che il cazzo sarebbe più duro senza ghianda, perché sarebbe necessario meno sangue per riempire il cazzo. E quando sarai più anziano, realizzerai che la durezza e durata del tuo cazzo su lunghi periodi di sesso non è così facile come da giovani!!! Così la ghianda mancante rende il cazzo più pieno e più duro.

Se Carrol pensa al piacere della partner, jack6 è centrato sul proprio. Carrol fa degli esperimenti, jack6 continua a fare quello che faceva, portandolo sempre un po' oltre. Ciò che, a mi modo di vedere, li accomuna è la trasformazione del pene in organo esclusivamente sessuale. La minzione in piedi è impossibile, ci si deve sedere. L'uretra perde di funzionalità. L'eiaculazione è presente, ma senza schizzi e, al limite, il pene subinciso è in grado di accogliere in sé l'orgasmo femminile. In questo si torna al canguro, il cui apparato genitale, come abbiamo detto, non è anche apparato urinario. Così il pene bifido del canguro si avvicina molto all'organo di quegli uccelli (come cigni e anatre) che non si riproducono mediante la semplice estroflessione della cloaca. Tale organo, in inglese lo chiamano phallus, in francese pseudo-pénis o semplicemente pene, come in italiano. Nella denominazione inglese/latina, prevale quindi la volontà di sottolineare la distizione di funzioni tra il pene e il fallo a tutto vantaggio del suo uso sessuale e del suo valore simbolico (serve richiamare Leda e il cigno?). Quale che sia la denominazione, il punto interessante è la trasformazione dell'organo per l'incremento del piacere erotico, proprio o del partner.
E qui arriviamo a Carolina "666" Lussana e alla castrazione volontaria.
Mettiamo da parte gli eunuchi, mettiamo da parte la costruzione di potere pubblico e il suo rapporto con evirazione, castrazione e altri atti di "mortificazione del corpo"; mettiamo da parte, per amore di omogeneità categoriale, tutto ciò che è atto di conversione, di sacrificio di un "capitale simbolico" in capitale d'altro genere, speso spesso per ottenerne effetti pubblici o politici. Mi interessa la continuità, la modificazione dell'organo sessuale entro un'attività concepita come attività di piacere sessuale.

ciao
sono olandese, slave 24/7 da ormai quasi dieci anni. ho molti piercings e tatuaggi, principalmente genitali. il mio master vuole che io adesso sia castrato e vuole sostituire le mie noccioline [nuts] con delle palle di ferro, o semplicemente tagliare via del tutto il mio scroto. Ma prima vorrebbe, come precedente, rimuovere i miei capezzoli. Probabilmente quando lo si potrà fare e le condizioni fisiche non avranno troppo impatto vorrà anche che il mio cazzo sia rimosso. Non vogliamo fare esperimenti e vogliamo che sia fatto da un chirurgo espero in una klinica e non avere problemi con le autorità. qualcuno ha dei suggerimenti su cliniche o ospedali dove realizzano queste richieste [?]

Questo è hans, in una richiesta del 31 gennaio. Tre settimane dopo ci scrive che:
ciao gays grazie per il consiglio
Il mio master ha studiato ed è in contatto con varie persone dalla grecia all'estremo oriente. Nell'est è in contatto con un ricco gay che vuole pagare un buon chirurgo a patto che tutti i miei genitali siano rimossi e che li si consegni successivamente a lui. Vi dirò di più del piano del mio master in privato. L'operazione può essere fatta gradualmente dal momento che sono ancora a disagio rispetto all'idea di perdere anche il mio cazzo. Be' non mi è stato consentito di eiaculare negli ultimi anni ma mi sento ancora un uomo. Le estremità dei miei capezzoli verranno rimosse a breve
per adesso

Se c'è almeno una cosa che emerge è che la volontà è relazionale, e non individuale. In questo caso particolare, la circolazione del denaro e quella del piacere si trovano in un paniere economico misto da cui l'unica persona esclusa - e forse non è un caso - è il medico, il solo a cui il piacere sia negato e, contemporaneamente, il solo a compiere un'azione riconosciuta come lavoro che valorizza, economicamente, i genitali mediante l'intervento di asportazione a beneficio della coppia slave/master.
Il détournement ironico m'impone di sollevare una questione: care le mie signore del PD (e anche i miei signori del PD), com'è possibile che, nel vostro sconfinato relativismo culturale e nel vostro immenso liberalismo, definiate "barbarie" la proposta dell'on. Lussana? Se lo stupratore fosse un aborigeno che fareste? Se fosse uno slave? Se lo slave fosse stato costretto a stuprare per ottenere la castrazione chimica? E via ipotizzando...
Una seconda questione riguarda Fini e, in generale, la destra. Consapevoli, ben consapevoli del fatto che molti stupratori sono padri e mariti italiani, c'è un nesso tra la loro ferma opposizione all'emendamento della Lega e la tradizione virilista di cui i nazionalalleati sono portatori?
Infine, veniamo alla nostra Lussana. Che posizione occupa nella circolazione sessuale la volontà castratrice e autoritaria che lei stessa incarna? Che eros esprime Carolina Lussana? Che atto sessuale è in corso tra stato e cittadini? Queste, le rivolgo al buon fastidio, più acuto e versato di me a impostare meglio le domande e tracciare, spero, delle risposte.

19.11.08

-18 Le spine senza le rose

Nella bottega della gioia ci sta un prestigiatore. Basso che fa anche un po' il buffone, e ride e ride e ride. Il prestigiatore della gioia sorride e ti fa un trucco. E dove non c'era niente appare una rosa, e tu il trucco non lo vedi ma ci credi. Ché la rosa è senza spine, e il trucco - dici - è tutto lì.
Ora io mi chiedo, e chiedo a te, ma le spine dove stanno?
Già.
La rosa senza spine e le spine senza rose.
Mah.
Mi prende la perplessità. Insomma, voglio dire: bisogna controllare, tante volte uno sulle spine ci cascasse. Sai che male? Alla fine mi son messo a cercare, ché dal dubbio non dormivo. Finché una sera, furtivo, aggiro il prestigiatore e quatto quatto nel retro m'infilo.
Stupore!
Delle spine non c'è traccia.
Ohibò, penso, e Alla faccia!
questo è proprio uno stregone,
altro che prestigiatore!
Così però mi prende il timore che lo stregone m'abbia visto coi poteri, gli occhi dietro la testa o quelli di un topo amico tra le pieghe del tendone. Vabbe', mi dico, tanto fuori fanno festa e il danno è fatto: tanto vale pedalare, continuare a rischiare, indagare, spiare e magari riuscire a copiare 'sta magia della rosa senza spine.
È tutto un caos di pozioni e flaconi, fusti e bidoni, casse e cassoni. Ma spine niente. Non una in terra, dietro un fiasco, su di un alambicco, nel pestello. Né però trovo le rose. Magari un petaluzzo, una fogliolina, stami, pollini o boccioli. Niente.
Ma allora ditelo no? è un prodigio! non c'è trucco e non c'è inganno! Signore e signori, lui dal nulla crea le rose senza spine! Due dosi d'ingredienti et voilà, una rosa apparirà.
Ma che usa che usa che userà mai questo stregone? E mi metto lì a rovistare tra i volumi, ci saranno pagine di incantesimi, ricette di magia, apritisesami e abracadabre. Trovo elisir di gioia e fiaschette di godimento, mantelli dello splendore e stoffa delle tasche piene, c'è il minimarket delle meraviglie - per chi se le può permettere, beninteso.
Ma io voglio gl'ingredienti!
Eccola lì, la cassa di ferro vellultato con scritto INGREDIENTI spalancata davanti ai miei occhi mentre lui è fuori a fare i suoi prodigi e intascar quattrini. Piena di barattoli, con le componenti base della magia davanti a me. Li tiro fuori uno dopo l'altro, incredulo, sempre più stupito.
Ecco, il primo, un fluido rosso vivo. L'etichetta dice:
dolore di coppia separata dal lavoro inseguito
E poi nel secondo, a grana fine, polvere di contratto, biancastra e fragile.
Il terzo è grosso e pesante, sembra petrolio ma vibra come un fischietto. Leggo:
distillato di paura nel buio urbano desolato
Col cuore in gola continuo, un barattolo che ronza e fischia e trema sembra vuoto, l'apro. È eco di grida domestiche. Ho i brividi al cuore.
Ci sono fumi di speranze infrante. Nella scatola di legno trovo cuore di mamma, a pezzettini. Ecco brandelli del morto bianco. Stillicidio del degente. Succo di cervello in cattività. Raccolti su uno schermo trovo gli occhi di bambina incantata. E questa lunga striscia, che non capisco che sia... sessanta centimetri di vita.
Ceneri d'accampamento.
Ultima esalazione di pensionato strozzato.
Vapori di risparmi.
Essenza di affetti stroncati.

Eccoli gli ingredienti della gioia dello stregone.
Quante spine per un trucco da prestigiatore.

4.10.08

Favola del Fiorco e della brufagna

C'era una volta, in un paese piccolo piccolo, un villaggio chiamato Mora. Mora era un posticino come tanti altri, pieno di gente che più o meno lavorava, che più o meno stava bene, che ogni tanto litigava ma che in fondo, sotto sotto, si amava. Ma Mora era un po' speciale, perché appena fuori dalle sue mura abitava il Fiorco.

Il Fiorco era tenuto un po' in disparte dagli abitanti di Mora perché era pur sempre uno strano: l'incrocio tra un fiore e un orco è infatti cosa ben rara, si sa. Loro lo avevano in simpatia, e lui in effetti spesso li divertiva e allietava le loro giornate e, soprattutto, le loro serate con piccoli spettacoli e qualche graziosa opera d'arte. Nell'intimo, però gli abitanti di Mora erano un po' diffidenti, perché il Fiorco non gli somigliava affatto: innanzi tutto era un po' più bello di tutti loro, e così i giovani di Mora erano un po' invidiosi, e poi lui ogni tanto scompariva, se ne andava via con altri Fiorchi e nessuno sapeva che facessero insieme. In effetti, era difficile credere che ci fossero altri Fiorchi: a Mora tutti pensavano che il Fiorco fosse solo lui, così quando si allontanava dicendo che andava a trovare altri amici Fiorchi tutti diventavano un po' sospettosi.

Finché il Fiorco un giorno non andò al municipio di Mora e chiese di diventare anche lui un abitante di quel villaggio. Perché col tempo chiaramente il paesino era cresciuto e ora le case erano così vicine alla sua che il Fiorco si sentiva un po' parte di Mora.

La capa dell'ufficio Residenze del municipio era all'epoca la signorina Pompi, Mara per gli amici che la chiamavano per nome. Era lei a seguire tutta la burocrazia degli abitanti, e sin dall'inizio la sua precisione e il suo rigore l'avevano resa famosa: la Mara di Mora era nota in tutti i villaggi vicini per la sua efficienza. Era anche troppo efficiente. Il pescivendolo dovette quasi chiudere perché la signora Pompi diceva che il puzzo del pesce dava fastidio ai passanti, il fioraio dovette trasferirsi vicino al pescivendolo per coprire il suo odore, e infine il farmacista fu messo a produrre calmanti sottocosto per tutti e due. Insomma, presto fu chiaro a tutti che la Mara non solo stava approfittando della sua nuova posizione nell'assegnare alloggi, case e residenze, ma stava anche facendo un gran caos, così fu subito ribattezzata L'Amara Dimora. Nessuno però osò dire niente, perché lei nel frattempo era diventata la preferita di Nato, un tipo così carino e così educato che il suo parere contava moltissimo a Mora e al quale piaceva tutto quell'ordine pensato dalla Pompi.

Quando il Fiorco se la trovò davanti fu preso un po' dallo sconforto. Lei gli disse subito che, essendo dopotutto uno straniero, non poteva diventare un cittadino come tutti gli altri. Era necessario che facesse qualcosa di speciale per fugare i sospetti di tutti gli altri abitanti di Mora. Il Fiorco pensava, pensava, pensava e non gli veniva in mente niente, niente di niente: lui faceva solo spettacoli e opere d'arte! Scrisse un'opera per celebrare Mora, e niente. Dipinse un grandissimo quadro di Mora, e non bastò. Non funzionarono poesie, odi, canti, sculture né tragedie corali alla maniera degli antichi né progetti di palazzi alti come montagne. La Mara gli diceva sempre che non bastava e così il Fiorco era sempre più abbattuto.

Finché non scoppiò un'epidemia di brufagna.

Bisogna dire che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata la brufagna, ma nessuno in realtà se l'aspettava. Le brufagna colpì tutti indistintamente, colpì persino Nato Re (Re era il cognome di Nato, anche se non l'abbiamo detto prima) e tutti i notabili di Mora e nessuno fece più vita. Non era una malattia grave, solo non ci si poteva sedere più. Perché la brufagna faceva spuntare tantissimi brufoloni proprio sul didietro, così fastidiosi e sensibili che il minimo strofinìo era subito un dolore lancinante, di quelli che ti fanno veder le stelle. Tutti, a Mora, dovevano stare in piedi. E si capisce quanto può esser stancante stare sempre in piedi, e quanto s'innervosissero gli abitanti. In poco tempo a Mora erano tutti diventati litigiosissimi. Ma non il Fiorco. Il Fiorco aveva la soluzione, così per ingraziarsi la Mara e avere la cittadinanza andò dal signor Re, così influente, e gli mostrò la soluzione. Non aveva una cura per la brufagna, ma aveva un coso per stare seduti senza poggiare il sedere.

“E come fai?” gli chiese Nato facendo tanto d'occhi.

“Uso questo!”, e il Fiorco tirò fuori un affare di gomma, lungo lungo e con una ventosa per attaccarlo un po' ovunque “Con la ventosa lo attacchi da qualche parte e poi lo stringi fra le natiche, lì in mezzo dove non vengono i brufoloni, così puoi stare appoggiato e non tocchi mai la sedia. Non curerà la brufagna, ma finalmente tutti si potranno riposare!”

“E come si chiama?”

“Boh, gli amici Fiorchi che me l'hanno fatto conoscere lo chiamano dildo”

Nato fu subito entusiasta della proposta, afferrò il dildo e chiamò subito Mara perché gli assegnasse un terreno per una fabbrica. Lei chiese in cambio un accordo e fecero una joint-venture e si costruirono le Re Nato&Pompi Mara Industries e la Pompi-Nato Distribution Ltd., che produssero e distribuirono decine di dildo chiamandoli “DildoRè”, così, tutto attaccato.

In un attimo a Mora non si parlava d'altro che dei DildoRè. Tutti li compravano, ognuno aveva il proprio. Ce n'erano attaccati alle sedie, agli sgabelli, alle poltrone, ai divani e persino ai muri per potercisi appoggiare. Era tutto uno strizzar di natiche. Fu così che, stringi che ti stringi, il muscolo iniziava a dolere, e più il muscolo s'affaticava più si rilasciava, e più si rilasciava più il DilDoRé premeva, premeva lì, proprio lì tra le ch... sull buco del c... be', sì, insomma, avete capito. E la gente di Mora già si stava arrabbiando con Nato e Mara per avergli venduto una cosa che non funzionava proprio, che aggiungeva strazio allo strazio, e Nato e Mara scaricarono subito la colpa sul Fiorco: “E' stato lui ad avere l'idea, lui e i suoi amici Fiorchi che gliel'hanno suggerita”.

E così il Fiorco non ebbe la sua cittadinanza e anzi gli fu detto che era pricoloso per quelli di Mora, e che adesso sarebbero stati ancora più sospettosi. Gli abitanti si tennero la loro brufagna e la loro diffidenza, tutti sempre dritti e sempre stanchi e sempre a litigare. Gli unici che c'avevano guadagnato erano Nato e Mara, che adesso erano ricchi sfondati e se la godevano alle spalle di tutti quelli che avean preso per... i fondelli!

3.7.08

-21 Esegesi di gesta quotidiane

Se li sta portando via uno ad uno, i miei libri.
Ultimamente, poi, lo fa anche con i giochi in scatola.
Finisce tutto a casa sua.

Secondo voi è furto o proposta di matrimonio?

29.6.08

-22 Pride

Anche se l'anno ci regala un'estate insolitamente mite, il clima sociale non lo è altrettanto. Scopriamo così che anche quando il contrario di "mite" è "violento", il rimedio resta il ghiacchio: lo mettiamo già sulle ferite di un ragazzo di Palermo, sui lividi di una sedicenne di Pescara e sulle abrasioni di un manipolo di trans romane. Pare si sia rivelato utile anche sulle ustioni di qualche decina di rom. Le donne poi, in casa, lo usano da decenni.
Non è la bizzarra e provocatoria campagna pubblicitaria di una multinazionale dei ghiaccioli in crisi: è quello che sta succedendo.
Aggressioni verbali, intimidazioni, pestaggi. E visto che non ci danno la parola nei dibattiti pubblici, noi rispondiamo con poche immagini eloquenti. Immagini fatte da voi che guardavate immobili due ragazzi gay mentre venivano picchiati a sangue sulla circumvesuviana, mentre vi sentivate offesi dai loro vestiti eccessivi, dalla loro esagerazione.
È paradossale che siate così sensibili all'estetica e così freddi di fronte allo scorrere del sangue.
...temo che sarà un'estate agghiacciante.

Vabbe´, è stato come sempre. Che con due mesi d´anticipo sulla data inizi a chiederti che fare, mentre si moltiplicano discussioni online al bar.

Poi, tra il fosco e il brusco, ci vai uguale, sfavato perché la piattaforma non ti piace, ci sono le solite travesta appariscenti, non si vedono che culi e mai un cazzo!, che palle le polemiche!, basta le polemiche!, facciamo più polemiche!, fa caldo, il percorso è lungo, è periferico, è centrale, il percorso è breve, il percorso non mi piace, cazzo ma perché non siamo passati davanti ai negozi in centro che iniziavano i saldi?, cosa sono tutti questi cazzi al vento?, mamma mia quante tette, si doveva partire più tardi, facciamo la fiaccolata, qualcuno sa qual è la piattaforma?, la protezione civile dovrebbe essere a Napoli e non al pride, e via discorrendo...

E dopo dieci minuti che passi con i pregiudizi in centrifuga sei già meno losco e meno brusco. Tra una cosa e l´altra hai l´adrenalina a palla per la rabbia, il testosterone e gli estrogeni sopra la media, la serotonina sull´ottovolante, l´insulina euforica e ti viene anche voglia di allattare in bambino o di attaccarti al capezzolo di un orso per vedere l´effetto che fa. {Hey, ho anche visto un orso donna... non c´è più religggione! dove andremo a finire signora mia...?}

Poi saluti, baci, abbracci, vedi gente di cui non ricordi il nome ma improvvisi: "piazzola di sosta al Km 15 della toscoromagnola", "cesso della biblioteca di agraria", "sottopassaggio della stazione di Milazzo", e giù sorrisi nostalgici (veri o falsi poco importa).

Ad un certo punto "occupi" anche l´ex sede del Cassero, che adesso l´hanno intitolata alla madonna di San Luca, tanto cara a Casini. Non sai perché: non sai niente del 28 giugno 1982, non capisci perché avvolgerla di raso rosa, ti piace quando avvolgono di raso rosa i carabinieri, e ti viene un po´ una simpatica strizza al culo e una lacrimuccia perché ancora alla tua età riesci a fare ogni tanto le cose "contro", quelle da adolescente sovversivo a propellente anale che con la maturità di quindici anni dopo si chiede "mo´ succede che tra vent´anni occuperemo il muccassassina nel frattempo intitolato a San Benedetto XVI?" - e dici "occupo, occupo, così ce lo ricordiamo per il futuro - e basta dare il culo ai preti!"E ancora saluti, baci, abbracci: quello pare sempre drogato (una costante fenomenologica), quello è chiaramente un mormone, ma perché sfila con l´UAAR? (i limiti della fenomenologia), così non lo avevo mai fatto! (oltre i limiti della fenomenologia).

Arrivi in fondo, centomila, duecentomia, tremila secondo una questura, trentamila secondo un´altra, ma intanto piazza VIII agosto era stipata. E di nuovo i discorsi dal palco, ti incazzi, fischi, applaudi, ti emozioni, rabbrividisci, dissenti, assenti, e già che ci sei presenti!


E siccome ancora non è finita poi festeggi. Un party, due party, tre party. I piedi non li senti più (e ciò è bene), gli odori non li senti più (perché hai sudato così tanto che copri il lezzo altrui), e anche Madonna non la senti più (ma solo perché è già antica). La tua endiade mente-corpo è un equilibrio dinamico di conflitti, di contrasti, di pulsioni e repulsioni che ti tirano da una parte e ti spingono dall´altra.

E te ne vai a letto che sai che no, oggi non abbiamo fatto la storia - ma io c´ero. No, oggi non abbiamo cambiato l´Italia - ma io c´ero. No, oggi non verrà ricordato come il giorno del grande balzo in avanti - ma io c´ero.
E non ho le manie di protagonismo, e non sono felice perché c´ero: sono felice perché mi ha fatto un casino bene.

Qualcun_ è stato male vedendo le immagini in TV? Aritmie cardiache? Ulcere duodenali e gastriti perforanti? Paresi facciali di bocche sdegnate? Eh sticazzi... eh stigrancazzi... peggio per loro che non sono venuti e hanno atteso che un mezzobusto malizioso glielo raccontasse.

Tiè.