19.3.09

-17 Emile Durkheim, Carolina Lussana e il canguro

Lo so, state già cercando di incastrare i tre elementi del titolo per capire che diavolo di senso hanno. Metteteci che il sottotitolo di questo post è:
uno studio sulle contraddizioni del Partito Democratico
e il caos è fatto.
Rinunciateci: questo non è un post con del senso. Questo è un tema sul quale ci vuole almeno fastidio per avere una trattazione che possa apparire un po' sensata.
Io vorrei solo dare alcuni suggerimenti, neanche troppo colti, per provare ad interpretare il momento. Sarà prima d'obbligo istruirvi sulla triade.
Emile Durkheim è il padre, universalmente riconosciuto, della sociologia. Alcuni, i più esistenzialisti, lo ricorderanno per Il Suicidio (1897), testo che mi sento di suggerire a tutti gli emo ado-depressi così, forse, scoprono quanto sono schifosamente condizionati, la smettono di frignare e si redimono. Ad ogni modo, l'Opera di Durkheim è Le forme elementari della vita religiosa (1912). Un libro ambientato in Australia. E qui eccovi una mezza idea su cosa ci porti dalla sociologia ai canguri. Questi ultimi, infatti, sono animali totemici ricorrenti nella cosmologia australiana, e quindi immancabili in uno studio sulla religione totemica. Va detto, per amor d'esattezza, che il succoso bruco witchetty è molto più frequente. E il bruco witchetty non ha nessuna relazione con Carolina Lussana.
La trentasettenne parlamentare bergamasca - che milita, manco a dirlo, nella Lega Nord - è nota per le sue battaglie pro-life, sempre a sostegno della Famiglia e della tutela del corpo delle donne, nonché per l'esercizio della prostituzione in quelle che, a tutti gli effetti, tratteggia come case chiuse. Una strana, ma non inedita, commistione di pseudofemminismo autoritario e legalitarismo.
Cosa lega Carolina Lussana, il canguro e Durkheim?
La risposta potrebbe essere tra le vostre gambe.
Si tratta del pene.
No, il legame non è aritmetico: non è che Carolina Lussana non ne ha, Durkheim ne ha uno e il canguro due. No.
Ah, sì, il canguro ne ha due. Cioè, è uno ma è bifido. Sì, be', visti i precedenti era inevitabile che in questo blog a un certo punto si parlasse di cazzi. Fra l'altro la fisiologia dei marsupiali è molto interessante. Per esempio le cangure (e tutte le marsupiali) hanno due vagine e due uteri, però con un solo ingresso. Sorprendentemente, fanno solo un pupo alla volta. L'altro lo congelano così se il primo schiatta c'è già il sostituto pronto senza la necessità di un altro accoppiamento. Insomma, sono più o meno in regola con la Legge 40: poco sesso, tanta prole. Alla domanda: come fa pipì un canguro con due peni? la risposta è: ha la cloaca come gli uccelli. Si apre il portellone e via tutto, cacche e pipì.
(però salta e non vola)

E tanto mi basta per dire che gli antropologi che sostengono che gli aborigeni si subincidono per imitare i canguri sostengono una vaccata col botto: gli aborigeni, infatti, non fanno cacca e pipì insieme saltellando sulle alture di Canberra.
Ed eccoci arrivati. All'anello mancante, intendo.
Roba per stomaci forti.
Chi tra voi sta pensando, per via della vaccata col botto, che l'anello mancante sia connesso a qualche americano deficiente che riempie palloncini di scorregge di vacca e poi gli dà fuoco facendoli esplodere ha visto troppi film di Bondi&DeSica.
No, dolcezza, la parola chiave, l'anello mancante, è la subincisione.
Ora, in condizioni normali farei tipo un link dov'è spiegato di che si tratta, ma la faccenda è hard, molto hard. Pertanto sarà il caso di procedere per gradi e garantirvi il giusto distacco.
Torniamo, quindi, a Carolina Lussana. Costei ha proposto, lo scorso 30 aprile 2008 (cioè appena insediata, ndr) ben tre disegni di legge. Quella che ci interessa è la proposta di legge 666. No, non è uno scherzo, si tratta davvero del numero della Bestia, e non avrebbe potuto essere più appropriato, da un certo punto di vista.
Il titolo è: "Modifiche al codice penale concernenti la disciplina dei reati di violenza sessuale nell'ambito dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale". L'articolo 13 comma 1 introdurrebbe nel codice penale il "trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, previa valutazione da parte del giudice della pericolosità sociale e della personalità del reo, nonché dei suoi rapporti con la vittima del reato", che per noi comuni mortali sarebbe la castrazione chimica. Che per noi maschietti fa abbastanza 666. La questione è tornata alla ribalta recentemente, in particolare nel dibattito sul pacchetto sicurezza e relativi emendamenti. Bocciato, l'emendamento della Lega verrà riproposto nel ddl sui reati di violenza sessuale. Ma, come potete leggere nell'articolo della Stampa appena linkato, con un'interessante variante: salvo i casi di obbligatorietà di cui al comma 2 (recidiva e pedofilia), non starà alla discrezionalità del giudice stabilire la castrazione chimica, bensì alla volontà del condannato che, in buona sostanza, potrà commutare parte della pena detentiva in pena corporale.
E qui torniamo alla subincisione. La pratica, che Durkheim non esita a definire a più riprese "dolorosa", può oggi andare sotto il nome tecnico e pulitamente greco di meatotomia, ovvero l'incisione del meato urinario. Ma la subincisione è, appunto, sub- e non semplice -tomia. E qui l'immaginazione ha delle difficoltà: se piscio dal buco in cima, capisco che per farmi tipo uscire un enorme calcolo magari fanno una meatotomia, ma la subincisione dove la fanno? dentro? Sotto? Ma sotto cosa? Ulteriori ricerche (segnatamente l'apposito dizionario di antropologia Fabietti-Remotti) parlano di "incisione del pene dallo scroto al meato uretrale", e uno, immediatamente, pensa a un buco. Perché far percorrere alla pipì tutta la strada su per il pene quando uno può farsela sui piedi praticando un comodo forellino alla base? (magari da decorare con una perlina/tappo o sonasègaìo). Ok, pacifico che i popoli del mondo hanno abitudini assurde (tipo portare a spasso i cani o indossare scarpe con tacchi di 15 cm), ma questa proprio non mi tornava. Così, visto che continuavo a non visualizzare la subincisione, ho tentato un approccio meno teorico e più "sul campo". E visto che nel Queensland non c'è il WiMax, mi sono rivolto ai neotribali, comunità - online e non - di gente dedita a pratiche come il tatuaggio, il piercing e il branding. Ero certo che avrei trovato dei rilievi fotografici della cosa, e infatti finalmente scopro in che consiste, in pratica, 'sta benedetta subincisione.
Non era la definizione del dizionario ad essere poco chiara, è che la pratica ha davvero dell'incredibile.
Un pene parzialmente subinciso risulta così:

Poiché la pratica è graduale e il sangue genitale, presso gli aborigeni, ha un valore particolarmente sacro, nel lungo periodo il pene si trasforma.



Fino alla completa bisezione.
selfdone with lust - jack6

Ma se la trattazione che ne dà BMEzine (Body Modification Ezine) nel suo wiki mantiene il tono piano di uno strumento comunque enciclopedico, i riscontri neotribali sono assai più interessanti. Nel numero 15 del PFIQ (Piercing Fans International Quarterly, il trimestrale internazionale dei fan del piercing) Carl Carrol, scriveva:
My decision to surgically remodel my genitals was deliberate, of deep satisfaction to me, highly exciting, sexually adventurous, and erotically exhilarating...Full erections are still maintained as previously, but now in two complete, separate halves. The erotic zones of my penis are still the same, with orgasms and ejaculations functioning perfectly. Entry into the vagina requires a little extra effort for insertion, but once my penis is inside, its opened effect on the vagina's inner lining is more pronounced, giving better, female orgasmic feelings.

[La mia decisione di rimodellare chirurgicamente i miei genitali fu deliberata, di grande soddisfazione, altamente eccitante, sessualmente avventurosa ed eroticamente esilarante... Si conservano delle piene erezioni, come in precedenza, ma adesso in due metà separate e
complete. Le zone erotiche del mio pene sono sempre le stesse, con orgasmi ed eiaculazioni che funzionano perfettamente. L'ingresso nella vagine richiede un certo supplemento d'impegno per l'inserimento, ma una volta che il mio pene è all'interno, il suo effetto aperto sui tessuti interni della vagina è più accentuato, dando migliori sensazioni orgasmiche femminili]

Il suo pene nel 1982 appariva - pubblicamente - così:

Per Carrol, dunque, si tratta di una pratica che potremmo definire edonistica. Diversa, invece, la posizione di jack6. Per intenderci, si tratta dell'uomo che ha pubblicato la foto del proprio pene completamente bisecato (e il coltello), intitolandola Selfdone with lust. Jack, secondo la sua bio, è un uomo tedesco sposato, di 60 anni, con 4 figli. In una discussione sulla glandectomia, alla domanda "perché lo fate?", risponde:
Penso che vi siano poche ragioni. Per quanto mi riguarda ho il desiderio di modificare e tagliare i miei attrezzi sessuali. Da ragazzino ho staccato pezzi del mio lungo prepuzio e la cosa era molto hot ed eccitante. Sempre, nella mia vita, era meraviglioso pungere con degli aghi la pelle del sesso, il cazzo e le palle. Era contemporaneamente meraviglioso e rilassante. Ma io l'ho soltanto tagliato in due metà. Rimuoverne pezzi - ne ho paura, ma sento che il desiderio esiste. Talvolta lo sogno, che mia moglie tagli via le mie palle durante l'atto sessuale. L'immagine è molto hot e folle per me!!! E un cazzo senza ghianda è molto eccitante per me e credo anche per altri. Così hanno il desiderio di sessioni di rimozione finché la loro regione pubica non è liscia come quella di una donna, penso. Un'altra ragione potrebbe essere, che il cazzo sarebbe più duro senza ghianda, perché sarebbe necessario meno sangue per riempire il cazzo. E quando sarai più anziano, realizzerai che la durezza e durata del tuo cazzo su lunghi periodi di sesso non è così facile come da giovani!!! Così la ghianda mancante rende il cazzo più pieno e più duro.

Se Carrol pensa al piacere della partner, jack6 è centrato sul proprio. Carrol fa degli esperimenti, jack6 continua a fare quello che faceva, portandolo sempre un po' oltre. Ciò che, a mi modo di vedere, li accomuna è la trasformazione del pene in organo esclusivamente sessuale. La minzione in piedi è impossibile, ci si deve sedere. L'uretra perde di funzionalità. L'eiaculazione è presente, ma senza schizzi e, al limite, il pene subinciso è in grado di accogliere in sé l'orgasmo femminile. In questo si torna al canguro, il cui apparato genitale, come abbiamo detto, non è anche apparato urinario. Così il pene bifido del canguro si avvicina molto all'organo di quegli uccelli (come cigni e anatre) che non si riproducono mediante la semplice estroflessione della cloaca. Tale organo, in inglese lo chiamano phallus, in francese pseudo-pénis o semplicemente pene, come in italiano. Nella denominazione inglese/latina, prevale quindi la volontà di sottolineare la distizione di funzioni tra il pene e il fallo a tutto vantaggio del suo uso sessuale e del suo valore simbolico (serve richiamare Leda e il cigno?). Quale che sia la denominazione, il punto interessante è la trasformazione dell'organo per l'incremento del piacere erotico, proprio o del partner.
E qui arriviamo a Carolina "666" Lussana e alla castrazione volontaria.
Mettiamo da parte gli eunuchi, mettiamo da parte la costruzione di potere pubblico e il suo rapporto con evirazione, castrazione e altri atti di "mortificazione del corpo"; mettiamo da parte, per amore di omogeneità categoriale, tutto ciò che è atto di conversione, di sacrificio di un "capitale simbolico" in capitale d'altro genere, speso spesso per ottenerne effetti pubblici o politici. Mi interessa la continuità, la modificazione dell'organo sessuale entro un'attività concepita come attività di piacere sessuale.

ciao
sono olandese, slave 24/7 da ormai quasi dieci anni. ho molti piercings e tatuaggi, principalmente genitali. il mio master vuole che io adesso sia castrato e vuole sostituire le mie noccioline [nuts] con delle palle di ferro, o semplicemente tagliare via del tutto il mio scroto. Ma prima vorrebbe, come precedente, rimuovere i miei capezzoli. Probabilmente quando lo si potrà fare e le condizioni fisiche non avranno troppo impatto vorrà anche che il mio cazzo sia rimosso. Non vogliamo fare esperimenti e vogliamo che sia fatto da un chirurgo espero in una klinica e non avere problemi con le autorità. qualcuno ha dei suggerimenti su cliniche o ospedali dove realizzano queste richieste [?]

Questo è hans, in una richiesta del 31 gennaio. Tre settimane dopo ci scrive che:
ciao gays grazie per il consiglio
Il mio master ha studiato ed è in contatto con varie persone dalla grecia all'estremo oriente. Nell'est è in contatto con un ricco gay che vuole pagare un buon chirurgo a patto che tutti i miei genitali siano rimossi e che li si consegni successivamente a lui. Vi dirò di più del piano del mio master in privato. L'operazione può essere fatta gradualmente dal momento che sono ancora a disagio rispetto all'idea di perdere anche il mio cazzo. Be' non mi è stato consentito di eiaculare negli ultimi anni ma mi sento ancora un uomo. Le estremità dei miei capezzoli verranno rimosse a breve
per adesso

Se c'è almeno una cosa che emerge è che la volontà è relazionale, e non individuale. In questo caso particolare, la circolazione del denaro e quella del piacere si trovano in un paniere economico misto da cui l'unica persona esclusa - e forse non è un caso - è il medico, il solo a cui il piacere sia negato e, contemporaneamente, il solo a compiere un'azione riconosciuta come lavoro che valorizza, economicamente, i genitali mediante l'intervento di asportazione a beneficio della coppia slave/master.
Il détournement ironico m'impone di sollevare una questione: care le mie signore del PD (e anche i miei signori del PD), com'è possibile che, nel vostro sconfinato relativismo culturale e nel vostro immenso liberalismo, definiate "barbarie" la proposta dell'on. Lussana? Se lo stupratore fosse un aborigeno che fareste? Se fosse uno slave? Se lo slave fosse stato costretto a stuprare per ottenere la castrazione chimica? E via ipotizzando...
Una seconda questione riguarda Fini e, in generale, la destra. Consapevoli, ben consapevoli del fatto che molti stupratori sono padri e mariti italiani, c'è un nesso tra la loro ferma opposizione all'emendamento della Lega e la tradizione virilista di cui i nazionalalleati sono portatori?
Infine, veniamo alla nostra Lussana. Che posizione occupa nella circolazione sessuale la volontà castratrice e autoritaria che lei stessa incarna? Che eros esprime Carolina Lussana? Che atto sessuale è in corso tra stato e cittadini? Queste, le rivolgo al buon fastidio, più acuto e versato di me a impostare meglio le domande e tracciare, spero, delle risposte.

16.3.09

Telecom Italia e il Diritto

Le politica e il web, si sa, bisticciano. Potrei rimandare, ad esempio, alle varie proposte Carlucci e Barbareschi sui blog, al Rapporto Caio sulla proprietà e la gestione della rete telefonica, alle bagarre sulle responsabilità dei blogger e degli utenti all'epoca del 2.0
Invece no, scrivo una cosa sul mio piccolo, sul mio piccolissimo, dal mio microcosmo.
Il post precedente di questo blog rimandava ad un incipit scritto per partecipare a un concorso e pubblicato su un altro blog creato appositamente.
Già le modalità di partecipazione e di voto potevano sollevare dei dubbi e delle perplessità: la lunga trafila di registrazione, l'inserimento dei dati (peraltro facilmente falsificabili), la creazione di pagine e profili erano chiaramente volti a gonfiare artificialmente il numero di utenti di Virgilio, con le ricadute statistiche, e quindi di peso relativo sul mercato web italiano, che tutt_ potete immaginare.
Il 5 marzo si chiudono i voti. Il 6 abbiamo saputo quali racconti sono stati selezionati e passano alla fase successiva. In attesa di commenti e suggerimenti da parte della "e-guide" (tale Linda di ScuolaHolden), oggi lunedì 16 marzo mi arriva un'e-mail in cui mi si chiede di firmare una liberatoria.
È normale, credo, in qualsiasi concorso, che si accettino termini generali di un contratto. È altrettanto normale che l'opera vincitrice, premiata in denaro, sia contestualmente obbligata alla cessione dei diritti agli organizzatori: per un esordiente spesso un premio è più di quanto si otterrebbe con la vendita o dei contratti editoriali. Fin qui, pur restando tutte le critiche alle politiche del diritto d'autore, lo scambio mantiene una parvenza di equità.
Ma andiamo a noi. In teoria io entro il 15 aprile dovrei consegnare il resto del testo. A oggi non ho ricevuto una riga di "suggerimenti" dalla "e-guide". Leggo la liberatoria. Anzi, potete leggerla tutta qui, ma io riporto gli elementi salienti:
1) di cedere sin d'ora a Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura con sede in Roma, via dei Magazzini Generali 20/A e a Telecom Italia S.pA., con sede in Piazza degli Affari, 2.20123, Milano (di seguito "i Promotori"), per tutto il mondo e senza limitazioni temporali, in via esclusiva, ogni e qualunque diritto di sfruttamento, in qualsiasi forma e con qualunque mezzo, presente e futuro, ed in particolare: di riproduzione, adattamento, pubblicazione, diffusione, esecuzione e rappresentazione in pubblico, comunicazione al pubblico, messa a disposizione del pubblico, distribuzione, traduzione,
elaborazione,
noleggio e prestito, dell’Opera che il/la sottoscritto/a caricherà sul Sito. Resta inteso che i suddetti diritti potranno essere esercitati direttamente dai Promotori ovvero da soggetti terzi autorizzati dai Promotori stessi; nel qual caso resta inteso che i Promotori potranno individuare tali soggetti terzi nonché negoziare e concordare autonomamente con detti terzi le condizioni per l'esercizio dei suddetti diritti, a propria discrezione.
Il punto è duplice, un'endiadi concettuale: IO non posso più riprodurre, diffondere, adattare, elaborare. SOLO TELECOM può farlo. E questo da adesso, cioè indipendentemente dall'esito e relativamente a 25 opere (per 4 sezioni di concorso, fa 100 opere).
Penso che si chiami "lavorare gratis".
Io se lavoro gratis lavoro per la collettività, non per il privato.
Il privato paga. È il mercato, bellezza.
O no?

Nota - gratuita - per il ramo marketing della Telecom: siete i soliti provincialotti e sperate, come sempre, di aggirare l'utente con lo spaventoso giuridichese. Così funzionerete sempre meno bene della concorrenza: cose come YouTube o xTube funzionano - remunerazione o meno - perché il narcisismo dell'utente che diventa produttore di contenuto è completamente soddisfatto. La gioia di essere in vetrina fa il paio con la tutela della proprietà, ovvero la consapevolezza che posso rimuovere, modificare, riprendere, copincollare, smontare e rimontare quello che ho messo su un sito. Se decidete di impossessarvene a priori la struttura inizia a scricchiolare. Mettere questi contenuti sotto chiave, poi, è una pratica di senso inverso e opposto a quello in cui marcia la Rete. La Rete è anche diffusione senza controllo, è possibilità di citare all'infinito, di diffondere sorgenti, link, file. È godimento nell'esibizione di sé. Persino da quest'ottica impolitica, dunque, la possibilità di non vincere e per ciò stesso veder finire il proprio lavoro in qualche archivio telecom sotterraneo, sotto chiave e inaccessibile a me stesso, me autore, me creatore, me superegoico generatore dell'Opera, è il più terribile degli spettri. Se non vi siete accorti di questo, evitate di fare i concorsi a tema "una generazione avanti". Risultate ottocenteschi.

13.2.09

L'incipit

UPDATE DEL 23/02
Ecco i dettagli per votare
1. Aprire Internet Explorer (con Firefox tentatela e in bocca al lupo, ma non è detto che funzioni)
2. Registratevi a virgilio su http://registrazioni.alice.it/ML/form?urlRitorno=http://romaeuropawf.myblog.it/
Dovete inserire un alias/nickname e una password collegati alla vostra casella di posta elettronica. Vi viene inviata una e-mail all'indirizzo che avete dato. Quindi aprite la vostra casella di posta, leggete l'e-mail di virgilio e cliccate sul link per confermare che siete proprio voi.
3. Andate sul sito http://romaeuropawf.myblog.it
4. Sotto i pulsanti rossi c'è una striscia grigia e, sulla destra, la scritta "Login" o le scritte "Profilo - Logout".
4.a Se appare "Profilo - Logout" andate al punto 5.
4.b Se appare LOGIN, cliccate. Viene caricata la pagina di login, inserite e-mail e password, e poi cliccate su Login. La barra cambia e compaiono le scrite "Profilo - Logout"
5. Cliccate su "profilo" e confermate i dati. Questo significa che potete inserire un po' quello che vi pare nei vari campi del modulo (che siete Rita Levi Montalcini e abitate a Cuneo, che il vostro numero di telefono è 610610610 etc...), basta che l'indirizzo e-mail sia sempre lo stesso. Confermate la modifica dei dati. A questo punto siete finalmente dentro e potete votare.
6. Andate alla pagina prescelta e votate. La pagina prescelta è quella con il mio incipit :D http://romaeuropawf.myblog.it/archive/2009/02/16/%C3%A8-ora-di-alzarsi.html
Trovate le stellette in un riquadro sotto al testo. Ci vorrà qualche secondo perché siano caricate. Accendetele possibilmente tutte cliccando direttamente sulla quinta! (non cliccatele una alla volta sennò mi arriva l'ennesimo 1 "di ripicca").
7. Poi, siccome ci sono anche un sacco di schifezze, potete stroncare qualcuno a piacere appioppandogli un uno. Gli altri incipit li trovate qui:
http://romaeuropawf.myblog.it/?pg=most_voted_cntr.php?c=3
Basta che non ve la prendete con l'autore di "Pro.Co. (professional corpse)" che è di Lazzaro/2 alias elealazzaro alias Nico, con l'autrice del "Compianto per Bianca morta" o con "All'inferno non ci siamo fatti poi tanto male" che sono più che dignitosi. Anzi, se volete votateli così non dico che risolleveremo le sorti letterarie del Paese, ma almeno avremo un concorso come si deve.


UPDATE del 16/02
Hanno messo il link. Prima si sono mangiati la prima riga di testo, poi hanno ripristinato.
Inutile dire che la lotta è spietata e ho collezionato 8 voti, di cui ben 6 sono un 1... non avevo fatto i conti con il narcisismo degli scrittori (che poi sarebbe anche il mio, ma uno dà qualche garbato "2" giusto in una breve fase della sgomitata, poi si inizierà a votare con un po' di obiettività e fair play o no?)
Vabbe', lo trovate qui

---post originale---
Questo post non c'è.
Cioè, sta da un'altra parte.
Ok, giungo e mi spiego.

Sto partecipando a un concorso letterario.
Per partecipare devo scrivere un incipit.
Fatto.
Per inviare l'incipit, devo pubblicarlo su un blog di myblog e girare alla redazione l'indirizzo del blog.
Fatto.

Quindi l'ultimo post lo trovate qui. E se vi piace mi fareste molto contento votandomi: avere dei buoni voti è uno dei modi per passare alla fase 2 del concorso.

Savasàn che per votare vi dovete registrare, quindi non vi massacrerò i cosiddetti chiedendovi disperatamente di farlo. Però se un po' mi avete stimato, magari...

26.1.09

Souvenir d'Italie

Mentre loro pare che Chiusi, Ciànciano, dice e passa che se sei cozza non ti stuprano.
Se ti stuprano, quindi, è colpa del tuo chirurgo estetico e, in generale, del tuo sporco tentativo di aderire al modello estetico dominante. Oppure sei nata così e allora è sfiga. D'altronde si sa che la bellezza italiana provoca. Ma a tali provocazioni il milite italico è immune, poiché sessualmente appagato in quanto a sua volta gnocco per definizione.

Insomma, come la giri la giri, noi maschi non c'entriamo niente.

19.11.08

-18 Le spine senza le rose

Nella bottega della gioia ci sta un prestigiatore. Basso che fa anche un po' il buffone, e ride e ride e ride. Il prestigiatore della gioia sorride e ti fa un trucco. E dove non c'era niente appare una rosa, e tu il trucco non lo vedi ma ci credi. Ché la rosa è senza spine, e il trucco - dici - è tutto lì.
Ora io mi chiedo, e chiedo a te, ma le spine dove stanno?
Già.
La rosa senza spine e le spine senza rose.
Mah.
Mi prende la perplessità. Insomma, voglio dire: bisogna controllare, tante volte uno sulle spine ci cascasse. Sai che male? Alla fine mi son messo a cercare, ché dal dubbio non dormivo. Finché una sera, furtivo, aggiro il prestigiatore e quatto quatto nel retro m'infilo.
Stupore!
Delle spine non c'è traccia.
Ohibò, penso, e Alla faccia!
questo è proprio uno stregone,
altro che prestigiatore!
Così però mi prende il timore che lo stregone m'abbia visto coi poteri, gli occhi dietro la testa o quelli di un topo amico tra le pieghe del tendone. Vabbe', mi dico, tanto fuori fanno festa e il danno è fatto: tanto vale pedalare, continuare a rischiare, indagare, spiare e magari riuscire a copiare 'sta magia della rosa senza spine.
È tutto un caos di pozioni e flaconi, fusti e bidoni, casse e cassoni. Ma spine niente. Non una in terra, dietro un fiasco, su di un alambicco, nel pestello. Né però trovo le rose. Magari un petaluzzo, una fogliolina, stami, pollini o boccioli. Niente.
Ma allora ditelo no? è un prodigio! non c'è trucco e non c'è inganno! Signore e signori, lui dal nulla crea le rose senza spine! Due dosi d'ingredienti et voilà, una rosa apparirà.
Ma che usa che usa che userà mai questo stregone? E mi metto lì a rovistare tra i volumi, ci saranno pagine di incantesimi, ricette di magia, apritisesami e abracadabre. Trovo elisir di gioia e fiaschette di godimento, mantelli dello splendore e stoffa delle tasche piene, c'è il minimarket delle meraviglie - per chi se le può permettere, beninteso.
Ma io voglio gl'ingredienti!
Eccola lì, la cassa di ferro vellultato con scritto INGREDIENTI spalancata davanti ai miei occhi mentre lui è fuori a fare i suoi prodigi e intascar quattrini. Piena di barattoli, con le componenti base della magia davanti a me. Li tiro fuori uno dopo l'altro, incredulo, sempre più stupito.
Ecco, il primo, un fluido rosso vivo. L'etichetta dice:
dolore di coppia separata dal lavoro inseguito
E poi nel secondo, a grana fine, polvere di contratto, biancastra e fragile.
Il terzo è grosso e pesante, sembra petrolio ma vibra come un fischietto. Leggo:
distillato di paura nel buio urbano desolato
Col cuore in gola continuo, un barattolo che ronza e fischia e trema sembra vuoto, l'apro. È eco di grida domestiche. Ho i brividi al cuore.
Ci sono fumi di speranze infrante. Nella scatola di legno trovo cuore di mamma, a pezzettini. Ecco brandelli del morto bianco. Stillicidio del degente. Succo di cervello in cattività. Raccolti su uno schermo trovo gli occhi di bambina incantata. E questa lunga striscia, che non capisco che sia... sessanta centimetri di vita.
Ceneri d'accampamento.
Ultima esalazione di pensionato strozzato.
Vapori di risparmi.
Essenza di affetti stroncati.

Eccoli gli ingredienti della gioia dello stregone.
Quante spine per un trucco da prestigiatore.

24.10.08

133 morte bianca

(Atrio della facoltà di lettere e filosofia, Pisa - 22/10/2008)

studio per un cherubino

acqua, cellophane, imbottitura di piume, finto sangue, nastro, 133 scarti di macelleria

courtesy of Lazzaro&Lazzaro avemariagratiaplenadominustec_ (Firenze, 1999)


Cherubino, s.m.
1 TS teol., nell’Antico Testamento, angelo che ha il compito di intercedere presso Dio | al pl., spec. con iniz. maiusc., secondo la concezione medievale dell’universo, le creature celesti che costituiscono il secondo coro del Paradiso.
2a CO estens., angelo, raffigurato spec. con la chioma bionda e le ali aperte;
avere una testa da c.: avere i capelli biondi e ricci.
2b CO fig., bambino o fanciullo di bellezza delicata.


Oltre che simbolo dell'ateneo pisano, ne è il suo massimo riconoscimento accademico. Qui lo abbiamo liberamente reinterpretato alla luce della riforma in atto. Senza alcuna ironia: non c'è niente da ridere.



4.10.08

Favola del Fiorco e della brufagna

C'era una volta, in un paese piccolo piccolo, un villaggio chiamato Mora. Mora era un posticino come tanti altri, pieno di gente che più o meno lavorava, che più o meno stava bene, che ogni tanto litigava ma che in fondo, sotto sotto, si amava. Ma Mora era un po' speciale, perché appena fuori dalle sue mura abitava il Fiorco.

Il Fiorco era tenuto un po' in disparte dagli abitanti di Mora perché era pur sempre uno strano: l'incrocio tra un fiore e un orco è infatti cosa ben rara, si sa. Loro lo avevano in simpatia, e lui in effetti spesso li divertiva e allietava le loro giornate e, soprattutto, le loro serate con piccoli spettacoli e qualche graziosa opera d'arte. Nell'intimo, però gli abitanti di Mora erano un po' diffidenti, perché il Fiorco non gli somigliava affatto: innanzi tutto era un po' più bello di tutti loro, e così i giovani di Mora erano un po' invidiosi, e poi lui ogni tanto scompariva, se ne andava via con altri Fiorchi e nessuno sapeva che facessero insieme. In effetti, era difficile credere che ci fossero altri Fiorchi: a Mora tutti pensavano che il Fiorco fosse solo lui, così quando si allontanava dicendo che andava a trovare altri amici Fiorchi tutti diventavano un po' sospettosi.

Finché il Fiorco un giorno non andò al municipio di Mora e chiese di diventare anche lui un abitante di quel villaggio. Perché col tempo chiaramente il paesino era cresciuto e ora le case erano così vicine alla sua che il Fiorco si sentiva un po' parte di Mora.

La capa dell'ufficio Residenze del municipio era all'epoca la signorina Pompi, Mara per gli amici che la chiamavano per nome. Era lei a seguire tutta la burocrazia degli abitanti, e sin dall'inizio la sua precisione e il suo rigore l'avevano resa famosa: la Mara di Mora era nota in tutti i villaggi vicini per la sua efficienza. Era anche troppo efficiente. Il pescivendolo dovette quasi chiudere perché la signora Pompi diceva che il puzzo del pesce dava fastidio ai passanti, il fioraio dovette trasferirsi vicino al pescivendolo per coprire il suo odore, e infine il farmacista fu messo a produrre calmanti sottocosto per tutti e due. Insomma, presto fu chiaro a tutti che la Mara non solo stava approfittando della sua nuova posizione nell'assegnare alloggi, case e residenze, ma stava anche facendo un gran caos, così fu subito ribattezzata L'Amara Dimora. Nessuno però osò dire niente, perché lei nel frattempo era diventata la preferita di Nato, un tipo così carino e così educato che il suo parere contava moltissimo a Mora e al quale piaceva tutto quell'ordine pensato dalla Pompi.

Quando il Fiorco se la trovò davanti fu preso un po' dallo sconforto. Lei gli disse subito che, essendo dopotutto uno straniero, non poteva diventare un cittadino come tutti gli altri. Era necessario che facesse qualcosa di speciale per fugare i sospetti di tutti gli altri abitanti di Mora. Il Fiorco pensava, pensava, pensava e non gli veniva in mente niente, niente di niente: lui faceva solo spettacoli e opere d'arte! Scrisse un'opera per celebrare Mora, e niente. Dipinse un grandissimo quadro di Mora, e non bastò. Non funzionarono poesie, odi, canti, sculture né tragedie corali alla maniera degli antichi né progetti di palazzi alti come montagne. La Mara gli diceva sempre che non bastava e così il Fiorco era sempre più abbattuto.

Finché non scoppiò un'epidemia di brufagna.

Bisogna dire che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata la brufagna, ma nessuno in realtà se l'aspettava. Le brufagna colpì tutti indistintamente, colpì persino Nato Re (Re era il cognome di Nato, anche se non l'abbiamo detto prima) e tutti i notabili di Mora e nessuno fece più vita. Non era una malattia grave, solo non ci si poteva sedere più. Perché la brufagna faceva spuntare tantissimi brufoloni proprio sul didietro, così fastidiosi e sensibili che il minimo strofinìo era subito un dolore lancinante, di quelli che ti fanno veder le stelle. Tutti, a Mora, dovevano stare in piedi. E si capisce quanto può esser stancante stare sempre in piedi, e quanto s'innervosissero gli abitanti. In poco tempo a Mora erano tutti diventati litigiosissimi. Ma non il Fiorco. Il Fiorco aveva la soluzione, così per ingraziarsi la Mara e avere la cittadinanza andò dal signor Re, così influente, e gli mostrò la soluzione. Non aveva una cura per la brufagna, ma aveva un coso per stare seduti senza poggiare il sedere.

“E come fai?” gli chiese Nato facendo tanto d'occhi.

“Uso questo!”, e il Fiorco tirò fuori un affare di gomma, lungo lungo e con una ventosa per attaccarlo un po' ovunque “Con la ventosa lo attacchi da qualche parte e poi lo stringi fra le natiche, lì in mezzo dove non vengono i brufoloni, così puoi stare appoggiato e non tocchi mai la sedia. Non curerà la brufagna, ma finalmente tutti si potranno riposare!”

“E come si chiama?”

“Boh, gli amici Fiorchi che me l'hanno fatto conoscere lo chiamano dildo”

Nato fu subito entusiasta della proposta, afferrò il dildo e chiamò subito Mara perché gli assegnasse un terreno per una fabbrica. Lei chiese in cambio un accordo e fecero una joint-venture e si costruirono le Re Nato&Pompi Mara Industries e la Pompi-Nato Distribution Ltd., che produssero e distribuirono decine di dildo chiamandoli “DildoRè”, così, tutto attaccato.

In un attimo a Mora non si parlava d'altro che dei DildoRè. Tutti li compravano, ognuno aveva il proprio. Ce n'erano attaccati alle sedie, agli sgabelli, alle poltrone, ai divani e persino ai muri per potercisi appoggiare. Era tutto uno strizzar di natiche. Fu così che, stringi che ti stringi, il muscolo iniziava a dolere, e più il muscolo s'affaticava più si rilasciava, e più si rilasciava più il DilDoRé premeva, premeva lì, proprio lì tra le ch... sull buco del c... be', sì, insomma, avete capito. E la gente di Mora già si stava arrabbiando con Nato e Mara per avergli venduto una cosa che non funzionava proprio, che aggiungeva strazio allo strazio, e Nato e Mara scaricarono subito la colpa sul Fiorco: “E' stato lui ad avere l'idea, lui e i suoi amici Fiorchi che gliel'hanno suggerita”.

E così il Fiorco non ebbe la sua cittadinanza e anzi gli fu detto che era pricoloso per quelli di Mora, e che adesso sarebbero stati ancora più sospettosi. Gli abitanti si tennero la loro brufagna e la loro diffidenza, tutti sempre dritti e sempre stanchi e sempre a litigare. Gli unici che c'avevano guadagnato erano Nato e Mara, che adesso erano ricchi sfondati e se la godevano alle spalle di tutti quelli che avean preso per... i fondelli!

16.9.08

conversioni all'immagine

Ho scoperto che avevo un'anima.
L'ho vomitata stanotte.
Ve la faccio vedere in cam?

6.8.08

Decisioni di un segretario mancato

L'analisi delle registrazioni carpite con i nostri strumenti e progressivamente liberate del rumore di fondo ci consente di proseguire con l'ennesima hit della colonna sonora di questa tormentata estate canora del pierrecì.
In esclusiva per il pubblico di questo angolo della rete, ecco le franche confessioni di Nichi Vendola qualche attimo dopo il voto congressuale.

(sulle note di vengo dopo il tiggì)


Ferrero me l'ha detto
l'accordo è stato fatto
ancora un quarto d'ora
e dopo è il lutto
Oh Oh Oh! L'ha detto
Oh Oh Poi... è il lutto
Tu sei così marxista
parecchio leninista
però sei un poco troppo stalinista
Oh Oh Oh! marxista
Oh Oh O-! peraista

E allora Paolo quando vieni a amministrare qui con me
ché nelle Puglie e 'un ci governi mi'a te!
Ma sì!
Mi tessero nel piddì
Mi tessero nel piddì
Forse nell'iddivì
T' ho detto sì!
Mi tessero nel piddì
Mi tessero nel piddì
Mica col piddicì
piddì piddì piddì piddì
vengo e rimango lì
anche con essedì
piddì piddì piddì piddì
vengo e rimango lì
anche con essedì

Io non sarò normale
pratico il sesso anale
ma il resto pare assai
così banale
Oh Oh Oh! Anale
Oh Oh Oh! A-normale
E' colpa di Maurizio
Acerbo non mi sfizia
che tutto certo fa ma non negozia
Oh Oh Oh! Maurizio
Oh Oh Oh! Non negozia
E allora Claudio se fa il salto
o non fa il salto non lo so
s'e' fatto tardi e ancor più tardi non si può
Ma sì!
Mi tessero nel piddì
Mi tessero nel piddì
Forse nell'iddivì
T' ho detto sì!
Mi tessero nel piddì
Mi tessero nel piddì
Mica col piddicì
piddì piddì piddì piddì
vengo e rimango lì
anche con essedì
vengo e rimango lì
anche con essedì

4.8.08

Ballata dell'elettore pentito

La nostra pausa estiva continua con le ultime hit estratte dalla colonna sonora originale di "Beghe di Partito". Stamattina vi proponiamo la portentosa Ballata dell'elettore pentito, confessione tragica di un popolo di orfani.

(sulle note di ma non ho più la mia città)

Venne il giorno che gli dissi
pierrecì tu non mi basti
al governo cos'hai fatto
come hai speso il tesoretto
e volevo ripartire
dal consenso già raccolto
per potere riaprire
quel programma ormai sepolto
chiuso con delle catene
pieno ormai di ragnatele

Mi dicevi da sinistra
senza falce né martello,
col partito comunista
ed un verde ambientalista,
- se Di Pietro avrai votato
la sinistra avrai perduto.
Ma il Caimano era vicino
Il Caimano, il Caimano
era questo sai il mio sogno
di sconfiggere il bisciùn

Non sto più governando
Non sto più criticando
e non ho più il mio pierrecì.
Non è cambiato niente
tutte le notti aspetto
ancora una costituente.

E così votai per Walter
mi fottevo di paura
ripensando al tesoretto
non sia mai del Cavaliere
E così arrivò in quel posto
e da allora son dolori
Ora sei l'ultima spiaggia
ma la fine ti minaccia.
E ogni notte mi consumo
a svegliarmi tra i rimorsi.

Non sto più governando
Non sto più contrattando
e non ho più il mio pierrecì.
Non e' cambiato niente
tutte le notti aspetto
ancora una costituente.
Non sto più governando
Non sto più lavorando
e non ho più il mio pierrecì.

A lavoro va già male
nella busta sempre meno.
Del lavoro mal pagato
si rimedia solo a nero
ma le morti sono bianche
e per terra c'è del sangue
penso ancora alle parole
scritte in alto sul giornale:
cade dalle impalcature, moglie muore a casa sola.

Non sto più governando
e ancora sto lottando
ma non ho più il mio pierrecì.
Non e' cambiato niente
tutte le notti aspetto
ancora una costituente.
Non sto più governando
e ancora sto lottando
ma non ho più il mio pierrecì.

2.8.08

Povero Cretino

In via esclusiva, grazie ai nostri potenti mezzi, abbiamo qui l'onore di pubblicare i duetti segretamente intonati sabato scorso a Chianciano Terme dall'ex Ministro con i principali esponenti delle altre mozioni.
(sulle note di brivido felino)

[Grassi, Pegolo-Giannini, Bellotti, De Cesaris-Russo]
Ormai avevo pensato
di non votare più per te
invece vedo il canaio
che hai messo su stasera per Nichi.
Provo a fare finta che
ti modero un po'
ma in fondo poi perché?
Qui è già calda l'atmosfera
io con te stasera ci sto.
Come un povero cretino sento che mi vuoi
la luce del marxismo spande su di noi
il partito è qui che trema
lego le tue mani
mi chiami, mi chiami,
Paolo lo so
ora che anche tu mi vuoi.

[Ferrero]
Adesso mentre mi voti
capisco che mi piaci perché
[gli Altri] - che ministero fu con te! -
è cinquantuno davvero
i voti che speravo per me.
Provo a fare finta che
ti scavalco ma
il gioco mi delude,
è già calda l'atmosfera
da te vorrei stasera di più:
come un povero cretino sento che tu puoi.
Sconfitto Nicolino brucia qui per noi.
C'è il partito qui che trema
leghi le mie mani, mi voti mi voti.

[gli Altri]
Come un povero cretino ora che tu sdai
ti sento stalinista vero come sei
ho l'impulso di fermarti
ma tanto non potrei
se ti scopri trotzkista come tu sai
e ti sento che mi vuoi

[coro]
povero cretino
povero cretino
povero cretino
povero cretino

[gli Altri, insieme]
Come un povero cretino,
io potrei immolarmi da adesso
per come svolti e ti dai

[la 2]
scomparremo come il PSIUP

[Massimo D.]
ce n'è voluto di tempo

12.7.08

-19 Pregiudizi

i comunisti mangiano i bambini
anche quelli rom

-20 insensibile alle sfumature

siccome non riesco bene a distinguere tra te e la scimmia, sono vegetariano per evitare di mangiarti
sono certo che, quando un kit portatile per l'analisi del DNA sarà disponibile su ebay a prezzi abbordabili con un salario precario, potrò smettere di essere vegetariano
se hai a cuore il mio problema - cioè se vuoi che non ti mangi per sbaglio ma insisti perché io mangi carne - fa' qualcosa
se pensi che potrei imparare a distinguere tra te e la scimmia, fa' qualcosa
ma non ti impegnare troppo con le distinzioni: potrei finire col mangiare i pesci, le scimmie, i rom e non te
o forse ti aspetti proprio questo?

un vegetariano all'attacco

La formulazione approssimativa della faccenda potrebbe essere, all'incirca: quando tieni una condotta eticamente orientata ma difforme dall'etica dominante, la struttura fondamentale delle obiezioni si articola lungo le linee della coerenza. Ad esempio:
"perché, se sei vegetariano, mangi le uova/i formaggi/usi pelle e pellame/le piante se non sei certo che non soffrano?"
"perché Greenpeace difende le balene ma non fa una campagna contro le centrali a carbone in Cina?"
"non faccio l'elemosina a lui sennò la dovrei fare a tutti..."
L'effetto è banalmente ottenuto mediante l'assolutizzazione e l'universalizzazione di un comportamento. Qualsiasi sforzo di cambiamento o di alterità mediana è bollato come insufficiente, cioè aggredito sulla sua tenuta logica, sul gap presunto tra ideale e capacità di metterlo in pratica: "non sei abbastanza aderente a quello che predichi". Il gioco è evidentemente reso possibile da un insieme di pregiudizi, per cui tutti sanno come e perché si comporta un vegetariano o greenpeace o un buddhista. Quello che perde, qui, è il vegetariano frontale, quello che al consesso di sarcofagi si autoproclama tale aspettandosi rispetto: il vegetariano che vota PD. Dopo l'autoproclamazione scatta inevitabilmente il vaglio critico, e un'intera tavolata dà al nostro dell'incoerente (quale effettivamente è). In alternativa dalla tavolata potrebbe partire lo sberleffo, che è fascista e contro il fascismo storicamente ha funzionato solo una cosa...
E allora la faccenda si potrebbe così riformulare: come fa un vegetariano a dire di essere vegetariano senza dire "io sono vegetariano"?
La soluzione del problema semiotico aprirà la strada a nuove strategie politiche, strategie che non prevedono il PD.

Elementi ulteriori (post scriptum):
a) non riesco a capire da dove viene fuori una cosa, un pregiudizio che mi pare cruciale, quello cioè per cui chiunque, per il semplice fatto di fare scelte diverse, dovrebbe dimostrarle o esibirle con delle pratiche politiche evidentemente conseguenti (per un un'animalista dovrebbe lavorare in un canile e cose simili). Cioè o sono in grado di giustificarmi o sono in grado di provare, con la pratica, il senso profondo (?) di quello che faccio (=di dimostrare che "ci credo").
b) ...tanto è inutile aspettarsi "rispetto" o "comprensione". Voglio dire: adesso che la risposta compassionevole non è più quella "giusta", il razzismo e il disprezzo vengono subito a galla, già smascherati. Battere sul tasto della comprensione e della sensibilità è predicare ai convertiti. Bisogna trovare altre strade. Bisogna riuscire a dire le cose in un altro modo.
c) non c'è il tempo di fare una lunga pedagogia del rispetto, del relativismo, dell'autodeterminazione: perché sono proprio i soggetti autodeterminati quelli che sono in pericolo adesso!

3.7.08

-21 Esegesi di gesta quotidiane

Se li sta portando via uno ad uno, i miei libri.
Ultimamente, poi, lo fa anche con i giochi in scatola.
Finisce tutto a casa sua.

Secondo voi è furto o proposta di matrimonio?

29.6.08

-22 Pride

Anche se l'anno ci regala un'estate insolitamente mite, il clima sociale non lo è altrettanto. Scopriamo così che anche quando il contrario di "mite" è "violento", il rimedio resta il ghiacchio: lo mettiamo già sulle ferite di un ragazzo di Palermo, sui lividi di una sedicenne di Pescara e sulle abrasioni di un manipolo di trans romane. Pare si sia rivelato utile anche sulle ustioni di qualche decina di rom. Le donne poi, in casa, lo usano da decenni.
Non è la bizzarra e provocatoria campagna pubblicitaria di una multinazionale dei ghiaccioli in crisi: è quello che sta succedendo.
Aggressioni verbali, intimidazioni, pestaggi. E visto che non ci danno la parola nei dibattiti pubblici, noi rispondiamo con poche immagini eloquenti. Immagini fatte da voi che guardavate immobili due ragazzi gay mentre venivano picchiati a sangue sulla circumvesuviana, mentre vi sentivate offesi dai loro vestiti eccessivi, dalla loro esagerazione.
È paradossale che siate così sensibili all'estetica e così freddi di fronte allo scorrere del sangue.
...temo che sarà un'estate agghiacciante.

Vabbe´, è stato come sempre. Che con due mesi d´anticipo sulla data inizi a chiederti che fare, mentre si moltiplicano discussioni online al bar.

Poi, tra il fosco e il brusco, ci vai uguale, sfavato perché la piattaforma non ti piace, ci sono le solite travesta appariscenti, non si vedono che culi e mai un cazzo!, che palle le polemiche!, basta le polemiche!, facciamo più polemiche!, fa caldo, il percorso è lungo, è periferico, è centrale, il percorso è breve, il percorso non mi piace, cazzo ma perché non siamo passati davanti ai negozi in centro che iniziavano i saldi?, cosa sono tutti questi cazzi al vento?, mamma mia quante tette, si doveva partire più tardi, facciamo la fiaccolata, qualcuno sa qual è la piattaforma?, la protezione civile dovrebbe essere a Napoli e non al pride, e via discorrendo...

E dopo dieci minuti che passi con i pregiudizi in centrifuga sei già meno losco e meno brusco. Tra una cosa e l´altra hai l´adrenalina a palla per la rabbia, il testosterone e gli estrogeni sopra la media, la serotonina sull´ottovolante, l´insulina euforica e ti viene anche voglia di allattare in bambino o di attaccarti al capezzolo di un orso per vedere l´effetto che fa. {Hey, ho anche visto un orso donna... non c´è più religggione! dove andremo a finire signora mia...?}

Poi saluti, baci, abbracci, vedi gente di cui non ricordi il nome ma improvvisi: "piazzola di sosta al Km 15 della toscoromagnola", "cesso della biblioteca di agraria", "sottopassaggio della stazione di Milazzo", e giù sorrisi nostalgici (veri o falsi poco importa).

Ad un certo punto "occupi" anche l´ex sede del Cassero, che adesso l´hanno intitolata alla madonna di San Luca, tanto cara a Casini. Non sai perché: non sai niente del 28 giugno 1982, non capisci perché avvolgerla di raso rosa, ti piace quando avvolgono di raso rosa i carabinieri, e ti viene un po´ una simpatica strizza al culo e una lacrimuccia perché ancora alla tua età riesci a fare ogni tanto le cose "contro", quelle da adolescente sovversivo a propellente anale che con la maturità di quindici anni dopo si chiede "mo´ succede che tra vent´anni occuperemo il muccassassina nel frattempo intitolato a San Benedetto XVI?" - e dici "occupo, occupo, così ce lo ricordiamo per il futuro - e basta dare il culo ai preti!"E ancora saluti, baci, abbracci: quello pare sempre drogato (una costante fenomenologica), quello è chiaramente un mormone, ma perché sfila con l´UAAR? (i limiti della fenomenologia), così non lo avevo mai fatto! (oltre i limiti della fenomenologia).

Arrivi in fondo, centomila, duecentomia, tremila secondo una questura, trentamila secondo un´altra, ma intanto piazza VIII agosto era stipata. E di nuovo i discorsi dal palco, ti incazzi, fischi, applaudi, ti emozioni, rabbrividisci, dissenti, assenti, e già che ci sei presenti!


E siccome ancora non è finita poi festeggi. Un party, due party, tre party. I piedi non li senti più (e ciò è bene), gli odori non li senti più (perché hai sudato così tanto che copri il lezzo altrui), e anche Madonna non la senti più (ma solo perché è già antica). La tua endiade mente-corpo è un equilibrio dinamico di conflitti, di contrasti, di pulsioni e repulsioni che ti tirano da una parte e ti spingono dall´altra.

E te ne vai a letto che sai che no, oggi non abbiamo fatto la storia - ma io c´ero. No, oggi non abbiamo cambiato l´Italia - ma io c´ero. No, oggi non verrà ricordato come il giorno del grande balzo in avanti - ma io c´ero.
E non ho le manie di protagonismo, e non sono felice perché c´ero: sono felice perché mi ha fatto un casino bene.

Qualcun_ è stato male vedendo le immagini in TV? Aritmie cardiache? Ulcere duodenali e gastriti perforanti? Paresi facciali di bocche sdegnate? Eh sticazzi... eh stigrancazzi... peggio per loro che non sono venuti e hanno atteso che un mezzobusto malizioso glielo raccontasse.

Tiè.