5.8.09

-13 La chiave/5 (su ninni, dite che non ve l'aspettavate)

Lo so, è tardi. Mi aspettavate per ora di pranzo.
Ma ho il cervello completamente occupato da una visione mistica che ha spalancato nuovi orizzonti della teoria queer. Ieri un raro mix di cazzeggio, ignoranza e fatalità ha generato una chiave di ricerca che ha assorbito le mie riflessioni al punto che non riuscivo manco a leggere sulla tazza del cesso {avete mai notato come ci si concentra bene sulla tazza del cesso? Io certe volte mi faccio le mattinate lì, chiappe al vento e senza manco poi fare un donwload, solo a leggere, fino almeno a finire il capitolo; e sottolineo anche}.
Siamo alla produzione inconsapevole di teorie di resistenza sessuale che hanno dell'incredibile.

EVERYONE NOW IS DILDO

Ora, io cinque anni fa su un ex blog avevo lasciato come ricordo conclusivo il mitico "Everyone knows it's dildo". Che, in effetti, è ancora . Ma... adesso basta con il potere fallico del porco maschio sciovinista! Basta con la fallocrazia e il fallocentrismo! Tutti adesso sono dildo! Uomini, donne, peni, braccia, dita, piedi, teste, non importa: tutto può essere infilato in qualche orifizio di piacere, tutti sono dildo. Fassino, mingherlino, per beginners e Bondi, più pingue, per utenti advanced.
Ferrara per Capezzone
(via, questa non è neanche tanto sottile; prendetevi il vostro tempo e ridetene con calma).

Uh, a proposito di Ferrara - d'ora in avanti abbreviato in FE, visto che fa provincia - la frase di ieri era sua. Era riferita, ovviamente, trattandosi di FE, alla RU486, ma poteva benissimo trattarsi di $ilvio. Vi risparmio una tediosa parentesi su quanto può essere interessante notare come sia ambiguo e versatile il linguaggio di certi ex (e non a caso ex-) comunisti.

Ma veniamo a noi. Orbene, se avete letto i post di Maria Marchese che ho linkato ieri, dovreste sapere com'è che stanno le cose su 'sti benedetti FAS. Mentre Narciso ipotizza un cortometraggio porno che li abbia a tema (non per fare politica col porno, come insegna PompiMara Carfagna, ma per fare, assai più sensatamente, del porno con la politica), Tina si sta sforzando di mettere d'accordo quell'alto consesso di personalità perché producano una replica efficace per Io, elegante per Bree e la dama inglese, diretta per il maschio del profondo sud, chiara per la nerboruta massaia sicula e incisiva per Me medesima. In realtà, se riuscissimo a farci anche del porno avremmo finalmente Vacca Tina, ma il rischio è quello, invece, di trovarsi solo con una misera vaccatina. Così, nell'attesa di tempi migliori e più creativi per dar vita a questa sintesi estrema, ci accontenteremo di elaborare la domanda la cui risposta è "Vendere la Toscana ai tedeschi".
Siccome le cose non capitano per caso, lo spunto ce lo danno ancora una volta da noisefromamerika, stavolta però qui. Il Bisin (cioè l'autore del post linkato che non avete letto), infatti chiede provocatoriamente "Chi l'ha detto che bisogna nascere-vivere-morire dove sono nati-vissuti-morti i nostri antenati?". Chiaro, ci si può sforzare di rispondere con dovizia d'argomentazioni, ma s'è detto che questo terreno pedante e noioso ce lo vogliamo lasciare alle spalle {scusate, non sto usando un pluralia majetatis, è proprio che c'è un casino di gente qua dentro}. In radicale alternativa, possiamo portare alle estreme conseguenze quanto implicato da una simile domanda - provocazione per provocazione...
Già, appartieni al posto in cui sei nato? Mah, mica è detto. E il posto in cui sei nato, appartiene per caso a qualcosa? Cioè, alla fine è solo una congerie di accidenti storici a disegnare quelle cose volgari che sono i confini nazionali, quindi se tutti sono liberi di migrare non si capisce, francamente, perché debbano esistere dei confini nazionali. I confini nazionali sono roba vecchia, antichi. Io ad esempio li userei solo per confinare popolazioni incapaci di autogoverno democratico, tipo i fan di Gigi D'Alessio.
Poi, dico, va bene, gli stati un po' ci servono, ma chi l'ha detto che devono essere stati nazionali? Dico, avete visto com'è finita in Jugoslavia 'sta cosa degli stati nazionali? Sciò, via, raus stati nazionali. Di più! Ognuno dev'essere libero di scegliersi lo stato che preferisce, e se la maggioranza della popolazione in una certo posto vuole cambiare stato dev'essere, perché no?, libera di farlo. Diamine, ci sono comuni veneti che migrano armi e bagagli in Trentino e in Friuli, e quei poveri cristi di Mussomeli non possono migrare in Liechtenstein? Ma cose dell'altro mondo...!
Indi ragion per cui, s'ha da vendere la Toscana alla Germania.
L'Italia si libererebbe in un sol colpo di metà dei comunisti, con gran sollievo di $ilvio.
I tedeschi, che hanno già colonizzato larga parte del Chianti, risparmierebbero un ballino di danari per andare in vacanza. Fra l'altro sono sempre qui, continuano a venire, ci amano, tu dici "Firenze" e quelli non capiscono più niente. Inoltre la scena underground di Berlino è molto meglio di quella di qualsiasi capitale europea, e le froce toscane, con qualche eccezione, sono per lo più bear nutrite a cinta e sarciccia che - non so - shampiste post-punk londinesi. E il Bear a Bearlino va un sacco.
Non dimentichiamo che miglioreremmo salari e sussidi di disoccupazione. Finirebbe la speculazione sugli affitti. E, insomma, se questi hanno ricostruito Dresda e Francoforte e Magonza dopo che erano state cancellate dalle cartine geografiche, riesumandole dagli atlanti storici, volete che una sistemata ai borghi della Val di Cecina non la daranno? Dico, ma v'immaginate Riparbella dopo che ci avranno messo le mani i crucchi?
Poi nei primi tempi apriamo le porte a tutti quelli che vogliono venire qui, facciamo l'isola linguistica per almeno una generazione, lasciamo sfogare le pulsioni dialettali di tutto lo Stivale (con gran fiorire di letteratura, come sempre accade nei momenti di transizione linguistica), ci liberiamo di Sinistra e Libertà e di Rifondazione e ci prendiamo DieLinke, sostituiamo il PD con l'SPD e comunque Angela Merkel ha un marito molto più simpatico di Veronica Lario (o di Noemi Letizia, o di chi cazzo è in questo momento la First Lady).

Ah, sì, la domanda ovviamente era "v'immaginate Riparbella dopo che ci avranno messo le mani i crucchi". E penso a quei fortunelli di non so quale paesotto aquilano sballottato dal terremoto e che sarà ricostruito, appunto, dai Crucchi...

così è deciso, l'udienza è tolta

4.8.09

Indefessamente -13 La Chiave/4

...ovvero Vacca Tina e altri omaggi alla teratologia

Abbiamo dunque fissato un punto: il compiacimento del sottoscritto arriva persino in contesti assolutamente autistici come la creazione di un personaggio fittizio secondario (Achilles Hill) creato per avvalorare la consistenza di un personaggio fittizio primario (Florence Carlo). Non si può escludere un nesso tra autismo e compiacimento.

Il secondo elemento propostovi ieri l'altro ci porta direttamente sul terreno della comunicazione politica. A tal proposito, uno potrebbe, robecchianamente, darsi alla satira. Meno robecchianamente, si potrebbe levare un grido di replica e supportarlo con dei dati precisi ma, soprattutto, chiari.
Lasciate che apra una parentesi: sto adorando Maria Marchese. Esiste un modo fin troppo liberista di fare i conti con il problema, e poi esiste Maria. Forse non avrà la palla di vetro, forse non sa tutte le risposte a tutte le domande, ma di sicuro tira fuori il numero giusto al momento giusto. Insomma, non giocate mai a tombola con Maria. E, ancora più insomma, Maria4Presidenta! @>----
Chiusa la dovuta parentesi, andiamo a vedere le reazioni all'annuncio dei 4 miliardi improvvisamente destinati alla Sicilia (con scorno, ovvio, delle altre 19 regioni destinatarie dei FAS) e alla lettura del post di Maria.

Io: Be', alla fine, sul piano dell'immagine, tutti ci hanno fatto una bella figura; Lombardo è quello che difende gli interessi della Sicilia, Berlusconi ha creato ex nihilo una barca di danari, Bossi e la Lega sono i magnanimi che pur di far sì che le regioni del Sud si possano rendere finalmente autonome [il resto lo censuriamo per sopravvenuta noia]
Me medesima: Che stronzi dimmmerda! Fanno le loro porcate solo perché nessuno sa niente. Io queste cose le farei studiare alle elementari. Adesso vado dalla vicina e le spiego tutto per filo e per segno.
La piccola dama inglese con un cappellino fiorito che è in me: Ohibò! Guavdie, avvestateli e tagliate lovo la testa. Oggi fondiamo un'associazione di beneficenza cavcevavia che pvomuovevà l'espianto d'ovgani da cviminali pevicolosi e ivvedenti e li donevà a pavgoli bisognosi. Solo la mente puva di una bambina può vedimeve il cuove oscuvo di un ladvo
- che evvove madovnale che è stato licenziave il ghost wvitev, mi pave che il mondo sia fatto solo di pavole con la evve.
La nerboruta massaia sicula che è in me: Ma chi, vèro mi dici? Cose, ma cose, ma cose dell'altro mondo. Non ci capisco niente in mezzo a tutti 'sti nummari, ma Maria per forza raggiùni c'havi ar'aviri [=deve avere per forza ragione, ndt]. Cosa di sputarci quando c'hanno la facciazza di venire in tivvù.
Il maschio del profondo sud italico che sta cercando di uscire da me: Ma chi, vèro mi dici? 'Sti curnuti. C'arrumpissi l'ossa a cavuci 'nto culu. [=Cotali bovini. Palla farei dei lor cul e polvere le bianche ossa, ndt]
Bree van de Kamp: Dunque il viadotto dell'autostrada dovrebbe passare proprio qui sopra? e conficchereste il pilastro più o meno... all'altezza della mia aiuola di genziane, giusto? Mentre per fare l'altro avete pensato di spostare la tomba di mia madre. Sono certa che il mio avvocato sarà entusiasta della cosa.
Narciso: [vabbe', di che volete che si accorga Narciso? Quello oramai si è dato alla pornografia; da protagonista, s'intende]
Tina Lagostena Bassi: [in via di sviluppo, si sta ancora ambientando]

Ora, vi rendete conto quant'è difficile mettere d'accordo tutta 'sta gente? È o no giustificabile poi rifugiarsi nel compiacimento prevalente di Io? Ma stavolta s'è fatto il miracolo: rodevo dalla voglia di sparare a quelli di noisefromamerika tutti i dati snocciolati da Maria, perché lo sospettavo, sì che lo sospettavo che in quel post c'erano delle idiozie, perché lo so che quelli quando vedono denari che si muovono non capiscono più niente e gridano subito "al ladro! al ladro!" tipo turisti americani in un film italiano degli anni '70. E però mi sono fermato. No bellezza, mi sono detto, col cavolo che si va da 'sti professoroni a sciorinargli i dati: sono professoroni, i dati ce l'hanno, li conoscono bene, e anche loro li stanno usando come preferiscono. Me lo sono chiesto Io da dove vengono questi dati, vuoi che non se lo siano chiesto anche loro?

E qui arriviamo al terzo punto, un po' patologico: frequentare compulsivamente blog e forum online, passando due terzi del tempo a sforzarmi di non replicare e di non entrare in diatribe allucinanti pensando di avere in tasca una verità migliore di quella che altri stanno snocciolando.

Ma questa cosa di Lombardo che sembra incassare denari DOVUTI come se se li fosse conquistati sul campo mi manda in bestia. Questa cosa che $ilvio passa ancora una volta per la divinità che risolve problemi con uno schiocco di dita mi manda in bestia. E mi manda ancor più in bestia il fatto che per dipanare i fili e dissipare le nebbie ci voglia uno sforzo espositivo e una volontà di concentrazione enormi. La massaia sicula vuole un'affermazione netta, inequivocabile, breve e semplice. Lei sa bene che ogni secondo passato a chiarire i dettagli del problema è un secondo in meno per agire, e quelli nel frattempo chissà che combinano.
Tina avrà un bel daffare a mettere d'accordo lei e Io, per non dire di quel terrorista in germe del maschio del profondo sud italico...

Basta, per oggi la chiudiamo qui, ché vi ho stancate sin troppo - le mie dodici lettrici.
Vi si lascia con un giochino: chi l'ha detta e parlando di cosa?
«[La certa cosa che dovete indovinare] serve culturalmente proprio a questo: a garantire l'ideologia asettica e anestetica di una vita che si costruisce nel disprezzo di un'altra vita, nell'idea di un godimento libertino, devastante, del piacere sessuale scardinato da qualunque amore, da qualunque libertà e responsabilità»

P.S.: per la rubrica il rutilante mondo delle chiavi di ricerca, segnaliamo il di ieri magnifico verso di nove sillabe "fede grinta e culo perfetti", attribuibile a Tinto Brass quale criterio di selezione di un'attrice pornosoft.
P.P.S.: caro instancabile cercatore di "zia fa pompino al nipote", a te che mi perseguiti più o meno da quando è iniziata la mia carriera di blogger vorrei porre, in tutta laicità e sincerità, una domanda che mi attanaglia le meningi, una di quelle che me le sogno la notte, che penso che me la faranno all'esame di laurea, a quello della patente e anche nei colloqui di lavoro. Ora, io ti garantisco che le relazioni di parentela per me non hanno più segreti. So tutto sui sistemi Crow e su quelli Omaha, le prescrizioni matrimoniali tra cugini patrilaterali incrociati le calcolo a colpo d'occhio, le combinazioni esogamiche tra metà ordinate sono bazzecole e anche il mistero dell'endogamia patrilineare è sciolto. Ma tu MI SPIEGHI COME MINCHIA FAI A CAPIRE NELLA FOTO CHE QUELLA È SUA ZIA E QUELL'ALTRO È IL NIPOTE??? Si somigliano? te l'hanno detto a te che sono imparentati? C'è un modo particolare in cui le zie succhiano l'uccello dei nipoti? COME FAI?? COME CAAAAZZO FAI? Ti prego, SVELACI QUESTO ARCANO E RIVOLUZIONA LA SEMIOTICA VISIVA!!!!!!!

3.8.09

Stabilmente -13 La chiave/3

...ovvero "tutto quello che avreste sempre voluto sapere sulla psichiatria ma non avete mai osato chiedere".

Spero che abbiate letto (o ripassato) tutto quello che avreste sempre dovuto sapere su Florence Carlo ma non avevate mai osato pensare che avesse un senso.
Certo, se aveste letto Il processo sarebbe tutto più semplice, ma siccome non posso assumere che sia così dovrò ricapitolare alcuni elementi essenziali.
Ci sono almeno due burocrazie che sostengono che Florence Carlo esiste: una compagnia telefonica e un sito che riunisce i compagni di scuola {cioè gente di cui hai volutamente perso le tracce e che per qualche inspiegabile motivo dovresti voler rincontrare... ma di quale forma di masochismo soffre la gente? che te ne frega sapere che fa oggi uno che venti anni fa hai deciso di smettere di frequentare? sono io che sono limitato? è per questo che non riesco ad appassionarmi alle riviste di pettegolezzo? [pettegolezzo, più dal lombardo betegar, altercare (battibeccare?), che dal latino petere, ricercare; nulla a che vedere con il chiacchiericcio del padrino e della madrina battesimali del gossip, da god sibs (= siblings), parenti-in-dio]}.
Se avete letto a fondo tutti i commenti al post su Florence, noterete che
a) AT&T non ha, in effetti, alcuna prova dell'esistenza di questa donna
b) il suo inglese è imperfetto (ad esempio l'uso troppo frequente del verbo to say, "dire", dove un madre-lingua avrebbe preferito probabilmente to claim et similia)
c) scopriamo, in fondo, che si tratta di uno scherzo

L'idea che Florence Carlo giunga ad esistenza per il solo volere di una multinazionale offre lo spunto per una Bibbia cyberpunk e un ripensamento globale della creazione dell'essere umano. Ora, fate bene attenzione, quale creatura di vostra conoscenza può essere in grado di coniugare Kafka, il cyberpunk e la Bibbia con dei nessi che nella sua mente appaiono ovvi e immediati?
(NB: La risposta scontata è "si-culo!". Se però vi sta venendo in mente qualcun altro vuol dire che abbiamo già le condizioni per individuare una specifica sindrome e non già un isolato caso di follia.)
Florence Carlo, signore e signorine, è l'operazione inversa dell'anonimato (Greg mi smentisca). è il contrario del fu Mattia Pascal. Prendete un qualsiasi incidente burocratico che accosta un nome a un cognome. Avrete un personaggio.
Prendete siti fatti da persone reali. Non è detto che siano fatti di persone reali. Mentre AT&T offre l'appoggio esterno, bastano due caselle di posta elettronica per creare una classe di ex-alunni di una scuola frequentata da Florence Carlo. Ecco perché Florence è reale anche per Classmates.com: Achilles Hill dice, infatti, di conoscerla.

Soffermiamoci sul primo aspetto patologico.
Voi psichiatri improvvisati, per favore, prestate attenzione ché state guardando dalla parte sbagliata.
No, il problema non è l'avere dato spessore ad un personaggio fittizio per divertirsi con i commentatori di un blog. Se avete pensato una cosa simile probabilmente siete allievi di quelli che hanno approntato il questionario dei tre giorni (qui la versione post-1989, in un forum di persone davvero problematiche) o altre cose fuori dal tempo. L'aver interpretato un personaggio creato ad hoc sarebbe infatti patologico (e neanche troppo) solo se i commentatori a loro volta non si fossero in qualche modo divertiti. E, invece, abbiamo passato un paio di splendidi pomeriggi.
No. Il problema è Achilles Hill. Che sarebbe Achille's heel, il tallone d'Achille. Il problema è che anziché un qualsiasi Jack Goodson (= Giacomo Bonfiglio, che è davvero il primo nome e cognome che ti può saltare in mente), uno si torturi dal compiacimento al punto da chiamare se stesso "Tallone d'Achille", come se a Classmates.com gliene potesse fregare qualcosa d'averci un tal Tallone.

Tutti i passaggi successivi sono relativamente facili: mentire spudoratamente con il rigattiere-capo quando lo incontri per la via o ci passi qualche ora in mediateca, sollecitare l'intervento filologico di NormalWoman per distogliere i sospetti piovuti su di te, ricorrere alla navigazione anonima con TOR per non farti sgamare dalla geolocalizzazione di shynistat, far tradurre per davvero le cose al traduttore automatico di google, e via dicendo... insomma, reggere il gioco.

Sperando che quest'inizio di deposizione basti alla mia Tina Lagostena Bassi, per oggi passo. Lo so, non state più nella pelle e volete sapere com'è che da qui si arriva alla domanda la cui risposta è "Vendere la Toscana alla Germania o all'Austria", ma dovete pazientare ancora, almeno fino a domani. Anche perché ancora di cose da dire ce ne sono... Galan, Lombardo, i FAS, Maria Marchese, rumore dall'amerika. E poi devo aspettare che i rigattieri leggano, commentino e sbolliscano...

P.S.: per la rubrica il rutilante mondo delle chiavi di ricerca, segnaliamo tra le chiavi di ricerca di ieri "lubrificare anale "glicerolo" -glicerina", mentre l'1 agosto hanno svettato "come utilizzare l'ipnosi per scopare donna sconosciuta subito" e "foto hard di culi sfondati pieni di merda"

1.8.09

- 13 La chiave/2

Ieri ho giurato che oggi avrei formulato la domanda alla risposta. Oggi, dopo attenta considerazione, ho ritenuto che il tempo e lo spazio comunque non sarebbero stati sufficienti.
Diciamo che, nella produzione di una mappa necessaria all'autosmerdamento, dobbiamo recuperare almeno due punti.
Il primo punto è Florence Carlo, un'arrabbiata - quanto improbabile - cittadina americana invischiata in problemi di ADSL che hanno misteriosamente incrociato la vita di CC, un rigattiere sardo-pisano. La storia di Carlo (CC) e Florence (Carlo) la dovete leggere qui.
Un secondo elemento rilevante - e per oggi ci fermiamo a due, ché mi sembrano già impegnativi - ve lo riporto per intero.


Questo argomento sulla RU486 era stato riportato già qui. Il titolo è eloquente. I nessi li scopriremo nelle prossime puntate...

31.7.09

-13 La chiave

Facciamo una meta-premessa (qualsiasi cosa sia).
Forse, nei recessi della vostra memoria, c'è una Dutchess-abitudine. Una cosa fatta di Michelangelo, di pulizia delle docce, di australiani, di sesso e di droga. Soprattutto, di Paradisi Dimenticati.
Negli anni, col rientro, il declino verso la rabbia è stato totale. Lo smalto è andato perso come in un tuffo nell'acetone e ciò che più ne ha sofferto è stata la percezione di me stesso.
Manco di alienazione.
Mi prendo troppo sul serio.
Checché ne dica chi sostiene che io segua una strategia del détournement ironico.

Ogni tanto mi dovrei mandare a cacare. Sembra facile. Purtroppo ho reso le cose un po' difficili e non riesco a trovare una battuta sufficientemente sagace e fulminante per mandarmi a cacare da solo. Perché, ovviamente, non tollererei mica di mandarmi a cacare così, con un ordinario vaffanculo. Bisogna per lo meno mettere insieme un disastro della chimica industriale, uno scandalo sessuale nella Svizzera preunitaria (è mai esistita una Svizzera preunitaria? la Svizzera era neutrale anche durante le guerre puniche? com'è che gli svizzeri fanno il cioccolato anche se il cacao lì non cresce?) e la foce dell'Ob (meglio sarebbe il bacino idrografico dello Jenisej, ma mi posso accontentare dell'Ob) (forse).
Certe volte mi guardo con un'aria di superiorità che mi prenderei a sberle. Ma siccome mi sono superiore, non posso mica abbassarmi a schiaffeggiarmi, che diamine!

(ok, adesso posso anche commettere delitti atroci&efferati, tipo fare sesso con Ghedini, tanto mi danno sicuro l'infermità mentale)

[brr... fare sesso con Ghedini]

Ovviamente - per tornare a noi - l'incapacità di trovare una battuta sufficientemente mortale lima l'aria di superiorità e fa sì che io mi odii un po' meno. Il che non basta a risolvere il problema - sennò non stavo qui a tacere per mesi per poi uscirmene con una caterva di minchiate galattiche pronte a invadere il cyberspazio.
Sto ponderando varie soluzioni.
La soluzione è una: trovare la chiave esatta del puzzle.
Cioè, seguitemi e attenzionatemi sennò è tutto inutile, se il centro esatto tra l'Ob, Bhopal e Berna è l'unica mandata a cacare possibile, allora nell'incastro tra digressioni (di cui sotto) è l'unica chiave possibile per rimettere in sesto due personalità scisse e appianare definitivamente l'alterco. Insomma, kantianamente, devo essere la Tina Lagostena Bassi di me stesso.

{come se io, me medesima, la piccola dama inglese con un cappellino fiorito che è in me, la nerboruta massaia sicula che è in me, il maschio del profondo sud italico che sta cercando di uscire da me, Bree van de Kamp e Narciso non bastassero, mo' mi tocca anche la Lagostena Bassi, una con il cognome di una batteria di pentole... e se io mi merito tutto questo per i peccati della mia esistenza precedente (sì, ero vegetariano anche allora, non avevo grandi capacità artistiche, ci tenevo al mio astrologo di fiducia e tendevo a spadroneggiare sugli altri), cosa toccherà alla reincarnazione di Giulio Andreotti?}

Fa caldo. Sto digerendo. Sono palle al vento perché fa caldo anche con il ventilatore (e perché mi hanno chiesto una foto). La risposta è "Vendere la Toscana all'Austria o alla Germania". Sulla domanda GIURO che ci torno domani - prima che i Vogon distruggano la terra.

4.5.09

Idea

Sharkozy

(c'è già?)

3.5.09

"Papi"

La realtà si limita alla fantasia.

30.4.09

Arguzia

I superkomunisti e i sinistri liberi hanno esibito le liste.

Kompagni e Kompagne, vorrei presentare un emendamento.
Cazzo, candidiamo anche il baratro della politica e l'abisso della storia.

...finisce che voto ferrando...

29.4.09

Fini segretario del PD

Veline a Strasburgo? "È tutta una manovra della stampa di sinistra."

Per favore, qualcuno mi dica che cosa sta succedendo ai redattori di Repubblica.it. Ultimamente hanno l'oblio facile. Già quoditianamente non sono il top, ma adesso sembra quasi che li diriga Licio Gelli.
A leggerli pare che i sempiterni comunisti stiano ordendo un complotto mediatico contro Berlusconi. Anche perché la notizia non c'è: Repubblica ripete Berlusconi.
Sarà il caso che qualcuno smentisca che a) FareFuturo è la versione elettronica della "velina rossa" e che b) Fini è la versione senza baffi di D'Alema.
In alternativa gradiremmo un po' d'ironia sul fatto che FareFuturo è, oramai, stampa di sinistra.

Grazie per l'attenzione.

P.S.: Cercansi ruderi nell'Appennino tosco-emiliano
atti ad accumular provviste e allevar maiali, in vista di...

27.4.09

Città puberali

{per la serie "perle dai porci", Alberto Flores D'Arcais su Repubblica.it}

"E' il week end più surreale nella storia di una metropoli abituata ad ogni emergenza, una città che nel suo filosofico convivere con la violenza, la polluzione e i terremoti, è sempre rimasta viva, chiassosa, allegra."

V'immaginate trovarsi una notte in qualche avenida di Città del Messico ed essere travolti da un'immensa polluzione? Altro che bukkake... questi sì che son problemi!
(ma poi, il filosofico convivere con la polluzione... che a Città del Messico tutti abbiano letto Foucault?)

26.4.09

-14 Giacomo Bonfiglio, musicista

Giacomo Bonfiglio le stazioni le conosceva tutte. La sua preferita era San Nicola – Tonnara: due binari arrugginiti sulla Palermo-Messina, una pensilina color zafferano adornata da qualche pala di fico d'india, il solito sottopassaggio, ma largo la metà, l'abside malamente intonacata della chiesa e due altoparlanti gracchianti, che a sentire lui li aveva messi lì Garibaldi e venivano nientemeno che dalla Leopolda di Firenze, quando l'avevano dismessa.

A San Nicola – Tonnara non c'era neppure la campanella che avvertiva dell'arrivo del treno, e i passeggeri scendevano su uno sterrato, scavalcavano il binario e s'imbucavano nel sottopasso per uscire. Ma per lui era l'apoteosi.

Innanzi tutto, il nome. Il nome era una cosa grandiosa. San Nicola fa forse ottocento anime – ma residenti, ché presenti manco la metà –, frazione di Trabia. Il nome completo è San Nicola l'Arena. No, arene romane nessuna. Assai assai se c'era, in cima a un dirupo, una torre normanna mezza diroccata, che prendeva il nome dall'albergo fuori paese. “Affioramenti ipogei”, li chiamavano ai beni culturali. Per i non addetti, quattro balatoni di tufo impiccicati con la sputazza. Per i locali, schietti ma solo mediante doppia figura retorica, “il Settebbello”. Ma siccome lì c'è la tonnara, allora San Nicola – Tonnara. Come Torino – Lingotto, ma senza Torino Porta Nuova.

E poi, la cornice. Marittima. Ma senza il mare, si capisce. A San Nicola la stazione stava sul retro, defilata. C'era la chiesa, la statale, il banchi del pesce, il campo di calcetto (“lo stadio”), quattro case rosa invecchiato con più gerani alle finestre che cristiani dentro, la straduzza, la battigia e poi, forse, anche il mare.

Ci si era fermato per la prima volta nel duemilaquattro, per affiggere l'orario estivo. Verso Palermo, un treno ogni ventitreesimo minuto delle ore pari. Verso Termini Imerese, un treno ogni primo minuto delle ore dispari. Le rette parallele che delimitavano l'universo ferroviario di San Nicola s'incontravano lì, in questi due estremi longitudinali. A Sud, nespoli interrotti da canne e oleandri, a Nord il Tirreno, invisibile e geograficamente avaro di tramonti sul mare.

Per lui era la sintesi del pubblico in Sicilia: in secondo piano, sgarrupato e utile solo a ore alterne. Un posto per gente che della pazienza ha fatto croce e virtù. A San Nicola-T. non c'era un ingresso, non c'era la biglietteria e manco lo schermo. C'erano solo il foglio giallo delle partenze e una macchinetta automatica un po' scassata, per turisti ostinati. In effetti, era una stazione vecchia. Giacomo Bonfiglio aveva un criterio tutto suo per distinguere il vecchio dall'antico: il secondo piano. Tutte le stazioni antiche hanno questo luogo un po' insensato che è il secondo piano. Che a giudicare da certi atrii sembra solo un elemento della facciata, ma poi capisci che ci sono delle stanze, e non puoi fare a meno di chiederti che ci sia dentro, cosa succede al secondo piano di una stazione?

A San Nicola-T. questo problema non si poneva. Il vero mistero era un altro. Bonfiglio ci ebbe a che fare un anno dopo, quando fu mandato lì a sistemare gli altoparlanti. Nel frattempo infatti si erano accorti della sua laurea e l'avevano promosso da manutentore ordinario a tecnico degli impianti acustici. E lui, modestamente, gli altoparlanti li faceva cantare. Ma quelli di San Nicola-T. no, perché non si riusciva a trovare dov'era la centralina per programmarli. Un bel giorno la voce meccanica che annunciava il treno regionale proveniente da Palermo e diretto a Termini Imerese in partenza dal binario due era scomparsa. Per fortuna era scomparsa anche la fermata a tràbia, che non si poteva sentire da quant'era stonata rispetto all'ovvia Trabìa – che si scrive con una sola b ma si pronuncia con due.

I cavi finivano nel cemento asfaltato del marciapiede e non c'era progetto che dicesse dove proseguivano. Quello che ci aveva messo mano l'ultima volta si era portato il segreto nella tomba e nessuno, ovviamente, ricordava dov'è che avesse lavorato. Era una bella gatta da pelare, e Bonfiglio ci mise qualche giorno ad avere l'intuizione archeologica che gli consentì di risolvere il problema, con i paesani che lo assillavano e lo prendevano cordialmente in giro, tanto loro a Palermo ci andavano in corriera, mica in treno. La soluzione al quesito erano, alla fine, i cessi chiusi a doppia mandata – quelli pure affioramenti ipogei, ma indisponibili agli amplessi. Quei quattro metri cubi di cemento a due passi dalla pensilina erano l'unica costruzione, e siccome pulirli costava le FS li avevano chiusi alla metà degli anni Novanta. Quando avevano automatizzato l'annunciatrice, i cessi erano l'unico posto dove poter mettere quella specie di computer che aveva solo il compito di comporre e fare partire il messaggio, controllato da remoto.

Così, visto che non stava scritto da nessuna parte né come fare né dove farlo, Bonfiglio si sbizzarrì, e ci mise il messaggio che aveva sempre sognato, finalmente composto nei giorni che gli ci erano voluti a trovare la centralina.

Ai paesani in trànsito annunciàmo

che il regionàle da Palermo Centràle

in questa tonnàra sta per sostàre

e per trabbìa proseguirà.

Al messaggio seguivano le campane della chiesa che battevano l'ora, quindi il fischio del treno. Il paese accolse quest'opera inutile con il godimento ironico con cui si celebrano i prodotti dell'ozio, il tecnico degli impianti acustici fu subito “il musicista”.

Si dimise quando la stazione fu dismessa. Oggi compone partiture per sintetizzatori vocali ma sul biglietto da visita c'è scritto “Giacomo Bonfiglio, battezzato musicista”.

17.4.09

-15 Ancora compiti per casa


Vergine (23 agosto - 22 settembre)
(per la settimana del 17/23 aprile)

"Un mio vicino parcheggia sempre il suo pick-up Chevrolet del 1967 ammaccato e arrugginito sulla strada di casa mia. E per questo lo ringrazio: il fascino sgangherato della sua macchina mi aiuta a tornare con i piedi per terra quando il perfezionismo mi toglie l'anima, o quando certi oggetti luccicanti e patinati cercano di ipnotizzarmi per farmi credere che solo loro possono essere considerati attraenti. Nella tua vita ci sono icone del genere, Vergine? Oggetti strani, ingombranti e anomali, ma a modo loro sublimi? Penso che nei prossimi giorni ricaverai molti più vantaggi del solito dal loro influsso."

Oggi parliamo del mio cervello. Un oggetto ammaccato, arrugginito e parcheggiato. Sicuramente strano. Spesso ingombrante. E sarebbe falsa modestia dire che non lo trovi a suo modo sublime. In una delle sei versioni del finale dell'incipit [-> qui], immaginavo un caffè versato direttamente sulle meningi, uno shampoo bollente a cranio scoperchiato. Metaforicamente, mi pare di averne assai bisogno.

Il mio cervello è lento e dorme tantissimo. È prevalentemente dedito ad attività di tipo onanistico e non soffre - ma per insensibilità, mica per benessere. Un cartesiano troverebbe la cosa problematica assai, vedendosi come indistinto dal proprio cervello. Io, che tutto sommato riconosco al corpo una certa rilevanza, potrei cavarmela meglio. Il fatto è che anche il mio corpo è prevalentemente dedito ad attività di tipo onanistico e, per sovrappiù, è anche causa della sua sofferenza, ottenuta mediante irripetibili secrezioni e irritazioni.

La cosa mi crea non poche difficoltà nel riuscire a tenere i piedi per terra, come potete facilmente immaginare. Tutto è fonte di richiamo, tutto è ipnotico. È tutto un "hmm, interessante!", "ah, però", "sì, figo". Non è facile vivere con un cervello completamente scriteriato. Si veda, ad esempio, il mio rapporto con questo stesso concorso.

1. Leggo del concorso, partecipo!, scrivo un incipit.

2. Va come va, si passa (venti giorni di ansia), poi casini e ritardi vari, sfavamento, la cosa finisce un po' nel dimenticatoio.

3. Gli organizzatori rettificano, scrivo freneticamente un racconto che praticamente non mi appartiene più (esteticamente, non giuridicamente) e da oggi riparte l'ansia dei voti, delle valutazioni, dei giudizi etc... la girandola delle incertezze (alla mostra delle banalità, perché, francamente, 6 testi su 21 valgono qualcosa, il resto è aria fritta).

L'aspetto patologico è il rivolgimento senza senso dell'ordine delle priorità. In fondo, medito, se uno finisce con lo scrivere un racconto nonsensical è perché si trova in una condizione di nonsense. Mi verrebbero in mente svariati altri sinonimi per descrivere questa cosa: limbo, impasse, ostacolo, smarrimento, confusione, perdita di orientamento... li scarto tutti. Il mio sublime cervello non riesce a trovare la chiave di volta. Non è un problema di fine, è un problema di struttura. Converrete, penso, che è un po' dura darsi una struttura quando a essere destrutturato è proprio l'organo che dovrebbe dare qualche struttura. Finisco con il subire completamente ogni aspetto della realtà che si presentae che, essendo più strutturato, si impone.

Insomma, è un gran casino. E, a dispetto della vulgata, il casino non è neppure particolarmente queer, essendo il queer metodologicamente perfetto. (Oggi poi ho scoperto che Eve Kosofsky Sedgwik è morta domenica, e non riesco manco a elaborare il lutto)

Proposte? Sono tutt'orecchi.

9.4.09

-16 Comunicazione non interna

-------- Messaggio Originale --------
Oggetto: [networkgiovanipisa] Lunga parentesi di sfogo
Data: Thu, 09 Apr 2009 23:40:12 +0200
Da: si.culo
Rispondi-a: networkgiovanipisa@googlegroups.com
A: networkgiovanipisa@googlegroups.com


Non vi turbate per l'oggetto: non ce l'ho con voi.
E' che io studio cose che mi fanno arrabbiare e, ogni tanto, ho anche bisogno di sfogarmi.
Quando riprendo in mano le conferenze politiche di Bourdieu poi, divento una furia.
Infine, come sapete, è stata una settimana dura (e siamo solo a giovedì!).

Leggevo or ora qualche mail arretrata che mi ero appuntata come "importante", e in particolare i comunicati di Rebeldìa e Rifondazione - su quello dei Collettivi non dico, ché il loro senatore ha commesso un "errore infelice" e tanto mi basta - sul nuovo Regolamento universitario che definisce i criteri per l'accesso agli spazi.
Spazi, già, quelli che ci hanno incasinato la settimana, fatto rinviare la pubblicizzazione a dopo Pasqua, impegnato varie ore e tolto la serenità per svariati giorni (almeno a me e, penso, a vonTrotta).

Spazi.
Ma quali spazi?
No, dico, perché semplicemente non ce ne sono.
Ora, qui stanno tutti a sommergere la rete e i giornali di comunicati stampa sugli spazi, ma mi pare che sia andato smarrito il tema che sta a monte degli spazi, e cioè piano edilizio e, evidentemente, piano didattico (leggi: proliferazione di corsi).
La cosa che mi fa tristezza non è il comunicato gioioso di Sinistra per...: loro hanno sempre difeso un'idea di legalità ben precisa, si sono fatti forti, da sempre, di regolamenti e norme, al limite di un'inutile legalitarismo. No, la cosa che mi fa tristezza sono gli argomenti di Sinistra per... e gli argomenti di quelli che contestano la posizione di Sinistra per..., cioè mi fa tristezza la qualità del "dibattito".
Io, si sa, sono materialista e venale. Ma mi sforzerò di immaginare, senza nessun riferimento alla realtà (...), l'applicazione di questo regolamento.
Perché, ladies&gentlemen, l'approvazione del regolamento è cosa dell'altro giorno, dunque penso che qualcosa dobbiamo dire: dopotutto la nostra è la prima richiesta dall'approvazione. Tacere non si può.
Immaginiamo, dunque, che uno voglia fare che so... un convegno. Un convengo, per giunta, sull'università (poffardicinbacco e arcipuffolina, che argomento iperuranico!).
Facciamo una necessaria precisazione: all'università non si parla di università. Oramai è assodato. L'università non è oggetto del sapere universitario. All'università si sintetizzano farmaci, si compongono fratture, si ingessano lavagne, si impartiscono codici, si classificano batteri, si glossano tomi, si calcolano infiniti ma non si fa università. In effetti, il posto più sensato per fare un convegno sull'università, oggi come oggi, è la sede di un quotidiano. Resta, è il minimo, la libertà di chi organizza di chiedere di poter svolgere all'università un dibattito sull'università. Dopotutto i libri si presentano nelle librerie o nelle biblioteche, non presso le tipografie - e questo è vero anche per i libri sulla storia della stampa.
In questo scenario ipotetico, poniamo che cinque persone si mettano alacremente al lavoro e, programma alla mano, inoltrino richiesta per ottenere uno spazio.
Lasciamo stare, per amor di formalità, le promesse informali. Atteniamoci ai fatti.
Tu chiedi uno spazio. Fai la tua bella letterina, lecchi tutto quel che c'è da leccare, metti in calce anche i nomi di qualche amico per "fare massa" e protocolli. Cioè, prima parli con ottantamila persone, poi loro ti prendono la lettera e te la portano all'ufficio protocollo, che dice che tu hai richiesto uno spazio [l'ufficio protocollo è una genialata della burocrazia: serve a sapere esattamente cos'è che è andato smarrito; io, nel 2009, vorrei consegnare una richiesta in portineria e vedermi dato in cambio, da chiunque, un numerino, se necessario, che dice ce l'ho consegnata, senza ufficio: diamine, se la perdono me ne accorgerò!].
Tu chiedi uno spazio, dunque. E' ufficiale: è protocollato!
E loro non te lo danno. Ma questo è un po' meno ufficiale.
Ma non perché siano cattivi - cioè, non solo. Loro non te lo danno perché lo spazio non c'è.
Apriamo una riflessione semantica: come direbbe Kant, lo spazio non può non esserci. In effetti, loro vorrebbero dire che "non ci sono spazi liberi" ovvero che "tutti gli spazi sono occupati". Bello. Cioè, se tutti gli spazi fossero occupati sarebbe anche una sciccheria. In realtà - a parte che se li occupi ti sgomberano - gli spazi sono impegnati. Ora non so voi, ma io quando l'Ateneo non sa usare la terminologia mi preoccupo. Vuol dire che c'è bisogno di umanist_!
Apriamo una parentesi subordinata nella riflessione semantica: impegnati è termine veramente nefasto; con il bilancio corrente, presto gli spazi universitari saranno impegnati presso qualche banca, probabilmente. D'altra parte, non si sono mai sentiti spazi impiegati, mentre sarebbe ancora più lugubre dire che sono già destinati. Si dice forse, cari uffici amministrativi, adoperati, cioè messi in opera? Mah, questo farebbe di Carmignani un soggetto lirico... Insomma, degli spazi universitari, come dell'essere - qui si chiudono entrambe le riflessioni - legetai pollakos [=si dice in molti modi; Aristotele, Metafisica VII, 1028a, 10], tutti imprecisi.
Ironicamente, è proprio nel momento in cui si sa che tutti gli spazi sono impegnati che si inizia ad andare per il sottile. Solo quelli in gestione all'ateneo lo sono; gli altri, che dipendono dalle facoltà, boh.
In questo frangente, infatti, il prezioso ufficio patrimonio ti informa che esistono altri spazi [teoria delle superstringhe applicata] e che si può provare lì. Per fortuna, il gentile personale degli uffici amministrativi, che ben conosce le distinzioni tra ufficiale e ufficioso, ti dice chiaro e tondo che si possono chiedere, per un convegno, le aule magne delle facoltà ma che, tolta Ingegneria che sta più o meno dove ha perso le scarpe il signore (poi di fare un convegno sui saperi umanistici a ingegeria... ok l'ironia, ma il paradosso no!), praticamente l'unico posto che si può chiedere è la sala di Scienze. Il resto è piccolo, o ci sono le lauree, o è peggio che andar di notte, o fanno corsi anche lì. Quindi di' al tuo preside di facoltà di chiamare l'altro preside di facoltà per avere Scienze.
I beg you pardon? La mi scusi? Parliamone: la posso chiedere o è un favore?
No, no, la puoi chiedere, ma se la chiedi sono 200 euro.
Ahhh...
Sorvoliamo, per decenza, sulla prontezza burocratica del mio preside di facoltà.
In sintesi: lo spazio c'è, ma è come se non ci fosse [primo mistero fenomenologico]. Perché il virtuale divenga reale bisogna passare per una forma di dono, cioè per il riconoscimento dell'onnipotenza del mio preside di facoltà, che se un'aula nella facoltà da lui presieduta non è riuscito a trovarla allora poi tanto onnipontente non è [prima aporia politica].
Il convegno, poi, lo famo in Domus Mazziniana, ché per far risorgere l'università ci vuole un sito risorgimentale - e per averla abbiamo mosso mari di lacrime e monti di preghiere.
Resta il laboratorio di preparazione al Convegno.
E' una questione di principio: io il laboratorio pubblico con gli studenti lo voglio fare all'università.
Riparte l'iter.
Per evitare il delirio di protocollare ogni singola richiesta per ognuno degli spazi, uno fa una richiesta per uno spazio in particolare "o per qualche altro spazio disponibile nei dintorni delle facoltà di Lettere e Lingue", che già è una formulazione surreale.
Siccome poi, nel frattempo, è stato approvato il regolamento, la gentile responsabile dell'ufficio ti chiede: "ma voi siete un'associazione riconosciuta?"
"Ehm... no, veramente siamo una banda di sfigati"
[risata] "Così però è più difficile, ci vorrebbe un rappresentante o quindici firme di studenti, voi quanti siete?"
"No, scusi, tra di noi gli studenti sono pochi. Cioè, facciamo venire uno da Stanford e poi mi servono quindici studenti o un rappresentante? Guardi, vedo di trovare la firma di un rappresentante."
"Sì, sennò vai all'uscita della mensa e raccogli quindici firme. Passi e ti do il modulo."
Io, manco a dirlo, vado a mensa, recupero un rappresentante, lo faccio firmare - "ma la mia firma va bene? non ci vuole uno di lingue?" "Eccheccazzo, l'avete fatto voi il regolamento e lo chiedi a me?" - e consegno religiosamente la richiesta, con la firma degli organizzatori più quella del rappresentante, ma la sua in rosso.

Facciamo, in due battute, la morale della favola, ovvero traiamo le logiche conseguenze.
a) Tutti quelli che non hanno duemila euro per chiedere il Carmignani devono solo trovare il tempo di andare a mensa e raccattare 15 firme. Possibilmente di studenti a loro noti. [primo assioma fenomenologico]
b) Se non hai tutto questo tempo, puoi minacciare di morte la madre di un rappresentante e farti firmare da lui la richiesta. Per sovrappiù, digli anche che se lui da solo vale quanto 15 studenti allora ha 14 gemelli morti. Non si riesce proprio a capire perché un rappresentante valga di più [seconda aporia politica].
c) Sinistra per... ha ottenuto quello che voleva perché è riuscita a trascinare tutti sul terreno tecnico, trasformado una questione tecnica aggirabile in un problema politico insormontabile e facendo passare in secondo piano la questione dell'edilizia universitaria. Se, infatti, uno non ha spazio per organizzare un convegno sull'università all'università nei giorni in cui la stessa è aperta, allora l'edilizia *è* la questione in ballo. Sinistra per... ha imposto il proprio ordine di priorità, {rimescolando le priorità reali [secondo mistero fenomenologico] a proprio vantaggio politico} {primo assioma pseudopolitico}.
d) Dopo ottocentomila occupazioni, tutto mi aspettavo dai Collettivi e da Rebeldìa fuorché la politicizzazione di una questione tecnica manifestatasi, quest'ultima, in un regolamento-colabrodo che rende tutto solo più cavilloso. [questo classificatelo da voi, oramai dovreste aver imparato]
e) Cari Collettivi, dio consumista!, va bene che l'Onda ha esteso pratiche di riappropriazione dal basso per l'accesso agli spazi generando conflitto al livello dei rapporti di forza (ahù-ahù-ahù: qualsiasi cosa ciò significhi, non si capisce granché, ndr), ma se siamo cinque sfigati e proprio non possiamo occupare Palazzo Alla Giornata per farci un convegno (che non è che è poco serio, è che non sai se poi i relatori si accollano l'occupazione, ad esempio... e, se sei in cinque, la portinaia di schiocca du' labbrate e ti lascia gemente sull'asfalto del lungarno) esattamente come straminchia facciamo ad accedere a 'sti spazi? [e nota che la risposta "chiedetelo a noi" non vale, perché pone un problema simile a quello di cui sopra con il mio preside di facoltà]
f) Cara Sinistra per..., da dove comincio?
1 - "il regolamento [...] costituisce la base su cui si può ispirare la concessione degli "spazi di facoltà"". Mi state prendendo per il culo. Ci sono abituato. Anche il vostro Senatore. [Anche se ci tengo a precisare pubblicamente che non ci siamo mai presi per il culo a vicenda, se dio vuole] Quindi non mi stupisco ne m'offendo. Però a Scienze vogliono 200 euro. Cos'è "la base a cui si può ispirare..."??? O fate un regolamento che vincola in questo senso anche le facoltà, o dite che le facoltà sono autonome. O fate regolamenti, o vi date all'arte e all'ispirazione. Le cazzate, con tutto il bene che potrei dire io dei cazzi, le cazzate NO. Chiaro?
2 - Esattamente, come dobbiamo farvi capire che esistono in questa città gruppi organizzati di persone che, siccome l'università è tra i principali proprietari di immobili capaci di ospitare iniziative pubbliche, non possono non rivolgersi all'Ateneo e che tali gruppi NON HANNO IL BECCO DI UN QUATTRINO? Per favore, non mi dite che vi serve la lezione sull'accesso democratico agli spazi, ché nel comunicato sembrate avere fin troppa dimestichezza con il concetto.
3 - vedasi la seconda aporia politica
4 - tanto la fattura per tenere aperta Sant'Eufrasia arriva al vostro rappresentante, che ha gentilmente firmato perché, per fortuna, abbiamo rapporti con molti rappresentanti (io, fra l'altro, probabilmente avevo un aspetto e un'incazzatura che avrei fatto fuggire di paura anche i quattro cavalieri dell'apocalisse). Il regolamento voi ve lo siete votato, voi ve lo fate rispettare. Io la portineria non la pago. Sono 17 euro. Per me li potete rimediare anche con un pompino a Migliarino, e ve n'avanzano.
Ah, no, sarebbe una forma di finanziamento a nero...
5 - Non ho capito: devo fare un corso per diventare portiere e pompiere? quanti crediti ci vogliono? devo prendere il ramo professionalizzante del percorso a Y? ma i prof, che fanno lezione, sanno spegnere gli incendi? e, soprattutto, ma secondo voi io mi faccio mandare in vacca un'iniziativa perché due balordi fanno danni? Io vigilo, minchia se vigilo, ma anche se faccio il corso finisce che se due balordi vogliono spaccare un cesso lo spaccano, mica posso reggerglielo quando pisciano! [direbbe un amico: ah, liquidi sprecati! più golden shower e meno scazzottate!]
6 - grazie, avevamo bisogno di un modulo, in effetti, per fare una domanda. Così, quando qualcuno dovrà fare una cosa non presente nel modulo dovremo convocare una commissione spazi che avanzerà una proposta che sarà discussa dal senato accademico per stabilire se quelle modalità e quei termini si configurano come tipologia a sé o possono rientrare in uno dei moduli esistenti... madonna cornuta (siamo tutti figli di dio...) ma possibile che nessuno sappia scrivere una richiesta chiara?
Evidentemente no. Anche perché voi addirittura rivendicate le convinzioni. Che, francamente, con tutto quello che si può rivendicare... cioè, nessuno ve lo nega, che abbiate la vostra convinzione, né nessuno - il cielo ce ne guardi! - ha intenzione di impossessarsene indebitamente, né v'è, nella convinzione, alcuna azione che possa essere rivendicata. L'unica che in questo Paese, con buona pace di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, dell'Accademia della Crusca, di De Mauro e del collettivo Zanichelli, rivendica le proprie convinzioni è Daniela Santanché... capisco, ora, che vi ci vuole un modulo per fare la richiesta. Ancor di più capisco l'urgenza di un convegno che parli di saperi umanistici, dio merda!


ISTRUTTIVA POSTILLA SULLA GIPSOTECA
Una gipsoteca è un posto dove si espongono i gessi. Nel nostro caso, copie in gesso (a varie scale) di opere più o meno note, tavolta calchi di calchi (di calchi...). I gessi di cui parliamo sono quelli oggi esposti presso San Paolo all'Orto (che Orto, mi son sempre chiesto, se lì c'è un parcheggio? Sarà il caso la ribattezzino San Paolo in SUV).
Chi scrive quei gessi li conosce bene, e li ha odiati a lungo. Ammuffivano, inaccessibili, in quella che solo di recente è diventata l'aula studio della mia facoltà. Ricordo discussioni infinite e continui rinvii per il trasloco. Adesso eccoli esposti, ecco l'aula liberata per gli studenti.
La gipsoteca dipende, ufficialmente, dal Rettorato. Come si può vedere sul sito, vi si svolgono incontri regolarmente. Di fatto, la gipsoteca è concessa solo previo parere vincolante del Dipartimento di Archeologia - che possa crollare seppellendo tutte le cariatidi che ivi si conservano. La nostra prima richiesta, protocollata, è stata su quello spazio, perché ci sembrava simbolicamente assai significativo, nonostante le muffe da laboratorio di biologia. Ma no, non è adatto ad attività studentesche, tante volte si rompesse qualche prezioso calco in gesso... (o, forse, tante volte si disturbasse l'habitat delle muffe).
Non abbiamo mai ricevuto un diniego protocollato. Solo una risposta telefonica. Gentile, cordiale, quasi contrita, ma non protocollata. Non sappiamo se il Regolamento, non disponibile online, regolamenti anche la gipsoteca. Parrebbe di sì, eppure ci è stata negata.
In che altro modo far capire che, dove l'ufficiale e l'ufficioso si confondono, ogni regolamento è piegato dal più forte a far valere sempre il proprio privilegio?

19.3.09

-17 Emile Durkheim, Carolina Lussana e il canguro

Lo so, state già cercando di incastrare i tre elementi del titolo per capire che diavolo di senso hanno. Metteteci che il sottotitolo di questo post è:
uno studio sulle contraddizioni del Partito Democratico
e il caos è fatto.
Rinunciateci: questo non è un post con del senso. Questo è un tema sul quale ci vuole almeno fastidio per avere una trattazione che possa apparire un po' sensata.
Io vorrei solo dare alcuni suggerimenti, neanche troppo colti, per provare ad interpretare il momento. Sarà prima d'obbligo istruirvi sulla triade.
Emile Durkheim è il padre, universalmente riconosciuto, della sociologia. Alcuni, i più esistenzialisti, lo ricorderanno per Il Suicidio (1897), testo che mi sento di suggerire a tutti gli emo ado-depressi così, forse, scoprono quanto sono schifosamente condizionati, la smettono di frignare e si redimono. Ad ogni modo, l'Opera di Durkheim è Le forme elementari della vita religiosa (1912). Un libro ambientato in Australia. E qui eccovi una mezza idea su cosa ci porti dalla sociologia ai canguri. Questi ultimi, infatti, sono animali totemici ricorrenti nella cosmologia australiana, e quindi immancabili in uno studio sulla religione totemica. Va detto, per amor d'esattezza, che il succoso bruco witchetty è molto più frequente. E il bruco witchetty non ha nessuna relazione con Carolina Lussana.
La trentasettenne parlamentare bergamasca - che milita, manco a dirlo, nella Lega Nord - è nota per le sue battaglie pro-life, sempre a sostegno della Famiglia e della tutela del corpo delle donne, nonché per l'esercizio della prostituzione in quelle che, a tutti gli effetti, tratteggia come case chiuse. Una strana, ma non inedita, commistione di pseudofemminismo autoritario e legalitarismo.
Cosa lega Carolina Lussana, il canguro e Durkheim?
La risposta potrebbe essere tra le vostre gambe.
Si tratta del pene.
No, il legame non è aritmetico: non è che Carolina Lussana non ne ha, Durkheim ne ha uno e il canguro due. No.
Ah, sì, il canguro ne ha due. Cioè, è uno ma è bifido. Sì, be', visti i precedenti era inevitabile che in questo blog a un certo punto si parlasse di cazzi. Fra l'altro la fisiologia dei marsupiali è molto interessante. Per esempio le cangure (e tutte le marsupiali) hanno due vagine e due uteri, però con un solo ingresso. Sorprendentemente, fanno solo un pupo alla volta. L'altro lo congelano così se il primo schiatta c'è già il sostituto pronto senza la necessità di un altro accoppiamento. Insomma, sono più o meno in regola con la Legge 40: poco sesso, tanta prole. Alla domanda: come fa pipì un canguro con due peni? la risposta è: ha la cloaca come gli uccelli. Si apre il portellone e via tutto, cacche e pipì.
(però salta e non vola)

E tanto mi basta per dire che gli antropologi che sostengono che gli aborigeni si subincidono per imitare i canguri sostengono una vaccata col botto: gli aborigeni, infatti, non fanno cacca e pipì insieme saltellando sulle alture di Canberra.
Ed eccoci arrivati. All'anello mancante, intendo.
Roba per stomaci forti.
Chi tra voi sta pensando, per via della vaccata col botto, che l'anello mancante sia connesso a qualche americano deficiente che riempie palloncini di scorregge di vacca e poi gli dà fuoco facendoli esplodere ha visto troppi film di Bondi&DeSica.
No, dolcezza, la parola chiave, l'anello mancante, è la subincisione.
Ora, in condizioni normali farei tipo un link dov'è spiegato di che si tratta, ma la faccenda è hard, molto hard. Pertanto sarà il caso di procedere per gradi e garantirvi il giusto distacco.
Torniamo, quindi, a Carolina Lussana. Costei ha proposto, lo scorso 30 aprile 2008 (cioè appena insediata, ndr) ben tre disegni di legge. Quella che ci interessa è la proposta di legge 666. No, non è uno scherzo, si tratta davvero del numero della Bestia, e non avrebbe potuto essere più appropriato, da un certo punto di vista.
Il titolo è: "Modifiche al codice penale concernenti la disciplina dei reati di violenza sessuale nell'ambito dei delitti contro la vita e l'incolumità individuale". L'articolo 13 comma 1 introdurrebbe nel codice penale il "trattamento farmacologico di blocco androgenico totale, previa valutazione da parte del giudice della pericolosità sociale e della personalità del reo, nonché dei suoi rapporti con la vittima del reato", che per noi comuni mortali sarebbe la castrazione chimica. Che per noi maschietti fa abbastanza 666. La questione è tornata alla ribalta recentemente, in particolare nel dibattito sul pacchetto sicurezza e relativi emendamenti. Bocciato, l'emendamento della Lega verrà riproposto nel ddl sui reati di violenza sessuale. Ma, come potete leggere nell'articolo della Stampa appena linkato, con un'interessante variante: salvo i casi di obbligatorietà di cui al comma 2 (recidiva e pedofilia), non starà alla discrezionalità del giudice stabilire la castrazione chimica, bensì alla volontà del condannato che, in buona sostanza, potrà commutare parte della pena detentiva in pena corporale.
E qui torniamo alla subincisione. La pratica, che Durkheim non esita a definire a più riprese "dolorosa", può oggi andare sotto il nome tecnico e pulitamente greco di meatotomia, ovvero l'incisione del meato urinario. Ma la subincisione è, appunto, sub- e non semplice -tomia. E qui l'immaginazione ha delle difficoltà: se piscio dal buco in cima, capisco che per farmi tipo uscire un enorme calcolo magari fanno una meatotomia, ma la subincisione dove la fanno? dentro? Sotto? Ma sotto cosa? Ulteriori ricerche (segnatamente l'apposito dizionario di antropologia Fabietti-Remotti) parlano di "incisione del pene dallo scroto al meato uretrale", e uno, immediatamente, pensa a un buco. Perché far percorrere alla pipì tutta la strada su per il pene quando uno può farsela sui piedi praticando un comodo forellino alla base? (magari da decorare con una perlina/tappo o sonasègaìo). Ok, pacifico che i popoli del mondo hanno abitudini assurde (tipo portare a spasso i cani o indossare scarpe con tacchi di 15 cm), ma questa proprio non mi tornava. Così, visto che continuavo a non visualizzare la subincisione, ho tentato un approccio meno teorico e più "sul campo". E visto che nel Queensland non c'è il WiMax, mi sono rivolto ai neotribali, comunità - online e non - di gente dedita a pratiche come il tatuaggio, il piercing e il branding. Ero certo che avrei trovato dei rilievi fotografici della cosa, e infatti finalmente scopro in che consiste, in pratica, 'sta benedetta subincisione.
Non era la definizione del dizionario ad essere poco chiara, è che la pratica ha davvero dell'incredibile.
Un pene parzialmente subinciso risulta così:

Poiché la pratica è graduale e il sangue genitale, presso gli aborigeni, ha un valore particolarmente sacro, nel lungo periodo il pene si trasforma.



Fino alla completa bisezione.
selfdone with lust - jack6

Ma se la trattazione che ne dà BMEzine (Body Modification Ezine) nel suo wiki mantiene il tono piano di uno strumento comunque enciclopedico, i riscontri neotribali sono assai più interessanti. Nel numero 15 del PFIQ (Piercing Fans International Quarterly, il trimestrale internazionale dei fan del piercing) Carl Carrol, scriveva:
My decision to surgically remodel my genitals was deliberate, of deep satisfaction to me, highly exciting, sexually adventurous, and erotically exhilarating...Full erections are still maintained as previously, but now in two complete, separate halves. The erotic zones of my penis are still the same, with orgasms and ejaculations functioning perfectly. Entry into the vagina requires a little extra effort for insertion, but once my penis is inside, its opened effect on the vagina's inner lining is more pronounced, giving better, female orgasmic feelings.

[La mia decisione di rimodellare chirurgicamente i miei genitali fu deliberata, di grande soddisfazione, altamente eccitante, sessualmente avventurosa ed eroticamente esilarante... Si conservano delle piene erezioni, come in precedenza, ma adesso in due metà separate e
complete. Le zone erotiche del mio pene sono sempre le stesse, con orgasmi ed eiaculazioni che funzionano perfettamente. L'ingresso nella vagine richiede un certo supplemento d'impegno per l'inserimento, ma una volta che il mio pene è all'interno, il suo effetto aperto sui tessuti interni della vagina è più accentuato, dando migliori sensazioni orgasmiche femminili]

Il suo pene nel 1982 appariva - pubblicamente - così:

Per Carrol, dunque, si tratta di una pratica che potremmo definire edonistica. Diversa, invece, la posizione di jack6. Per intenderci, si tratta dell'uomo che ha pubblicato la foto del proprio pene completamente bisecato (e il coltello), intitolandola Selfdone with lust. Jack, secondo la sua bio, è un uomo tedesco sposato, di 60 anni, con 4 figli. In una discussione sulla glandectomia, alla domanda "perché lo fate?", risponde:
Penso che vi siano poche ragioni. Per quanto mi riguarda ho il desiderio di modificare e tagliare i miei attrezzi sessuali. Da ragazzino ho staccato pezzi del mio lungo prepuzio e la cosa era molto hot ed eccitante. Sempre, nella mia vita, era meraviglioso pungere con degli aghi la pelle del sesso, il cazzo e le palle. Era contemporaneamente meraviglioso e rilassante. Ma io l'ho soltanto tagliato in due metà. Rimuoverne pezzi - ne ho paura, ma sento che il desiderio esiste. Talvolta lo sogno, che mia moglie tagli via le mie palle durante l'atto sessuale. L'immagine è molto hot e folle per me!!! E un cazzo senza ghianda è molto eccitante per me e credo anche per altri. Così hanno il desiderio di sessioni di rimozione finché la loro regione pubica non è liscia come quella di una donna, penso. Un'altra ragione potrebbe essere, che il cazzo sarebbe più duro senza ghianda, perché sarebbe necessario meno sangue per riempire il cazzo. E quando sarai più anziano, realizzerai che la durezza e durata del tuo cazzo su lunghi periodi di sesso non è così facile come da giovani!!! Così la ghianda mancante rende il cazzo più pieno e più duro.

Se Carrol pensa al piacere della partner, jack6 è centrato sul proprio. Carrol fa degli esperimenti, jack6 continua a fare quello che faceva, portandolo sempre un po' oltre. Ciò che, a mi modo di vedere, li accomuna è la trasformazione del pene in organo esclusivamente sessuale. La minzione in piedi è impossibile, ci si deve sedere. L'uretra perde di funzionalità. L'eiaculazione è presente, ma senza schizzi e, al limite, il pene subinciso è in grado di accogliere in sé l'orgasmo femminile. In questo si torna al canguro, il cui apparato genitale, come abbiamo detto, non è anche apparato urinario. Così il pene bifido del canguro si avvicina molto all'organo di quegli uccelli (come cigni e anatre) che non si riproducono mediante la semplice estroflessione della cloaca. Tale organo, in inglese lo chiamano phallus, in francese pseudo-pénis o semplicemente pene, come in italiano. Nella denominazione inglese/latina, prevale quindi la volontà di sottolineare la distizione di funzioni tra il pene e il fallo a tutto vantaggio del suo uso sessuale e del suo valore simbolico (serve richiamare Leda e il cigno?). Quale che sia la denominazione, il punto interessante è la trasformazione dell'organo per l'incremento del piacere erotico, proprio o del partner.
E qui arriviamo a Carolina "666" Lussana e alla castrazione volontaria.
Mettiamo da parte gli eunuchi, mettiamo da parte la costruzione di potere pubblico e il suo rapporto con evirazione, castrazione e altri atti di "mortificazione del corpo"; mettiamo da parte, per amore di omogeneità categoriale, tutto ciò che è atto di conversione, di sacrificio di un "capitale simbolico" in capitale d'altro genere, speso spesso per ottenerne effetti pubblici o politici. Mi interessa la continuità, la modificazione dell'organo sessuale entro un'attività concepita come attività di piacere sessuale.

ciao
sono olandese, slave 24/7 da ormai quasi dieci anni. ho molti piercings e tatuaggi, principalmente genitali. il mio master vuole che io adesso sia castrato e vuole sostituire le mie noccioline [nuts] con delle palle di ferro, o semplicemente tagliare via del tutto il mio scroto. Ma prima vorrebbe, come precedente, rimuovere i miei capezzoli. Probabilmente quando lo si potrà fare e le condizioni fisiche non avranno troppo impatto vorrà anche che il mio cazzo sia rimosso. Non vogliamo fare esperimenti e vogliamo che sia fatto da un chirurgo espero in una klinica e non avere problemi con le autorità. qualcuno ha dei suggerimenti su cliniche o ospedali dove realizzano queste richieste [?]

Questo è hans, in una richiesta del 31 gennaio. Tre settimane dopo ci scrive che:
ciao gays grazie per il consiglio
Il mio master ha studiato ed è in contatto con varie persone dalla grecia all'estremo oriente. Nell'est è in contatto con un ricco gay che vuole pagare un buon chirurgo a patto che tutti i miei genitali siano rimossi e che li si consegni successivamente a lui. Vi dirò di più del piano del mio master in privato. L'operazione può essere fatta gradualmente dal momento che sono ancora a disagio rispetto all'idea di perdere anche il mio cazzo. Be' non mi è stato consentito di eiaculare negli ultimi anni ma mi sento ancora un uomo. Le estremità dei miei capezzoli verranno rimosse a breve
per adesso

Se c'è almeno una cosa che emerge è che la volontà è relazionale, e non individuale. In questo caso particolare, la circolazione del denaro e quella del piacere si trovano in un paniere economico misto da cui l'unica persona esclusa - e forse non è un caso - è il medico, il solo a cui il piacere sia negato e, contemporaneamente, il solo a compiere un'azione riconosciuta come lavoro che valorizza, economicamente, i genitali mediante l'intervento di asportazione a beneficio della coppia slave/master.
Il détournement ironico m'impone di sollevare una questione: care le mie signore del PD (e anche i miei signori del PD), com'è possibile che, nel vostro sconfinato relativismo culturale e nel vostro immenso liberalismo, definiate "barbarie" la proposta dell'on. Lussana? Se lo stupratore fosse un aborigeno che fareste? Se fosse uno slave? Se lo slave fosse stato costretto a stuprare per ottenere la castrazione chimica? E via ipotizzando...
Una seconda questione riguarda Fini e, in generale, la destra. Consapevoli, ben consapevoli del fatto che molti stupratori sono padri e mariti italiani, c'è un nesso tra la loro ferma opposizione all'emendamento della Lega e la tradizione virilista di cui i nazionalalleati sono portatori?
Infine, veniamo alla nostra Lussana. Che posizione occupa nella circolazione sessuale la volontà castratrice e autoritaria che lei stessa incarna? Che eros esprime Carolina Lussana? Che atto sessuale è in corso tra stato e cittadini? Queste, le rivolgo al buon fastidio, più acuto e versato di me a impostare meglio le domande e tracciare, spero, delle risposte.

16.3.09

Telecom Italia e il Diritto

Le politica e il web, si sa, bisticciano. Potrei rimandare, ad esempio, alle varie proposte Carlucci e Barbareschi sui blog, al Rapporto Caio sulla proprietà e la gestione della rete telefonica, alle bagarre sulle responsabilità dei blogger e degli utenti all'epoca del 2.0
Invece no, scrivo una cosa sul mio piccolo, sul mio piccolissimo, dal mio microcosmo.
Il post precedente di questo blog rimandava ad un incipit scritto per partecipare a un concorso e pubblicato su un altro blog creato appositamente.
Già le modalità di partecipazione e di voto potevano sollevare dei dubbi e delle perplessità: la lunga trafila di registrazione, l'inserimento dei dati (peraltro facilmente falsificabili), la creazione di pagine e profili erano chiaramente volti a gonfiare artificialmente il numero di utenti di Virgilio, con le ricadute statistiche, e quindi di peso relativo sul mercato web italiano, che tutt_ potete immaginare.
Il 5 marzo si chiudono i voti. Il 6 abbiamo saputo quali racconti sono stati selezionati e passano alla fase successiva. In attesa di commenti e suggerimenti da parte della "e-guide" (tale Linda di ScuolaHolden), oggi lunedì 16 marzo mi arriva un'e-mail in cui mi si chiede di firmare una liberatoria.
È normale, credo, in qualsiasi concorso, che si accettino termini generali di un contratto. È altrettanto normale che l'opera vincitrice, premiata in denaro, sia contestualmente obbligata alla cessione dei diritti agli organizzatori: per un esordiente spesso un premio è più di quanto si otterrebbe con la vendita o dei contratti editoriali. Fin qui, pur restando tutte le critiche alle politiche del diritto d'autore, lo scambio mantiene una parvenza di equità.
Ma andiamo a noi. In teoria io entro il 15 aprile dovrei consegnare il resto del testo. A oggi non ho ricevuto una riga di "suggerimenti" dalla "e-guide". Leggo la liberatoria. Anzi, potete leggerla tutta qui, ma io riporto gli elementi salienti:
1) di cedere sin d'ora a Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura con sede in Roma, via dei Magazzini Generali 20/A e a Telecom Italia S.pA., con sede in Piazza degli Affari, 2.20123, Milano (di seguito "i Promotori"), per tutto il mondo e senza limitazioni temporali, in via esclusiva, ogni e qualunque diritto di sfruttamento, in qualsiasi forma e con qualunque mezzo, presente e futuro, ed in particolare: di riproduzione, adattamento, pubblicazione, diffusione, esecuzione e rappresentazione in pubblico, comunicazione al pubblico, messa a disposizione del pubblico, distribuzione, traduzione,
elaborazione,
noleggio e prestito, dell’Opera che il/la sottoscritto/a caricherà sul Sito. Resta inteso che i suddetti diritti potranno essere esercitati direttamente dai Promotori ovvero da soggetti terzi autorizzati dai Promotori stessi; nel qual caso resta inteso che i Promotori potranno individuare tali soggetti terzi nonché negoziare e concordare autonomamente con detti terzi le condizioni per l'esercizio dei suddetti diritti, a propria discrezione.
Il punto è duplice, un'endiadi concettuale: IO non posso più riprodurre, diffondere, adattare, elaborare. SOLO TELECOM può farlo. E questo da adesso, cioè indipendentemente dall'esito e relativamente a 25 opere (per 4 sezioni di concorso, fa 100 opere).
Penso che si chiami "lavorare gratis".
Io se lavoro gratis lavoro per la collettività, non per il privato.
Il privato paga. È il mercato, bellezza.
O no?

Nota - gratuita - per il ramo marketing della Telecom: siete i soliti provincialotti e sperate, come sempre, di aggirare l'utente con lo spaventoso giuridichese. Così funzionerete sempre meno bene della concorrenza: cose come YouTube o xTube funzionano - remunerazione o meno - perché il narcisismo dell'utente che diventa produttore di contenuto è completamente soddisfatto. La gioia di essere in vetrina fa il paio con la tutela della proprietà, ovvero la consapevolezza che posso rimuovere, modificare, riprendere, copincollare, smontare e rimontare quello che ho messo su un sito. Se decidete di impossessarvene a priori la struttura inizia a scricchiolare. Mettere questi contenuti sotto chiave, poi, è una pratica di senso inverso e opposto a quello in cui marcia la Rete. La Rete è anche diffusione senza controllo, è possibilità di citare all'infinito, di diffondere sorgenti, link, file. È godimento nell'esibizione di sé. Persino da quest'ottica impolitica, dunque, la possibilità di non vincere e per ciò stesso veder finire il proprio lavoro in qualche archivio telecom sotterraneo, sotto chiave e inaccessibile a me stesso, me autore, me creatore, me superegoico generatore dell'Opera, è il più terribile degli spettri. Se non vi siete accorti di questo, evitate di fare i concorsi a tema "una generazione avanti". Risultate ottocenteschi.